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    Home » Economia » Finance Watch: il mercato dei capitali può mettere a rischio l’Ue

    Finance Watch: il mercato dei capitali può mettere a rischio l’Ue

    Poche ricadute occupazionali ma, al contrario, tante economiche. Perchè il sistema finanziario può diventare ancora più volatile e aperto ad effetti domino

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    2 Giugno 2015
    in Economia
    Come funziona una cartolarizzazione, al centro della strategia della Commissione Ue per l'unione dei mercati di capitali

    Come funziona una cartolarizzazione, al centro della strategia della Commissione Ue per l'unione dei mercati di capitali

    Bruxelles – “Promuovere lo sviluppo dell’Unione dei Mercati dei Capitali in Europa potrebbe creare un sistema finanziario ancora più volatile e quindi più esposto all’effetto domino”. E’ l’allarme lanciato dall’Ong Finance Watch, nell’ambito delle consultazioni pubbliche avviate dall’esecutivo comunitario su un progetto a cui la Commissione Juncker intende dar vita ento il 2019. Ma i rischi sono seri, a partire dalle basi su cui si fonda il progetto di unione finanziaria.  L’Unione dei mercati dei capitali intende sviluppare il prestito non bancario (chiamato anche “sistema bancario collaterale” o “sistema bancario ombra”) ed il finanziamento del mercato dei capitali in Europa, con l’attenzione puntata su infrastrutture e piccole e medie imprese. Ma il fenomeno dello shadow banking è ritenuto come una delle cause della crisi, e la Bce nei giorni scorsi ha messo in guardia sui rischi legati ad un’espansione di questi sistema finanziario parallelo. Anche Finance Watch mette in guardia. Trasferire i rischi dalle banche agli istituti non bancari, come i fondi pensione, “non rende il sistema meno rischioso e potrebbe creare nuove forme di azzardo morale nel caso in cui, in futuro, i fondi pensione si trovino in crisi e debbano essere salvati con i soldi dei contribuenti”.

    L’ong evidenzia altre criticità. In primo luogo, contrariamente a quanto sostiene la Commissione, l’Unione dei mercati di capitali “non darà un apporto significativo” in termini di crescita e occupazione. In secondo luogo, si rischia di creare nuove bolle dalle conseguenze disastrose. Uno strumento su cui si fonda il progetto allo studio a Bruxelles e la promozione delle cartolarizzazioni, ovvero l’emissione di titoli di debito negoziabili garantiti dal pagamento delle rate future dei prestiti, con cui però – avverte Finance Watch – “aumenteremo anche il rischio dell’effetto domino all’interno del nostro sistema”. Questo perchè le cartolarizzazioni emesse vengono spesso utilizzate dalle istituzioni finanziarie come garanzia per ottenere prestiti a breve scadenza. Da una tale ragnatela di contratti “si crea il rischio di contagio, nel caso in cui un anello di questa catena fallisca o comunque non sia in grado di rispettare la scadenza di pagamento a breve termine”. Il ricorso alla cartolarizzazione va dunque contingentato, o sostituito con meccanismi di incentivi a finanziamenti bancari a più lunga scadenza.

    Ancora, altro fattore di rischio, la totale cancellazione di differenze tra istituti di risparmio e istituti di credito. Spingere tali risparmi privati nel mercato dei capitali “potrebbe generare ulteriori rischi per i piccoli risparmiatori”, secondo Finance Watch. Si dovrebbero perciò promuovere le relazioni tradizionali e il modelo di banca locale, in quanto “è stato dimostrato come tale modello garantisca maggiore stabilità e impegno al finanziamento dell’economia reale”. Ultima riserva, infine, sul bisogno di aumentare i partenariati pubblico-privati. Questi ultimi sono contratti a lungo termine tra una entitià del settore pubblico e una entità del settore privato, dove la società privata costruisce e cura la messa in opera di strutture come autostrade, ferrovie o altre infrastrutture pubbliche e viene pagata dall’istituzione pubblica attraverso un canone di affitto annuale o di utilizzo (ad esempio il pedaggio stradale). “La privatizzazione di beni quasi-pubblici, come le infrastrutture, sollevano una serie di preoccupazioni”. In particolare questi partenariati “spostano il costo dell’investimento sulle generazioni future e storicamente – continua la Ong – hanno dimostrato, in numerosi e documentati casi, uno scarso rapporto qualità-prezzo per i contribuenti”. Non solo. La privatizzazione delle infrastrutture potrebbe escludere dal loro utilizzo quei cittadini che non sono in grado di sostenerne la spesa.

    Tags: cartolarizzazionefinance watchmercato dei capitaliue

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