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    Home » Difesa e Sicurezza » Difesa, il Parlamento Ue spinge per investire di più nell’industria europea e meno in quella Usa

    Difesa, il Parlamento Ue spinge per investire di più nell’industria europea e meno in quella Usa

    Nel dibattito in commissione Sicurezza e difesa emerge la necessità di puntare sul mercato unico, un'indicazione in contrasto con le scelte dell'esecutivo comunitario

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    1 Settembre 2025
    in Difesa e Sicurezza
    [foto: EC - Audiovisual Service, European Union, 2022]

    [foto: EC - Audiovisual Service, European Union, 2022]

    Bruxelles – Difesa comune europea, la necessità resta ma si pone il problema di come finanziarla, specie sul fronte dell’industria, se poi si investe negli Stati Uniti. Il Parlamento europeo riprende i lavori, e dopo la pausa estiva si ricomincia con uno dei dossier più caldi dell’agenda a dodici stelle, vale a dire il programma per una la capacità difensiva entro il 2030, il vecchio piano per riarmare l’Europa a cui è stato cambiato nome per calmare un Parlamento europeo comunque scettico adesso sul da farsi. Perché nell’ottica di evitare scontri commerciali con Washington l’intesa sancita a fine luglio tra le due parti impone acquisti importanti nel mercato della difesa a stelle e strisce, quando invece servirebbe pensare europeo.

    “Dobbiamo investire sulle imprese europee e comprare delle imprese europee, con commesse chiare e prevedibili”, scandisce durante il dibattito in commissione Sicurezza e difesa l’eurodeputata dei liberali (Re), Lucia Yar. Quando si parla di capacità, insiste, si tratta di questo, anche e soprattutto per “ridurre la dipendenza da fornitori esteri”, esattamente ciò a cui si espone l’Ue con l’accordo sui dazi.

    Yar solleva una questione non marginale, con cui l’Europa degli Stati dovrà fare i conti. E’ una questione non solo industriale, ma di sovranità e di independenza strategica su cui i 27 si giocano una fetta importante di futuro. Ne è consapevole anche Christophe Gomart (Ppe), relatore del testo sulla preparazione al 2030, che accende i riflettori sulla dimensione informatica della difesa: “Dobbiamo sviluppare un cloud europeo” per la conservazione delle informazioni, scandisce. Attualmente, lamenta, circa il 90 per cento dei dati sono immagazzinati su archivi on-line controllati da imprese statunitensi.

    L’Ue dunque si interroga, e per la Commissione europea non si mette bene. Gli impegni presi con l’amministrazione Trump contraddicono gli impegni per un’Europa della difesa, e a questo si dovrà porre rimedio. Magari con risorse nel prossimo bilancio pluriennale, altro tema sollevato nel corso del dibattito in commissione. La questione del sostegno finanziario però investe gli Stati membri: dovranno essere le capitali a stabilire quanto mettere. Anche se il vero nodo è che quello che viene messo finisce nel mercato Usa e non in quello unico.

    Tags: Christophe GomartdifesaindustriainvestimentiLucia Yarparlamento europeosicurezza informatica

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