Bruxelles – Il popolo danese tornerà alle urne nel giro di un mese. Ad annunciarlo oggi (26 febbraio) è stata la premier del Paese, Mette Frederiksen, durante un discorso pronunciato al Folketing, il parlamento della Danimarca. “Ho suggerito al re Federico X di indire le elezioni parlamentari anticipate per il 24 marzo“, ha dichiarato, decidendo così di accorciare la legislatura in corso, la cui scadenza naturale era prevista per il 31 ottobre.
Per quanto la leader socialdemocratica non ne abbia fatto esplicitamente menzione, la scelta del voto anticipato è almeno in parte riconducibile alla recente crescita del suo partito nei sondaggi: nell’ultimo mese e mezzo, i Socialdemocratici hanno guadagnato diversi punti percentuali nella maggior parte delle rilevazioni, passando dal 18 per cento dello scorso dicembre al 22 per cento della scorsa settimana. Si tratta di numeri che, se confermati nelle urne, permetterebbero al principale partito di centro-sinistra del paese di conquistare la maggioranza relativa dei seggi con uno scarto di circa nove punti percentuali rispetto al principale competitor: il Partito Popolare Socialista, appartenente alla sinistra ecologista e fermo al 13 per cento.
Il balzo in avanti dei Socialdemocratici ha colto di sorpresa buona parte degli analisti politici in Danimarca, specialmente alla luce della debacle elettorale che il partito ha subito alle ultime elezioni municipali. Nel mese di dicembre, i Socialdemocratici hanno dovuto fare i conti con una perdita di consensi in ben 87 dei 98 comuni al voto e – soprattutto – con la clamorosa sconfitta a Copenhagen, città nella quale governavano ininterrottamente dal 1903 e passata proprio nelle mani del Partito Popolare Socialista. Da lì, però, le cose hanno preso una piega inaspettata per Frederiksen e i suoi e la spiegazione è una e molto semplice: le ripetute minacce di annessione della Groenlandia da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Frederiksen – criticata aspramente a livello domestico per l’incapacità di gestire adeguatamente la crisi abitativa del paese e per una parziale svolta a destra impressa al suo partito (in Italia è divenuta nota per l’alleanza stretta con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in tema di immigrazione irregolare) – si è buttata così sulla politica estera per recuperare terreno. Sin dalle prime uscite di Trump sulla Groenlandia – un territorio semiautonomo all’interno del Regno di Danimarca – la premier danese ha mantenuto un atteggiamento da molti giudicato come particolarmente assertivo e deciso per difendere la sovranità territoriale del suo Paese. Da quel momento, la sintonia tra l’esecutivo e il ‘paese reale’ – guardando ai sondaggi – sembra essere tornata.
Alla luce di ciò, non è un caso che anche oggi, durante il suo intervento al Volketing, Frederiksen abbia dedicato ampio spazio al tema del rapporto tra Copenhagen e Washington e alle sue potenziali ripercussioni sulla sicurezza della Danimarca. “La sicurezza – ha scandito la prima ministra – rimarrà il nucleo fondamentale della politica danese per molti, molti anni a venire. Come danesi e come europei, dovremmo davvero imparare a camminare sulle nostre gambe, definire la nostra relazione con gli USA e riarmarci per assicurare la pace nel nostro continente”. Poi, riferendosi direttamente alla questione artica, Frederiksen ha nuovamente avvertito Trump: “Il conflitto sulla Groenlandia non è ancora terminato e, nonostante l’avvio della campagna elettorale, il governo continuerà sicuramente a prendersi cura degli interessi dei danesi“.
Se Frederiksen sembra essere riuscita nell’impresa di recuperare parte dei consensi perduti, un’eventuale vittoria nelle elezioni di fine marzo aprirebbe una partita altrettanto complicata: la composizione della coalizione di governo. Al momento, i Socialdemocratici governano con il Venstre (liberali di centro-destra) e i Moderati (centro), ma proprio questa apertura verso destra era stata alla base dell’abbandono di Frederiksen da parte dei suoi elettori più progressisti. L’alternativa potrebbe essere una nuova alleanza con le forze di sinistra.
In ogni caso, la premier sa di avere il fattore tempo dalla sua parte e per ora rimane prudente: “Visti i tempi che corrono, non escludo nulla a priori ed eviterò di porre condizioni assolute”, ha dichiarato al termine del suo intervento.











