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    Home » Politica » Elezioni Paesi Bassi: l’ultradestra di Wilders è in testa, ma probabilmente non governerà

    Elezioni Paesi Bassi: l’ultradestra di Wilders è in testa, ma probabilmente non governerà

    Le urne apriranno il 29 ottobre per la terza volta in quattro anni. L'esperimento fallimentare del governo Schoof a trazione PVV potrebbe riportare consensi al centro, ma la formazione di un nuovo esecutivo richiederà quasi sicuramente negoziati lunghi e complessi

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    27 Ottobre 2025
    in Politica
    Geert Wilders

    Il leader del Pvv, Geert Wilders (foto: Benvegnù Guaitoli via Imagoeconomica)

    Bruxelles – Sulle imminenti elezioni anticipate nei Paesi Bassi regna l’incertezza. L’appuntamento con le urne, in calendario per dopodomani (29 ottobre), dovrebbe confermare come prima forza politica l’estrema destra anti-migranti ed euroscettica del Partito per la libertà (PVV), guidato da Geert Wilders. Cioè proprio colui che, lo scorso giugno, ha staccato la spina al governo di Dick Schoof dopo nemmeno un anno di difficile convivenza tra le quattro anime della coalizione più a destra della storia recente olandese.

    Sondaggi alla mano, il Pvv dovrebbe portare a casa una quota di consensi compresa tra il 17,6 e il 20 per cento, rimanendo il partito con più eletti alla Tweede Kamer (la Camera bassa del legislativo nazionale) ma perdendo qualche punto (e qualche deputato) rispetto alle elezioni anticipate del novembre 2023. Lì, essendo arrivata in testa col 23,5 per cento delle preferenze, l’ultradestra xenofoba aveva conquistato 37 seggi sui 150 totali. Stavolta, sembra più verosimile una pattuglia di 26-29 eletti.

    Alla rincorsa di Wilders c’è l’alleanza tra socialdemocratici e ambientalisti guidata dall’ex commissario europeo Frans Timmermans, sotto le insegne di Sinistra verde-Partito laburista (GL-PVDA). Le rilevazioni accreditano agli eco-socialisti un tesoretto nei dintorni del 15-16 per cento, in linea col risultato di due anni fa. Sembrano insomma caduti nel vuoto i richiami dell’ex numero due del Berlaymont per la costruzione (in patria come in Ue) di qualcosa di simile al “campo largo” nostrano per tenere insieme sotto lo stesso tetto tutti i soggetti alla sinistra del centro.

    Frans Timmermans
    Il leader del GL-PVDA, Frans Timmermans (foto: Dingena Mol/Afp)

    Sempre stando alle proiezioni, a contendersi il secondo posto dovrebbe esserci l’Appello cristiano-democratico (CDA) di centro-destra che, guidato da Henri Bontenbal, si attesterebbe tra il 13 e il 16 per cento. Staccato di misura c’è il partito liberal-progressista D66 capitanato da Rob Jetten, che si aggira nei pressi dell’11-13 per cento. Dietro di loro dovrebbe arrivare il Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD), formazione liberal-conservatrice alla cui testa c’è Dilan Yeşilgöz-Zegerius e che non dovrebbe ottenere molto più del 10 per cento.

    Ad oggi, il derby liberale tra D66 e VVD – entrambi membri di Renew a livello europeo – sembra già in mano ai primi. La formazione di Jetten pare avere il vento in poppa, registrando una crescita sostenuta nei consensi (più 6 punti percentuali negli ultimi mesi), laddove i centristi orfani dell’ex premier Mark Rutte – attuale Segretario generale della Nato – stanno probabilmente pagando lo scotto di essersi alleati col PVV di Wilders dopo le ultime elezioni.

    Sotto la soglia della doppia cifra si affollano infine una serie di partiti minori, che dovrebbero comunque trovare rappresentanza alla Kamer in virtù delle peculiari regole elettorali dei Paesi Bassi, dove si vota con un sistema proporzionale puro in un’unica circoscrizione nazionale. La ripartizione dei seggi avviene tramite calcoli complessi basati sulla formula D’Hondt e lo sbarramento è fissato allo 0,67 per cento dei consensi, aumentando la frammentazione dell’Aula e rendendo proverbialmente complessa la formazione di maggioranze.

    Ci sono i nazional-conservatori di JA21 (accreditati di un 8 per cento circa), la destra radicale del Forum per la democrazia (FVD, dato intorno al 3,5 per cento), il Partito socialista (SP) e gli animalisti del PVDD entrambi nei pressi del 3 per cento, il Movimento civico-contadino (BBB) e il Partito politico riformato (SGP) poco sopra il 2,5 per cento, mentre nei paraggi del 2 per cento si aggirano Denk, l’Unione cristiana (CU) e Volt. Il Nuovo contratto sociale (NSC) sembra invece prossimo alla scomparsa.

    Dick Schoof
    Il primo ministro uscente dei Paesi Bassi, Dick Schoof (foto: Consiglio europeo)

    Al netto del margine d’errore dei sondaggi, ad ogni modo, sembra probabile che per dar vita al prossimo esecutivo servirà una coalizione a tre se non addirittura a quattro, come quello uscente (sostenuto da PVV, VVD, BBB e NSC). L’esperienza di governo di Schoof, paralizzata dai continui litigi tra alleati fino alla fuoriuscita di Wilders, non è certo edificante da questo punto di vista. Chiunque vinca, dunque, dovrà mettere in conto lunghi e complessi negoziati per mettere in piedi una maggioranza parlamentare.

    Tutte le principali forze politiche hanno esplicitamente rifiutato di allearsi col leader del PVV, ma questo non necessariamente semplificherà le cose data la geografia politica del nuovo emiciclo. Il fatto stesso che si tratti delle terze elezioni in quattro anni – e le seconde anticipate di fila – rende plasticamente la condizione di instabilità crescente del ricco Stato costiero.

    Secondo gli osservatori, una parte maggioritaria dell’elettorato vorrebbe tornare ad una politica più moderata dopo il terremoto scatenato dall’enfant terrible dell’estrema destra olandese. Tuttavia, come dimostra l’evoluzione del dibattito pubblico olandese negli ultimi anni (all’interno del quale, ad esempio, le posizioni sul tema dell’immigrazione si sono irrigidite in maniera trasversale), l’ultradestra xenofoba è capace di influenzare pesantemente l’equilibrio politico di un Paese anche senza stare dentro alle stanze dei bottoni.

    Tags: Dick Schoofelezioni paesi bassi 2025frans timmermansGeert WildersGL-PVDAmigrazionePVV

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