Bruxelles – L’obiettivo e l’imperativo rispondono alla stessa necessità: accelerare. L’Unione europea ha capito quale strada intraprendere, ma cerca il modo per rilanciare il proprio mercato unico. I capi di Stato e di governo si ritroveranno domani (12 febbraio) in Belgio, nel castello di Alden Biesen, per cercare gli strumenti politici con cui dare nuovo slancio economico e competitivo all’Unione. La ricetta principale sembra ruotare attorno alla semplificazione, che però convince poco le anime socialista e verde di un club a dodici stelle a trazione popolare.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, annuncia “una tabella di marcia comune per il mercato unico fino al 2028“. Questo crono-programma, spiega in Parlamento europeo intervenendo al dibattito in plenaria alla vigilia del summit informale dei leader, sarà al centro della riunione dei capi di Stato e di governo. E “proporrò che, insieme al Parlamento e al Consiglio, lo approviamo al Consiglio europeo di marzo“, quello formale in programma il 19 e 20 del mese, quello vero e proprio, dedicato anche alla competitività. La tabella di marcia “includerà l’impegno ad adottare rapidamente alcune proposte chiave, tutte entro la fine del prossimo anno”.
Tra le proposte chiave certamente la semplificazione, attraverso i pacchetti omnibus, ormai pietra angolare dell’azione della Commissione europea e che, sostiene il capogruppo PPE in Parlamento UE, Manfred Weber, “è corretto e rimane corretto” come approccio. Diverso l’avviso dei Verdi, che per mezzo del co-presidente Bas Eickout, smontano l’impianto dei popolari: “Il vero problema è la mancanza di investimenti“, sostiene l’esponente dei Greens che cita il rapporto Draghi – che Eunews ha interamente tradotto in italiano – per spiegare perché la semplificazione sia un falso problema. “Per rilanciare l’UE servono tra i 750 e gli 800 miliardi di euro l’anno, cifra che la BCE ha aumentato a 1.200 miliardi. Tutti i pacchetti Omnibus insieme valgono 15 miliardi di euro, ossia l’1 per cento di questo sforzo. È tempo di concentrarci sul rimanente 99 per cento se vogliamo competere con Stati Uniti e Cina”.

Che ci siano punti di vista diversi attorno al tavolo dei leader ne sono ben consapevoli a Bruxelles. Fonti UE assicurano che il vertice informale del Consiglio europeo “non è solo semplificazione”. Si riconosce che “è certamente un elemento importante”, ma allo stesso tempo c’è piena consapevolezza che “semplificazione non è solo deregolamentazione, ma è anche armonizzazione tra normative diverse a livello nazionale”. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, intende dunque usare questa occasione, che non richiede conclusioni di fine lavori, per avere una discussione aperta, di ampio respiro, sulle vie da seguire per un nuovo corso dei Ventisette. “Certamente la rimozione delle barriere transfrontaliere e la semplificazione trovano un certo consenso” tra i Paesi membri, si ammette, così come “tutti i leader sono d’accordo sul fatto che l’UE ha bisogno di far muovere questa agenda”.
I liberali europei, in questo ragionamento tutto politico, non chiudono alla semplificazione purché siano garantite tre cose: unione dei risparmi, investimenti, e sovranità energetica attraverso l’attenzione a fonti pulite. Sono le condizioni ricordate dalla capogruppo di Renew Europe in Parlamento, Valerie Hayer, che ribadisce il sostegno della famiglia liberale ad una velocizzazione del potenziamento del mercato unico.
Senza voler addentrarsi troppo nelle logiche e nelle alleanze politiche, basta dire che il PPE in Consiglio vanta quasi la metà dei leader, 12 su 27 (Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Finlandia, Germania, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Polonia. Portogallo, Svezia). Con il sostegno dei leader liberali (Estonia, Francia, Irlanda, Slovenia) e anche degli indipendenti non di sinistra (Lituania, Paesi Bassi, Romania): ci sono i numeri per approvare ulteriore semplificazione, l’opzione più gettonata, e anche procedere tramite cooperazione rafforzata, qualora si voglia optare per questa possibilità riconosciuta.
Vero è che al tavolo di domani potrà sancirsi l’incrinatura sempre maggiore del cosiddetto asse franco-tedesco, con la spaccatura tra i due sul debito comune, sul commercio (vedere la voce accordo UE-Mercosur), sulla preferenza degli acquisti europei e sulle risposte da dare all’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump. Ieri (10 febbraio), in un’intervista rilasciata ad alcune testate europee, tra cui il Sole 24 Ore, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha avvertito che “l’Europa affronta uno stato d’emergenza geopolitica e geoeconomica” e che “se il continente non investirà nella propria economia” e “non rimuoverà più rapidamente gli ostacoli alla crescita, verrà ‘spazzato via’ dalla tecnologia americana e dalle importazioni cinesi”. Al centro delle sue parole, la questione dei finanziamenti necessari, stimati in circa 1.200 miliardi di euro l’anno tra investimenti pubblici e privati per le tecnologie verdi e digitali, la difesa e la sicurezza. Il suo appello è di “mobilitare il nostro risparmio e creare una capacità comune di indebitamento per queste spese orientate al futuro”. Appello subito respinto da Berlino: un funzionario del governo tedesco vicino al cancelliere Friedrich Merz ha spiegato che la Germania è contraria alla proposta di un debito comune europeo, sottolineando che come “distragga dall’argomento principale, ovvero il problema della produttività” europea in discussione al vertice di domani. “E’ vero che abbiamo bisogno di maggiori investimenti, ma a essere onesti questo aspetto rientra nel contesto del quadro finanziario pluriennale”, ha affermato il funzionario.
![Il castello di Alden Biesen, in Belgio, dove si riuniranno i leader dell'UE per il vertice informale dedicato a mercato unico e competitività [foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/02/aldenbiesen-750x375.jpg)

![Mario Draghi alla Patroonsfeest 2026 dell'università di Leuven [Leuven, 2 febbraio 2026]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/02/draghi-leuven1-350x250.png)








