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    Home » Economia » SEA handling, Italia deferita alla Corte Ue per mancato recupero aiuti di Stato illeciti

    SEA handling, Italia deferita alla Corte Ue per mancato recupero aiuti di Stato illeciti

    La Commissione porta Roma in tribunale per 360 milioni di euro di sovvenzioni garantite tra il 2002 e il 2010 in violazione delle regole comunitarie. Soldi che dovevano essere ripresi entro aprile 2013.

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    24 Luglio 2014
    in Economia

    Rischio multe per l’Italia per gli aiuti di Stato a SEA e SEA handling, gestore pubblico italiano degli aeroporti di Milano e la sua controllata per i servizi di assistenza a terra. La Commissione europea ha deferito il nostro paese alla Corte di giustizia dell’Unione europea per “non essersi conformata” a una sua decisione del 2012, che disponeva il recupero di aiuti di Stato incompatibili. Si tratta di aiuti concessi tra il 2002 e il 2010 per un ammontare complessivo di 360 milioni di euro. Tali aiuti erano stati riconosciuti incompatibili con le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato e dovevano quindi essere recuperati. Ma, lamenta l’esecutivo comunitario, “a distanza di oltre un anno e mezzo dalla decisione della Commissione, ciò non è ancora avvenuto”.

    La vicenda risale al 23 giugno 2010, quando la direzione generale per la Concorrenza della Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita su una serie di apporti di capitale effettuati da SEA, senza preventiva notifica alla Commissione, tra il 2002 e il 2010 a favore della sua controllata SEA Handling. Dall’indagine – chiusa il 12 dicembre 2012 – è emerso che i ripetuti apporti di capitale “non sono stati effettuati a condizioni di mercato” in quanto – ha spiegato allora la Commissione – nessun investitore privato, operante alle condizioni di mercato, avrebbe accettato di concedere questo capitale all’impresa. Inoltre, ha rivelato la Commissione, gli apporti di capitale “hanno fornito a SEA Handling un vantaggio indebito rispetto alla concorrenza, oltre a violare le norme UE in materia di aiuti di Stato per le imprese in difficoltà finanziaria”. Da qui la decisione di Bruxelles di esortare l’Italia a recuperare l’aiuto concesso a SEA Handling, come previsto dalla regole Ue in caso di aiuti illeciti. L’Italia aveva quattro mesi di tempo dall’emanazione della decisione per darvi esecuzione. “Ad oggi – lamenta lo staff del commissario per la Concorrenza, Joaquin Almunia – secondo le informazioni di cui dispone la Commissione, SEA Handling non ha rimborsato alcun importo relativo all’aiuto percepito”.

    Subito dopo il parere espresso dalla Commissione Ue nel 2012 a seguito dell’indagine l’Italia, SEA Handling e il comune di Milano (azionista principale di SEA), hanno impugnato la decisione del 2012 della Commissione dinanzi al Tribunale dell’UE, chiedendone la sospensione nel marzo 2013. La direzione generale per la Concorrenza ricorda che “in ogni caso il ricorso non sospende l’obbligo per lo Stato membro di recuperare l’aiuto ritenuto incompatibile”. L’Italia adesso rischia di dover pagare multe salate. Inoltre la vicenda potrebbe aggravarsi a seguito di una nuova inchiesta della Commissione, avviata e conclusa questo mese (9-23 luglio) per verificare se un versamento di capitale da 25 milioni effettuato da SEA a favore della sua nuova controllata incaricata della gestione dei servizi a terra, Airport Handling, fosse compatibile con le norme UE in materia di aiuti di Stato. Secondo il parere preliminare della Commissione, “la finalità e il risultato della costituzione della nuova società sono in realtà quelli di evitare la restituzione dell’aiuto di Stato incompatibile concesso a SEA Handling, di cui Airport Handling può essere considerata il successore economico”.

    Tags: aiuti di statocommissione europeadeferitaSeatribunale

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