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    Home » Politica Estera » Georgia e India spingono il petrolio russo, l’UE tra malcontento e imbarazzi

    Georgia e India spingono il petrolio russo, l’UE tra malcontento e imbarazzi

    In Parlamento europeo convergenza PPE-S&D-RE-ECR per sanzioni ai danni di Tbilisi, ma la Commissione non appare intenzionata a proporne. Dallo scoppio della guerra in Ucraina import georgiano decuplicato. Anche l'India ha aumento gli acquisti, e l'esecutivo comunitario balbetta

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    3 Febbraio 2026
    in Politica Estera, Economia

    Bruxelles – Il petrolio russo viene ancora venduto, e non poco. A farne incetta i partner europei di più lungo corso come la Georgia e di nuova data come l’India. Commesse non gradite a Bruxelles, dove i flussi commerciali Mosca-Tbilisi e Mosca-Nuova Delhi infastidiscono il Parlamento europeo e imbarazzano la Commissione UE. All’Eurocamera si sollevano popolari (PPE), socialisti (S&D), liberali (RE) e conservatori (ECR), uniti nel condannare l’import di greggio russo da parte della Georgia, Paese candidato all’adesione UE, con una interrogazione che vede firme da tutti questi schieramenti. Il pretesto di questa inquietudine è una seria di articoli di stampa, ma il problema in realtà esiste da prima delle pubblicazioni.

    (Data: UN ComTrade Database)

    I dati ufficiali del dipartimento Affari economici e sociali delle Nazioni Unite (COMTRADE) certificano come dall’inizio della guerra della Russia in Ucraina la Georgia abbia aumentato di oltre dieci volte il valore degli acquisti di petrolio russo. Da importazioni complessive per 474mila dollari nel 2022 si è passati a compere per 3,6 milioni di dollari nel 2023 e 5,8 milioni di dollari nel 2024. Ciò in barba alle sanzioni dell’UE e al divieto completo di acquisto di greggio estratto e raffinato in Russia. La stretta sul petrolio russo è iniziata già a maggio 2022,  anno in cui invece la Georgia ha cambiato idee commerciali iniziando ad acquistare di più, con la possibilità di rivendere la materia prima russa.

    Oggi per questo il Parlamento vorrebbe sanzioni contro la Georgia, ma Maria Luís Albuquerque, commissaria per i Servizi finanziari, fa finta di niente: “Spetta al Consiglio decidere all’unanimità in merito alla modifica o alla nuova adozione di sanzioni”, risponde. Una mezza verità, da cui manca l’altra parte, quella che chiama in causa il collegio dei commissari di cui Albuquerque fa parte: il Consiglio deve decidere, sì, ma sulla base di proposte che devono arrivare dalla Commissione. Proposte che non ci sono, e che Albuquerque neppure evoca. Nella risposta offerta manca questo elemento, segno che l’esecutivo comunitario non sa come comportarsi di fronte ad una politica, quella di Tbilisi, che fa il gioco del presidente russo Vladimir Putin.

    L’esecutivo comunitario, che comunque ha investito politicamente per avvicinare la Georgia all’UE, sa che questo modo di fare allontana ancora di più il Paese dall’adesione all’Unione europea, già di fatto congelata, e la avvicina nella sfera di influenza della Federazione russa. Logiche di amicizie, alleanze e interessi nazionali da cui l’immagine dell’Unione europea esce non proprio abbellita, come dimostra il caso dell’India.

    (Data: UN ComTrade Database)

    Con l’India l’UE ha appena siglato un accordo commerciale utile in ottica anti-Donald Trump, e dunque schermo dalle politiche aggressive degli Stati Uniti dei giorni contemporanei, ma funzionale anche per accrescere la presenza nel circolo dei Paesi BRICS, l’organizzazione intergovernativa che raggruppa le principali economie emergenti e dove la Russia ricopre un ruolo e un peso non indifferenti. Eppure anche l’India ha scelto di non allinearsi, al pari della Georgia, alle sanzioni dell’UE contro la Russia. Vero è che anche il Paese asiatico ha aumentato l’acquisto di petrolio russo, arricchendo Putin e le casse della ‘sua’ Federazione. L’Unione europea, anche in questo caso, rischia di ritrovarsi il petrolio russo oggetto di sanzioni sotto forma di prodotti derivati lavorati in India e dall’India rivenduti all’estero.

    Anche in questo caso la risposta della Commissione europea è balbettante: la capo del servizio dei portavoce, Paula Pinho, si limita a ricordare come il petrolio russo sia messo al bando e che l’UE si spenda quotidianamente per evitare che le sanzioni siano aggirate. Una risposta che però non fuga i dubbi relativi ai timori che il greggio russo possa finire nell’UE attraverso rivenditori terzi.

    Tags: commercioGeorgiaguerra russia in ucrainaimportindiaMaria Luís Albuquerqueparlamento europeopetroliorussiasanzioniue

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