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    Home » Politica Estera » Palestina, una nuova Flotilla veleggia verso Gaza. Le piazze di tutto il mondo chiedono la fine del genocidio

    Palestina, una nuova Flotilla veleggia verso Gaza. Le piazze di tutto il mondo chiedono la fine del genocidio

    Non si ferma la staffetta della solidarietà internazionale verso la popolazione della Striscia. Dopo l'intercettazione illegale di Israele, un'altra decina di navi tenta di raggiungere l'exclave costiera, mentre esplodono le proteste globali (con epicentro in Italia)

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    6 Ottobre 2025
    in Politica Estera
    proteste Palestina

    La manifestazione nazionale per la Palestina a Roma, il 4 ottobre 2025 (foto: Alessandro Amoruso via Imagoeconomica)

    Bruxelles – C’è una nuova flotilla che veleggia verso Gaza. Mentre gli attivisti rapiti e deportati da Israele nei giorni scorsi stanno rientrando nei rispettivi Paesi, una spedizione più piccola sta navigando nel Mediterraneo orientale per raccogliere il testimone lasciato dai velieri intercettati in questa staffetta di solidarietà transnazionale. L’obiettivo rimane lo stesso: raggiungere le coste dell’exclave palestinese, rompere il blocco navale illegale imposto da Tel Aviv nel 2009 e consegnare nella Striscia gli aiuti umanitari per offrire sollievo alla popolazione stremata dallo sterminio sistematico che va avanti, nella sua versione più eclatante, da quasi due anni.

    Le nove imbarcazioni, che si trovano attualmente (6 ottobre) al largo dell’Egitto, sono state messe in mare dall’iniziativa Thousand Madleens, affiliata alla Global Sumud Flotilla, la missione della società civile internazionale che nelle ultime settimane ha contribuito in maniera determinante a mantenere alta l’attenzione mediatica e politica del mondo intero sul genocidio dei palestinesi perpetrato dallo Stato ebraico a Gaza (come documentato dalle Nazioni Unite e dalle stesse ong israeliane).

    La prima spedizione ospitava a bordo delle oltre 40 navi, fermate con metodi pirateschi da Israele in acque internazionali tra il 2 e il 3 ottobre, un buon numero di figure pubbliche (su tutti, gli attivisti Greta Thunberg e Thiago Ávila) e politici di varie nazionalità, inclusi quattro italiani: i parlamentari Marco Croatti (senatore M5s), Arturo Scotto (deputato Pd), Benedetta Scuderi (eurodeputata Avs) e Annalisa Corrado (eurodeputata Pd). Stavolta, gli equipaggi sono più ridotti e non annoverano nomi famosi. Il che non lascia ben sperare per il trattamento che verrà riservato ai naviganti, considerato quello usato dagli apparati di sicurezza israeliani fin qui.

    Greta Thunberg
    L’attivista svedese Greta Thunberg arriva all’aeroporto di Atene dopo la detenzione in Israele, il 6 ottobre 2025 (foto: Aris Messinis/Afp)

    Stando alle testimonianze di diversi attivisti rilasciati da Tel Aviv nelle ultime ore, incluso il giornalista italiano Saverio Tommasi, le autorità dello Stato ebraico avrebbero praticato contro di loro atti di tortura sin dall’intercettazione delle navi e fino alla fine della detenzione. I resoconti menzionano violenze fisiche, verbali e psicologiche per umiliarli, ricorrendo a trattamenti inumani e degradanti soprattutto durante la permanenza nelle strutture detentive. Thunberg, ad esempio, sarebbe stata avvolta in una bandiera israeliana e portata in trionfo dai militari di Tel Aviv come un trofeo di caccia, per poi finire in una cella infestata di cimici da letto. Lo stesso Tommasi ha dichiarato di essere stato percosso ripetutamente ed esposto al pubblico ludibrio dei soldati.

    La Farnesina ha annunciato nel pomeriggio il ritorno in patria degli ultimi 15 italiani ancora detenuti in Israele. Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani sono tutti “in ottime condizioni fisiche”. Tel Aviv ha detto di aver espulso oggi 171 cittadini europei (tra cui Thunberg e i nostri connazionali) verso la Grecia e la Slovacchia, mentre almeno altri 138 si troverebbero ancora in custodia. Lo scorso 3 ottobre erano già rientrati in Italia i quattro parlamentari che avevano preso parte alle missione, mentre durante il weekend è toccato ad altri 26 cittadini della Repubblica.

    Le azioni di Tel Aviv, del resto, hanno scatenato una risposta trasversale della società civile globale dalle proporzioni inaspettate. Negli ultimi giorni, milioni di persone si sono riversate in strada in Europa e in tutto il mondo, occupando coi propri corpi lo spazio pubblico attraverso partecipatissime proteste che portavano un doppio messaggio di solidarietà: sia verso il popolo palestinese, massacrato in diretta nell’assordante silenzio dei governi mondiali, sia verso gli attivisti della Flotilla. Da Berlino a Città del Messico, da Madrid a Montreal, da Istanbul a Melbourne, da Stoccolma a Buenos Aires, da Amsterdam a Kuala Lumpur.

    proteste Palestina
    La manifestazione nazionale per la Palestina a Roma, il 4 ottobre 2025 (foto: Alessandro Amoruso via Imagoeconomica)

    In un inedito storico, l’epicentro di questo movimento transnazionale spontaneo è stato proprio il Belpaese. L’apice della mobilitazione nazionale si è registrato a Roma sabato scorso (4 ottobre), quando centinaia di migliaia di manifestanti – gli organizzatori parlano di oltre un milione di presenze – hanno letteralmente inondato le strade della capitale sfilando in un immenso corteo, colorato e plurale, per chiedere pacificamente la fine del genocidio a Gaza, il riconoscimento incondizionato della Palestina, la protezione diplomatica per gli attivisti della Flotilla e la fine della complicità del governo italiano coi crimini di guerra commessi da Tel Aviv nella più totale impunità e in sfregio assoluto del diritto internazionale.

    Il capodelegazione del Partito democratico all’Eurocamera, Nicola Zingaretti, ha espresso il suo sostegno per le manifestazioni del weekend definendole “un segnale straordinario di vitalità della nostra democrazia“. Al netto dei posizionamenti dei partiti, sembra proprio che la società civile stia cominciando a prendersi in carico, con una spinta intergenerazionale dal basso come non se ne vedevano dal G8 di Genova del 2001, la difesa di quel diritto internazionale considerato valido “fino a un certo punto” proprio da chi – come lo stesso Tajani – dovrebbe invece, almeno teoricamente, sostenerlo e tenerlo al riparo da violazioni e abusi, anche se questi ultimi vengono commessi da potenze alleate.

    Benjamin Netanyahu Donald Trump
    Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (sinistra) e il presidente statunitense Donald Trump (foto via Imagoeconomica)

    Intanto a Strasburgo, dov’è appena iniziata la plenaria dell’Europarlamento, sono state bocciate due mozioni presentate da altrettanti gruppi dell’emiciclo (i Verdi e la Sinistra) per inserire nel calendario odierno un dibattito sulle sorti della Flotilla. Ad ogni modo, una discussione su Gaza (incluso sugli sforzi diplomatici per pervenire ad una soluzione negoziata del conflitto) è fissata per domani, nel giorno del secondo anniversario dall’attacco di Hamas del 2023.

    In queste stesse ore, in Egitto, si stanno incontrando gli emissari di Israele e di Hamas per negoziare indirettamente i termini del piano di pace in 20 punti stilato da Donald Trump con l’ausilio dell’ex premier britannico Tony Blair e reso pubblico a fine settembre dal presidente statunitense durante la visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Washington. In linea di massima entrambe le parti avrebbero accettato la bozza di accordo, ma rimane da definire una serie di dettagli cruciali come, tra gli altri, il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, il disarmo dell’organizzazione palestinese, il rilascio degli ostaggi e la distribuzione degli aiuti umanitari nell’exclave costiera.

    Tags: antonio tajanigenocidioGlobal Sumud Flotillanegoziati Israele-HamasprotesteStriscia di GazaThousand Madleens

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