Bruxelles – Fermento e incertezza. Sono le luci ed ombre dei settori del trasporto aereo e marittimo italiano e dell’Ue, di fronte all’immensa sfida della decarbonizzazione e della transizione energetica. L’istantanea è stata scattata oggi (30 ottobre) da alcuni dei protagonisti della filiera italiana, insieme a rappresentanti delle istituzioni europee, all’evento di Connact incentrato sull’evoluzione delle politiche comunitarie per i trasporti.
Il punto di partenza è che aviazione e trasporto marittimo sono i due settori più in difficoltà – rispetto ai trasporti su gomma e su ferro – nel percorso indicato da Bruxelles con il Green Deal. Qui, più che altrove, l’elettrificazione non può essere l’unica soluzione. La Commissione europea, che nel secondo mandato di Ursula von der Leyen sta procedendo ad una revisione di alcuni dei capisaldi dell’architettura verde costruita nei cinque anni precedenti, sta per presentare da un lato un piano d’azione per l’alta velocità ferroviaria, dall’altra un piano d’investimento per il trasporto sostenibile (STIP), che avrà come focus proprio i sistemi portuale e aeroportuale dei Paesi membri.
Ma la corsa per la riduzione degli impatti ambientali del settore è già iniziata. Al porto di Civitavecchia, ad esempio, si stanno sviluppando “due progetti simbolo della transizione”, ha sottolineato Susanna Ceccardi, eurodeputata della Lega, intervenendo all’incontro. Sono il Cold ironing, un sistema per ridurre le emissioni nocive prodotte dalle navi durante la sosta in porto, e la Hydrogen valley, che prevede la creazione di un impianto di produzione di idrogeno verde da fonti rinnovabili nell’area retroportuale.
Ceccardi ha lanciato un monito: “Non basta la tecnologia, se manca la strategia”. Il timore è che questi progetti ‘bandierina’ finanziati con i soldi del Pnrr restino “isolati” e dunque “incapaci di rendere davvero operativa la transizione”. Senza una strategia per la loro replicabilità, si rischia solamente di “disperdere le risorse”, ha affermato l’eurodeputata del Carroccio.

Questi due progetti, oltre a portare “finanziamenti ingenti”, hanno creato “particolare fermento” allo scalo di Civitavecchia. A raccontarlo Raffaele Latrofa, Commissario Straordinario dell’Autorità portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. Sulla falsa riga di Ceccardi, anche Latrofa ha evidenziato la necessità di “una rete più allargata”, perché altrimenti gli armatori non convertiranno le loro flotte con la tecnologia adeguata e dunque il porto non avrebbe una “risposta che sia sostenibile anche dal punto di vista economico”. La sostenibilità – ha insistito l’ingegnere – “si poggia su tre gambe: economica, sociale e ambientale”.
La filiera insomma deve procedere in armonia. Le infrastrutture, i produttori di combustibili, gli armatori e la cantieristica. Come ribadito da Davide Cucino, vice presidente Senior per gli Affari Ue e Nato di Fincantieri, la strategia per l’industria marittima europea e la strategia per il sistema portuale “devono andare per forza di pari passo”. Cucino ha sottolineato che il tema del settore marittimo “è delicato” e riguarda in definitiva “la sicurezza del continente”.

Sull’affermazione del principio della neutralità tecnologica, Cucino ha precisato per il sistema marittimo “non è possibile pensare a un unico modo di propulsione”, perché le navi “sono diverse e servono a compiere utilizzi diversi”. Il problema è che, di fronte alle aperture e chiusure a intermittenza che arrivano da Bruxelles, “oggi prevale un sentimento di incertezza”. Pianificare gli investimenti è un salto nel buio, perché “la situazione legislativa che fino a un anno fa aveva una certa fotografia oggi è completamente diversa”. L’incertezza si manifesta a maggior ragione di fronte al dibattito, già in salita, sul nuovo quadro finanziario pluriennale dell’Unione: “Serve budget” per accompagnare il trasporto marittimo nella transizione, ha avvertito Cucino.
Sul bilancio 2028-2034 è intervenuto Giuseppe Lupo, eurodeputato del Partito democratico e vicepresidente della commissione bilancio (Budg) al Parlamento europeo. “È evidente l’importanza del nuovo quadro pluriennale per il settore”, ha confermato Lupo, annunciando che proprio oggi i gruppi della maggioranza europeista – popolari, socialisti, liberali e verdi – hanno scritto una lettera congiunta a Ursula von der Leyen chiedendo “sostanziali modifiche” alla proposta di bilancio da due mila miliardi frammentati in 27 piani nazionali messa sul piatto dalla Commissione europea. “Lavoreremo per delle rettifiche, il tempo c’è – ha proseguito Lupo -. Sarebbe importante approvarlo in tempi rapidi per dare un quadro di riferimento complessivo agli Stati membri e agli operatori del settore”. L’eurodeputato dem ha infine invitato gli stakeholders a fare attenzione al nuovo Patto per il Mediterraneo, presentato di recente dalla Commissione europea, che “avrà risvolti importanti” per la filiera.
In chiusura al dibattito, è arrivata la risposta di Pierpaolo Settembri, vice capo del gabinetto del commissario europeo per i Trasporti, Apostolos Tzitzikōstas. Settembri ha rassicurato che le due comunicazioni che verranno adottate dal Collegio dei commissari la settimana prossima – quella sull’alta velocità e quella sul trasporto sostenibile – “riflettono le sollecitazioni” degli stakeholders. Settembri ha inoltre avvertito che, per superare le incertezze e mettere a terra una transizione energetica insieme a tutta la filiera – “serviranno risorse, non soltanto europee e nazionali, ma investimenti privati”.
L’evento si è concluso con l’intervista a Enrico Pujia, Capo Dipartimento per le infrastrutture e le reti di trasporto del Ministero per le Infrastrutture e i trasporti, il quale ha spiegato che, nonostante una legge finanziaria necessariamente contenuta, il governo lavora anche al tema delle infrastrutture civili. Ad esempio “ottimizzando il progetto Ue sulla mobilità militare, al quale doverosamente stiamo lavorando, ma con un occhio al dual use, per consentire anche il movimento delle merci, quando è possibile”.
Pujia ha poi invitato ad andar cauti con i paragoni con altri Paesi in tema di investimenti “sostenibili”. “Ci sono poi difficoltà rispetto ai singoli Paesi, ad esempio in Germania – ha spiegato – il treno all’idrogeno è progettato su reti che vanno in pianura, da noi con le montagne e dunque le gallerie è molto più complicato, ci sono profili di rischio rispetto ai serbatoi di idrogeno”, e dunque la progettazione è molto più complessa.
Ora, ha spiegato il dirigente “si sta vivendo un momento congiunturale particolare. Stiamo terminando gli impegni del PNRR, e ne capiamo i disagi, ma si tanno facendo interventi migliorativi che cambieranno significativamente le cose per il futuro”. Adesso, auspica “bisogna ragionare sul medio-lungo periodo. Abbiamo cinque Corridoi europei e dobbiamo completare il cosiddetto ‘ultimo miglio’ (i collegamenti locali delle grandi reti, ndr). Ma l’attuale sistema di logistica alla fine sarà del tutto diverso, potremo essere la piattaforma logistica del Mediterraneo cui aspiriamo da anni“. Ma, ammonisce, “quando apriremo ad esempio il Brennero i nostri operatori dovranno essere pronti con una strategia di logistica integrata. Dobbiamo evitare che i players siano stranieri, dobbiamo difendere la nostra competitività e per tutti gli obiettivi non basta l’intervento dello Stato, ma si deve fare sistema con i produttori, gli operatori…”.











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