Bruxelles – Ogni milione di abitanti nell’Unione europea si contano 22 vittime della tratta di esseri umani. Nel 2024, secondo una ricerca di Eurostat, sono state 9.678 persone. Il dato è in controtendenza (-8 per cento) rispetto agli ultimi quattro anni, contraddistinti da una grande espansione del fenomeno. In poco più di quattro anni si era passati dai 6.000 casi nel 2019 a oltre 10.000 nel 2023. Nonostante la leggera diminuzione del 2024 il dato resta di entità rilevante.
Le donne le più colpite
A essere maggiormente colpiti sono donne e ragazze, che rappresentano il 63 per cento del totale. Uno dei motivi di questo triste primato è il persistere dello sfruttamento sessuale: circa il 46 per cento dei casi registrati riguarda questa forma di abuso.
Il lavoro forzato: Italia ai primi posti
Un altro fenomeno preoccupante è l’aumento della tratta a fini di lavoro forzato. Nel 2019, questa quota si attestava intorno al 20 per cento. Nel 2024 ha raggiunto il 40 per cento.
L’Italia è una triste protagonista di questo fenomeno. Nel 2024 sono stati segnalati alle autorità italiane 632 casi di sfruttamento lavorativo, un dato poco inferiore a quello della Francia (752), ma molto superiore a quello di Germania (171) e Spagna (246).
Molto spesso i trafficanti non pagano per i reati commessi. Per il 2024, Eurostat parla di 7.966 sospetti trafficanti denunciati in tutta l’Unione europea, ma quelli effettivamente condannati sono stati circa 2.600.
There were 9 678 registered victims of human trafficking in 2024 in the EU.
Among the victims whose form of exploitation was reported:
4 219 were trafficked for sexual exploitation (46% of all victims)
3 391 for forced labour (37%)https://t.co/ypDoljLSsC pic.twitter.com/1agHkT7ehG
— EU_Eurostat (@EU_Eurostat) January 29, 2026
Tra le vittime anche molti cittadini UE
Il reato di tratta di esseri umani non presuppone necessariamente l’attraversamento di un confine. Per questo, molte persone diventano vittime all’interno del proprio Paese di origine.
Uno sfruttamento di questo genere è più probabile in zone come la Bulgaria, dove il 99 per cento delle vittime ha cittadinanza bulgara, o in Slovacchia, Ungheria e Romania. Questa statistica è radicata nell’Europa orientale dati gli ancora numerosi casi di sfruttamento sessuale.
La tendenza si inverte in Paesi come Malta, Italia, Spagna e Danimarca, dove la maggior parte delle vittime proviene da Stati extra-Ue. In questo caso sono più diffuse le forme di sfruttamento della manodopera.
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