Bruxelles – In dirittura d’arrivo l’iter di approvazione del maxi-prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina per il 2026 e il 2027. E non può essere altrimenti, perché secondo le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale le casse statali di Kiev saranno vuote già ad aprile. Il Parlamento europeo ha adottato oggi (11 febbraio) a larghissima maggioranza, con procedura d’urgenza, tre misure che compongono la struttura del prestito. L’obiettivo è fare in modo che la Commissione possa erogare una prima tranche già nel secondo trimestre dell’anno. E affinché ciò avvenga, manca ora solo l’adozione formale del Consiglio dell’UE.
Il pacchetto per il sostegno all’Ucraina per il 2026-27 era composto da tre atti legislativi: la proposta relativa al prestito vero e proprio, la modifica dello Ukraine Facility (lo strumento attraverso cui erogare il prestito) e la revisione del bilancio pluriennale dell’Unione, necessario per garantire l’indebitamento sui mercati. Al netto di poche decine di voti, tutti e tre sono stati approvati con lo stesso ampio supporto: il prestito da 90 miliardi all’Ucraina, di cui 30 di assistenza macrofinanziaria e 60 per il supporto militare, è stato approvato con con 458 voti favorevoli, 140 contrari e 44 astensioni.
Compatta a sostegno dell’Ucraina – salvo per pochissime defezioni – la ‘piattaforma’ europeista, composta da Partito Popolare, socialdemocratici (S&D) e dai liberali di Renew. Anche la quasi totalità del gruppo di destra dei Conservatori e Riformisti (ECR) e dei Verdi hanno approvato il prestito. Contrari i due gruppi sovranisti, i Patrioti per l’Europa (PfE) e Europa delle Nazioni Sovrane (ENS). Si è sfilacciata invece The Left, con 8 membri che hanno votato a favore, 20 contrari e 13 astenuti. Tra le delegazioni italiane, Lega e Movimento 5 Stelle si sono opposte al prestito. I 3 italiani di Alleanza Verdi e Sinistra si sono astenuti.
Il maxi-prestito, come indicato dai capi di Stato e di governo dell’UE, lo scorso dicembre, sarà finanziato attraverso prestiti dell’UE sui mercati dei capitali e sarà garantito dal bilancio comunitario. Kiev sarà tenuta a rimborsarlo solo dopo che la Russia avrà pagato i risarcimenti di guerra. Vista l’opposizione di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, la decisione è stata presa attraverso la procedura di cooperazione rafforzata con la partecipazione di 24 Stati membri.
La prima linea di prestito, i 30 miliardi per l’assistenza economica, sarà inquadrata in una strategia di finanziamento che sarà preparata dal governo di Kiev e approvata dai Paesi membri. Il finanziamento “sarà subordinato a rigorose condizioni, quali il rispetto dello Stato di diritto, compresa la lotta alla corruzione”. Sui restanti due terzi del totale, quelli per il sostegno alle capacità dell’Ucraina di investire nelle capacità industriali di difesa e di acquistare attrezzature militari, il Parlamento non ha potuto fare altro che confermare la linea decisa dai Paesi membri, e cioè che armi ed attrezzature militari dovrebbero “in linea di principio” essere acquistati solo da aziende dell’UE, dell’Ucraina stessa o dei Paesi SEE-EFTA (Islanda, Liechtenstein e Norvegia).
Il Consiglio ha previsto una serie di deroghe mirate, nei casi in cui in tali Paesi non esistano o non siano disponibili prodotti “nella quantità richiesta e con tempi di consegna commisurati all’urgenza della situazione e alle esigenze operative immediate dell’Ucraina”, o se “i tempi di consegna di tali prodotti sono notevolmente inferiori rispetti a quelli di prodotti” provenienti dall’UE e dai Paesi SEE-EFTA.
In questi casi, l’Ucraina potrà acquistare gli armamenti di cui ha bisogno anche dai Paesi che hanno concluso un accordo bilaterale con l’UE per l’accesso a SAFE, lo strumento da 150 miliardi di euro per prestiti per investimenti sulla difesa, e da quelli che “hanno stretto un partenariato in materia di sicurezza e difesa con l’UE, che si sono impegnati a fornire un contributo finanziario equo e proporzionato ai costi derivanti dal prestito e che stanno fornendo un sostegno finanziario e militare significativo all’Ucraina”.











