Bruxelles – Il nuovo corso europeo sulla politica dei migranti si fa sempre più duro. Il dibattito d’attualità tenuto nell’aula di Strasburgo mostra, fazione per fazione, quali sono i punti di vista politici sulle nuove regole in campo migratorio. Il risultato in sintesi è che la maggioranza “Giorgia” (quella che parte dal centro-destra dei popolari fino alla destra estrema dei patrioti) sosterrà il pugno duro. Non ci potranno fare molto socialisti e verdi che hanno cercato di proporre una visione più “umana” del fenomeno.
La preoccupazione della sinistra
Per l’arco parlamentare di sinistra la cosa più preoccupante è il disinteresse generale intorno alla violazione dei diritti umani. “Dobbiamo ridurre la pressione migratoria, ma senza superare i limiti del rispetto dei diritti umani” ha specificato la socialista Ana Mendes. In ogni caso, la politica delle porte aperte pare essere definitivamente finita. Anche chi una volta sosteneva una linea più morbida ora si accoda alla narrazione orientata a destra.
Esulta la Commissione
A prendere la parola per prima, per raccontare il lavoro fatto, è la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen: “Si è voltato l’angolo sulla politica migratoria. Gli ingressi illegali sono diminuiti del 26 per cento, il livello più basso dal 2021, frutto del cambiamento di politica dell’Unione”. Le nuove regole approvate dal Consiglio Europeo a dicembre mettono nero su bianco una lista di paesi di origine sicuri da cui non accettare (quasi) mai richiedenti asilo.
I rimpatri
Nonostante una certa contentezza tra popolari, conservatori e patrioti, secondo le forze di destra le nuove regole devono affrontare con più serietà il tema dei rimpatri. Anche Virkkunen ricorda che “solo un migrante entrato irregolarmente su cinque viene poi rimpatriato”. Per migliorare questa media la patriota Marika Ehlers propone soluzioni particolari: “Se vogliamo migliorare la nostra politica di rimpatri, dobbiamo avere più possibilità di trattenimento in patria dei migranti entrati in Europa illegalmente e fare maggiore pressione sui paesi terzi per rispettare gli obblighi internazionali che hanno stipulato”.
Sul tema si accende il dibattito. I partiti di destra vorrebbe che gli accordi commerciali con i paesi d’origine vengano sospesi o modulati in base alla disponibilità di quest’ultimi di riaccogliere in patria i loro cittadini.
In minoranza, tra gli unici ad opporsi a questo approccio, è il gruppo The Left. Damien Carême della France Insoumise sostiene che “condizionare aiuti e commercio con i paesi terzi è una grave violazione dei diritti umani”. I diritti umani sono il faro anche per i Verdi. L’eurodeputato Erik Marquardt ricorda agli ascoltatori che “non possiamo continuare a dire che vogliamo un mondo dominato dalle regole se poi alle nostre frontiere continuano gli abusi ai migranti”.
La posizione ambigua dei socialisti
L’appello è però una preghiera nel deserto. Anche i più moderati, come i centristi di Renew, non sono poi così lontani dalle istanze anti-migrazione della destra dura e pura. L’ultimo gruppo sostanzioso capace di mediare sul tema della migrazione è quello dei socialisti. “Non possiamo limitarci a una narrazione noi contro di loro” cerca di dire la portoghese Mendes (S&D), mostrandosi contraria ai centri per migranti considerati “illegali”. In linea generale però il gruppo pare pronto a sostenere regolamenti che parlino di “lotta al traffico degli esseri umani”, giro di parole spesso utilizzato per giustificare una battaglia senza limiti alla migrazione.





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