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    Home » Editoriali » Perché Grillo fa bene a trattare con Farage (e la xenofobia non c’entra niente)

    Perché Grillo fa bene a trattare con Farage (e la xenofobia non c’entra niente)

    Se i 5 Stelle non entreranno in un gruppo politico saranno condannati a 5 anni di inattività e non potranno presentare nemmeno un emendamento in Aula. Con l'Eld, se strapperanno un buon accordo, saranno liberi di fare come gli pare senza dover assicurare fedeltà a nessuno tranne che a loro stessi

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    10 Giugno 2014
    in Editoriali

    Le trattative in corso tra Beppe Grillo e Nigel Farage hanno fatto scandalo. Per i detrattori dei 5 Stelle è stata la prova definitiva che il Movimento sia razzista e xenofobo e il fuoco di fila è partito da più lati. E invece quella di Grillo è stata la mossa giusta e non c’entra niente con le ideologie.

    Chiariamo subito: Farage non è certo un progressista né l’eroe di quanti criticano l’Ue ma soltanto un nazionalista convinto che si batte contro Bruxelles per puro e semplice egoismo britannico. Così come per egoismo nazionalista si batte contro gli immigrati (siano essi comunitari che extracomunitari) che “tolgono il lavoro agli inglesi”. Insomma non è un bel personaggio e chi lo giudica solo dal suo famoso discorso contro Van Rompuy è completamente fuori strada. Bisogna ricordare però che Farage è anche quello che ha espulso Borghezio per le sue dichiarazioni contro la Kyenge, che ha rotto con la Lega e che non vuole allearsi con la Le Pen e la destra neofascista. Ad ogni modo stare nel suo stesso gruppo politico a Strasburgo, l’Europa della libertà e della democrazia (Eld), qualora riuscirà a formarsi, sarebbe la scelta strategicamente migliore.

    I 5 Stelle hanno assolutamente bisogno di entrare in un gruppo politico perché in Aula a Strasburgo se non ne fai parte non hai nemmeno diritto a presentare un emendamento in Plenaria. Secondo le regole del Parlamento gli appartenenti ai Non iscritti devono trovare 40 deputati disposti a sottoscrivere un emendamento perché questo possa vedere la luce: ciò vorrebbe dire che ogni volta che un pentastellato vorrà presentare una modifica a una direttiva in discussione dovrà trovare altri 23 deputati disposti ad appoggiarlo, oltre ai 17 del Movimento. E questo per ogni singolo emendamento. Non parliamo poi di relazioni in Aula, quelle se le possono anche scordare del tutto perché nessun gruppo le affida ai deputati dei Non iscritti, figuriamoci ai grillini. Pure impossibile una presidenza di commissione o anche il ruolo di coordinatore del gruppo nelle commissioni parlamentari, uno dei ruoli più delicati e importanti nel processo legislativo. Insomma senza entrare in un gruppo politico i 5 Stelle sarebbero costretti a 5 anni di inattività, ogni tanto si guadagnerebbero un’apparizione sui giornali mettendosi magari le manette in Aula, ma per il resto verrebbero solo a farsi le vacanze a Bruxelles e Strasburgo.

    Se non vogliono morire di inedia non gli resta quindi che trovare una collocazione. Esclusi i tre grandi gruppi (socialista, popolare e liberale) le alternative sono limitate. La Gue no di certo perché i 5 Stelle sono imprigionati nella loro definizione di “né di destra né di sinistra”, che qui in Europa risulta più problematica che in Italia. I Conservatori nemmeno. Forse i Verdi ma in realtà da entrambe le parti nessuno crede realmente in questo matrimonio e a Grillo non converrebbe perché dovrebbe rinunciare alle sue critiche all’euro che non sarebbero tollerate nel gruppo, e a diversi altri punti del suo programma. Certo stare con i Verdi lo metterebbe al riparo dalle critiche di estremismo, ma quelle tanto gliele fanno e gliele farebbero comunque, quindi.

    L’Eld rimane l’unica opzione percorribile ma anche la più conveniente perché lascerebbe a Grillo le mani completamente libere. I partiti dell’Eld votano infatti come cavolo gli pare e a loro non è richiesta nessuna fedeltà al gruppo: il gruppo altro non è che un contenitore di partiti autonomi (tutti di destra però, bisogna dirlo). Se guardiamo le statistiche di voto su VoteWatch vediamo che mentre i deputati hanno solitamente una fedeltà alla propria famiglia politica sempre vicina al 100%, quelli dell’Eld ce l’hanno intorno al 50%. Farage ha una fedeltà di voto al suo partito del 97% ma al gruppo solo del 52%. Il lituano Rolandas Paksas la fedeltà al gruppo l’ha avuta addirittura a un misero 43% di votazioni. Questo perché l’Eld funziona così: ognuno si vota le proprie cose ma non necessariamente quelle degli altri. Per il Movimento 5 Stelle sarebbe perfetto.

    Se Grillo strapperà un buon accordo con Farage (e se quest’ultimo riuscirà a trovare i partiti che gli mancano per formare il gruppo) i deputati del Movimento saranno liberi di scrivere tutti gli emendamenti che vorranno, senza dover raccogliere firme, potranno presentare relazioni in Aula, forse gestiranno alcuni file legislativi e guadagneranno molto più tempo di parola a Strasburgo (anche quello è molto limitato per i Non Iscritti). A quel punto ognuno poi potrà giudicarli in base ai provvedimenti concreti e si capirà, soltanto allora, se quello con Farage è stato un matrimonio politico o semplicemente un matrimonio di interessi.

    Tutti rimproverano a Grillo di urlare e di voler soltanto distruggere ma con questa mossa il leader dei 5 Stelle ha dimostrato invece di sapere e volere fare anche politica.

    Tags: elezioni europeefaragegrillogruppoparlamento europeo

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