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    Home » Diritti » Le deportazioni di rifugiati dal Regno Unito alla Bulgaria potrebbero violare i diritti umani

    Le deportazioni di rifugiati dal Regno Unito alla Bulgaria potrebbero violare i diritti umani

    Secondo diverse organizzazioni non governative e studi legali britannici, le espulsioni dei richiedenti asilo da Londra a Sofia costituirebbero una contravvenzione al divieto di tortura sancito dal diritto internazionale

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    13 Maggio 2025
    in Diritti
    rifugiati Bulgaria

    Rifugiati in un centro di accoglienza in Bulgaria (foto: Nikolay Doychinov/Afp)

    Bruxelles – Grane legali in vista per il governo di Sua Maestà. Le politiche migratorie dell’esecutivo britannico guidato dal laburista Keir Starmer, che prevedono una stretta sugli ingressi nel Regno Unito, sono finite sotto la lente d’ingrandimento di numerose organizzazioni non governative e studi legali. Secondo loro la gestione dei rifugiati e la pratica di deportarli in Bulgaria potrebbe contravvenire al divieto di torture e trattamenti inumani e degradanti sancito dalle convenzioni internazionali.

    Stando alle statistiche ufficiali fornite dal governo di Londra, dal luglio 2024 (quando il Partito laburista è tornato al potere e Sir Keir Starmer si è insediato a Downing Street) al marzo 2025 sono stati espulsi dal Regno Unito oltre 24mila individui, tra rimpatri volontari e forzati. Di questi, quasi 7mila hanno coinvolto richiedenti asilo, un trend in aumento del 23 per cento rispetto ai 12 mesi precedenti. Tutte queste persone vengono messe a bordo di voli di Stato (un totale di 46 nel periodo in questione) con destinazione in vari Paesi africani, asiatici, europei e sudamericani.

    Keir Starmer
    Il primo ministro britannico Keir Starmer (foto via Imagoeconomica)

    Tra le mete nel Vecchio continente c’è la Bulgaria, di cui si è occupata l’organizzazione non governativa No name kitchen (Nnk) in un report pubblicato il mese scorso. Dal luglio 2024 allo scorso marzo, circa 200 rifugiati sono stati deportati da Londra verso Sofia, in virtù di un accordo ad hoc stretto dalle due cancellerie (che replica intese analoghe con altri Paesi, ad esempio la Germania).

    L’ong parla di un “preoccupante modello di violazione dei diritti umani” messo in piedi dalle autorità di Sofia, a causa del quale molti dei rifugiati espulsi dal Regno Unito finiscono senza casa nel Paese balcanico. Ma anche chi viene internato in uno dei centri di accoglienza sovraffollati e insalubri subisce “privazioni estreme“, tra cui cibo inadeguato, pessime condizioni igieniche e accesso limitato all’assistenza sanitaria.

    Nnk ha raccolto diverse testimonianze di “abusi fisici e psicologici“, “disinformazione deliberata” circa i diritti di cui dovrebbero godere i rifugiati e “minacce di violenza fisica“, documentando una serie di maltrattamenti che, sostiene, “potrebbero equivalere a tortura” ai sensi delle norme internazionali e specificamente della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

    L’articolo 3 della Cedu vieta espressamente la tortura e i trattamenti inumani o degradanti, proibizione che verrebbe sistematicamente violata dalla Bulgaria (che pure, in quanto membro dell’Ue, vi è legalmente vincolata). Molti rifugiati hanno affermato di essere stati costretti a firmare documenti di rimpatrio “volontario” dalle autorità bulgare, in virtù dei quali sono poi stati espulsi dal Paese balcanico contro la loro reale volontà.

    Rotta Balcanica Migranti Ricollocamenti
    Foto: Bulent Kilic/Afp

    Un episodio di cronaca particolarmente cruento risale allo scorso dicembre, quando tre adolescenti egiziani sono morti assiderati al confine tra Bulgaria e Turchia. Avvocati e ong accusano le autorità di Sofia di aver ignorato deliberatamente le chiamate di emergenza e di aver attivamente ostacolato gli sforzi per prestare soccorso ai giovani.

    Così, diversi studi legali britannici stanno aiutando migranti e richiedenti asilo a contestare nei tribunali gli ordini di espulsione emessi dalle agenzie governative, per inchiodare l’esecutivo di Sua Maestà agli obblighi internazionali che ha sottoscritto.

    Ufficialmente, la Bulgaria è considerata un Paese sicuro per il rimpatrio da Downing Street, ma rilevazioni recenti dipingono un quadro decisamente diverso. Lo European council on refugees and exiles, ad esempio, ha evidenziato come le condizioni di accoglienza si sono deteriorate progressivamente nel corso degli anni fino a collocarsi oggi “sotto gli standard di base“.

    Tags: Bulgariacedudiritti umanidiritto d'asilokeir starmerRegno Unitorichiedenti asilotortura

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