Strasburgo – L’Unione europea non deve più considerare la Russia di Vladimir Putin un “partner strategico”. Il Parlamento di Strasburgo ha approvato con 494 voti favorevoli, 135 voti contrari e 69 astensioni la relazione del popolare lituano Gabrielius Landsbergis che “ribadisce che il coinvolgimento diretto e indiretto della Russia nel conflitto armato in Ucraina e la sua annessione illegale della Crimea, assieme alla violazione dell’integrità territoriale della Georgia nonché al ricatto economico e alla destabilizzazione politica dei paesi vicini europei, costituiscono una violazione deliberata dei principi e dei valori democratici fondamentali e del diritto internazionale”, si legge nel testo. In pratica l’opposto di quanto, nelle stesse ore, affermava il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, che a Bruxelles a margine del vertice Ue-Celac ha affermato che c’è “la necessità di guardare al futuro”, e per questo “non possiamo immaginare di non ricostruire i rapporti con il nostro vicino”, e di conseguenza “va ricostruito un quadro di relazioni con la Russia, che è strategico per l’Europa”.
“Sono convinto che il popolo russo, come tutti noi, desideri la pace, non la guerra. Un cambiamento in Russia deve venire dal suo interno, può esserci e ci sarà. Nel frattempo, dobbiamo inviare un messaggio forte alla leadership russa, sottolineando la nostra vicinanza alle vittime delle sue aggressioni e a coloro che difendono i valori su cui si fonda l’Ue”, ha affermato il relatore parlando in Aula.
Il Parlamento invita la Commissione a prevedere senza indugi finanziamenti adeguati per progetti concreti volti a contrastare la propaganda russa e la disinformazione russa all’interno e all’esterno dell’Ue e a programmare una assistenza finanziaria “più ambiziosa” in favore della società civile russa esprimendo “profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione dei diritti umani, inclusi i diritti di libertà di espressione, associazione e riunione e i diritti delle persone Lgbti”, condannando fermamente “la continua repressione del dissenso da parte del governo, che colpisce le Ong indipendenti con la cosiddetta ‘legge sugli agenti stranieri’, e la persistente e multiforme repressione di attivisti, oppositori politici e critici del regime”, si legge ancora nel testo.
I deputati chiedono alla Commissione e agli Stati membri un meccanismo coordinato per il monitoraggio dell’assistenza finanziaria, politica o tecnica fornita dalla Russia ai partiti politici e ad altre organizzazioni all’interno dell’UE, al fine di valutarne l’influenza a livello della vita politica e dell’opinione pubblica. Il riferimento, seppur non esplicito, è all’accusa che il Cremlino finanzierebbe, attraverso banche amiche, il Front National di Marine Le Pen, in cambio di sostegno a una linea pro russa.
Ribadita anche la condanna della lista nera “arbitraria” della Russia, che impedisce a 89 politici e funzionari europei l’acceso nel territorio russo.
I deputati sostengono che nel lungo periodo siano possibili e auspicabili rapporti costruttivi tra l’UE e la Russia, a vantaggio di entrambe le parti, ma sottolineano che la cooperazione può essere ripresa in considerazione “a condizione che la Russia rispetti l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina, inclusa la Crimea, attui pienamente gli accordi di Minsk”, e “metta fine alla destabilizzazione delle attività militari e di sicurezza alle frontiere degli Stati membri dell’Unione europea”.

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