Bruxelles – Con gli occhi del mondo rivolti su Gaza, Israele sta portando avanti una politica di annessione silenziosa (e violenta) della Cisgiordania. La nuova stretta approvata dal gabinetto di sicurezza israeliano faciliterà l’acquisizione di terre palestinesi da parte dei coloni e autorizza l’esercito di Tel Aviv a condurre operazioni di controllo e demolizioni nei territori amministrati dall’Autorità Nazionale Palestinese. Israele continua ad agire nell’impunità: a poco servono le critiche di Bruxelles, che ha definito le misure “controproducenti e incompatibili con il diritto internazionale“. L’unico che può rallentare Benjamin Netanyahu è Donald Trump, che oggi (11 febbraio) incontrerà il primo ministro israeliano alla Casa Bianca.
Secondo i dati raccolti da Ocha-Opt, l’Ufficio dell’Onu per gli Affari umanitari per i territori occupati palestinesi, dal 7 ottobre 2023 gli attacchi compiuti dalle forze israeliane e dai coloni in tutta la Cisgiordania occupata hanno ucciso almeno 1.113 persone, tra cui 230 minori. Più di 21 mila palestinesi sono stati incarcerati. L’espansione degli insediamenti israeliani è aumentata notevolmente. Durante le feste natalizie, Tel Aviv aveva approvato 19 nuove colonie, portando il numero totale approvato negli ultimi tre anni a 69. In quell’occasione, il ministro delle Finanze, l’estremista religioso Bezalel Smotrich, aveva rivendicato: “Sul campo, stiamo bloccando la creazione di uno stato terrorista palestinese”.
Le nuove misure unilaterali annunciate lunedì prevedono l’abrogazione di un divieto decennale sulla vendita diretta di terreni in Cisgiordania e la declassificazione dei registri catastali locali. In questo modo, rendendo pubbliche le identità dei proprietari palestinesi, coloni e società immobiliari israeliane avranno gioco facile nel fare pressioni e forzarli a vendere i propri terreni. Inoltre, il gabinetto di sicurezza di Tel Aviv ha autorizzato le IDF a condurre operazioni di controllo e demolizioni nelle zone A e B della Cisgiordania, quelle amministrate dall’Autorità Nazionale Palestinese. Tre mosse che rinsaldano quella connivenza tra coloni e forze dello Stato, che insieme portano avanti da anni la progressiva annessione della Cisgiordania e svuotano di fatto gli accordi di Oslo e l’ipotesi di uno Stato palestinese.

“È una ricetta per un maggiore controllo, disperazione e violenza”, ha denunciato Philippe Lazzarini, commissario generale dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi. “Queste misure rappresentano anche un nuovo colpo al diritto internazionale, creando pericolosi precedenti con ripercussioni a livello globale”, ha aggiunto. In una nota diffusa oggi, l’Alta rappresentate UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Suica, e la commissaria per la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib, hanno “esortato tutte le parti ad astenersi dall’adottare misure unilaterali che aumentano le tensioni e compromettono ulteriormente le possibilità di una soluzione negoziata”.
Le misure israeliane “rischiano di compromettere gli sforzi internazionali in corso volti alla stabilizzazione e al progresso degli sforzi di pace nella regione”, ha sottolineato l’esecutivo comunitario, ricordando che “l’UE mantiene da tempo una posizione di non riconoscimento della sovranità di Israele sui territori occupati dal giugno 1967, in linea con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
Ma Israele ha dimostrato negli ultimi anni di non tenere conto in alcun modo delle critiche di Bruxelles. E la stessa Unione europea ha fallito, per mancanza di volontà politica di diversi dei suoi Stati membri, nel cercare di mettere un freno alle violenze di Tel Aviv e alle sue palesi violazioni del diritto internazionale a Gaza e in Cisgiordania. La stessa Kallas, dopo il cessate il fuoco, sembra aver rinunciato a rimettere sul tavolo le sanzioni economiche – e le misure restrittive contro Smotrich e l’altro ministro estremista, Itamar Ben-Gvir – proposte dalla Commissione europea la scorsa estate.
L’unica voce che Netanyahu sembra non poter ignorare è quella di Donald Trump, da cui dipende essenzialmente la sua sopravvivenza politica. Oggi i due si incontreranno a Washington: il focus è sull’Iran, ma la Casa Bianca ha fatto filtrare una decisa irritazione per le misure approvate da Tel Aviv. “Una Cisgiordania stabile mantiene Israele sicuro ed è in linea con l’obiettivo di questa amministrazione di raggiungere la pace nella regione”, ha affermato un funzionario citato dal sito di notizie Axios.

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