Bruxelles – La proposta di bilancio UE per il periodo 2028-2034, così come organizzata, non va bene. L’impianto disegnato dalla Commissione europea produce “molteplici rischi per la sana gestione finanziaria“, e servono dunque ripensamenti. La Corte dei Conti europea censura l’intero collegio dei commissari e ancor più la presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, che ha fortemente voluto un fondo unico che accorpa fondi agricoli proveniente dalla Politica agricola comune (PAC) e fondi di coesione, nonostante la ferma opposizione in Consiglio e la contrarietà in Parlamento, dove addirittura il gruppo PPE di cui la stessa von der Leyen fa parte ha prodotto levate di scudi. Ora i revisori di Lussemburgo aggiungono un’ulteriore bocciatura a quelle già registrate.
La questione, si spiega nella relazione pubblicata dalla Corte dei Conti UE, sta nella portata della proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale (MFF 2028-2034). Le proposte della Commissione europea “modificano in maniera sostanziale le modalità di pianificazione, gestione e controllo della spesa dell’UE”, in un modo considerato insostenibile e ingestibile.
A rendere insostenibile il prossimo MFF è proprio il fondo unico voluto da von der Leyen. La Corte ravvisa qui almeno quattro criticità: innanzitutto gli Stati membri “potrebbero far fatica, mediante i rispettivi piani nazionali, a perseguire in modo soddisfacente tutti gli obiettivi dell’UE ed adattare al contempo gli interventi alle necessità di sviluppo regionali e nazionali”. In secondo luogo, “sebbene la proposta prometta una maggiore semplificazione, ciò avvenire principalmente a livello della Commissione, mentre l’onere amministrativo gravante su Stati membri, regioni e beneficiari potrebbe restare immutato o aumentare”. Ancora, il quadro di garanzia proposto comporta “rischi per la rendicontabilità”, visto che “la proposta riduce il ruolo della Commissione e fa maggiore affidamento sui sistemi di controllo nazionali, nei quali la Corte ha continuamente rilevato punti deboli negli anni precedenti”.
Infine, il ‘modello PNRR’ del bilancio UE, con soldi erogati solo dopo il raggiungimento di traguardi e obiettivi, rende “cruciale che detti traguardi siano definiti in modo preciso, in modo che risulti chiaro se siano stati effettivamente raggiunti”, cosa che al momento non è garantita. Al tal proposito, la Corte dei conti dell’UE rileva che “un quarto dei settori di intervento manca di indicatori di risultato ed il regolamento proposto non prevede indicatori di impatto, complicando quindi le valutazioni”. In altre parole,” il quadro di performance proposto rischia di misurare i progressi di attuazione invece del grado di conseguimento degli obiettivi dell’UE”. Da qui la richiesta, per i revisori di Lussemburgo necessaria, ad “introdurre misure di salvaguardia più decise“.


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