Bruxelles – Nei Territori Palestinesi Occupati non si può neppure giocare a calcio. Ai bambini palestinesi non è concesso di poter scappare neppure un attimo dalle condizioni di vita di un territorio martoriato dalla risposta militare israeliana ad Hamas, perché il governo di Benjamin Netahyahu ha ordinato la demolizione del campo sportivo del campo profughi di Aida, nei pressi di Betlemme, in Cisgiordania occupata. Una scelta motivata dalla mancanza di permessi edilizi, e che non passa inosservata a Bruxelles, dove l’esponente di AVS, Mimmo Lucano, chiede cosa può fare e cosa intende fare l’Unione europea di fronte ad una scelta da censurare.
“La struttura è utilizzata principalmente da bambini e giovani del campo e costituisce uno dei pochi spazi comunitari accessibili in un contesto caratterizzato da forti restrizioni alla libertà di movimento e da difficili condizioni socio-economiche”, denuncia Lucano nella sua interrogazione rivolta al collegio dei commissari, a cui ricorda che “la sua eventuale demolizione potrebbe incidere negativamente sul benessere dei minori e sulla coesione sociale della comunità locale”.
L’UE dovrebbe muoversi, la richiesta dell’europarlamentare italiano, che però ottiene le ormai solite risposte di rito. La Commissione “è a conoscenza dell’ordine di demolizione emesso dalle autorità israeliane nei confronti della struttura sportiva nel campo profughi di Aida e sta monitorando attentamente gli sviluppi“, assicura la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica. Di fronte all’ordine emesso “l‘UE invita Israele a fermare la demolizione e a garantire che i bambini non siano privati del loro diritto di praticare sport e di crescere in un ambiente sicuro e sano”.
I toni usati dal team von der Leyen suonano tutt’altro che risoluti e minacciosi, e non fanno che ribadire una volta di più la difficoltà di un’Unione europea di fronte a interlocutori dal peso politico ed economico rilevante. Con Israele la posizione tenuta è stata balbettante, con tanti e ripetuti richiami al rispetto del diritto internazionale e nulla più. Anche nel caso del campo da calcio per bambini si assiste alla stessa storia: “L’UE esorta inoltre Israele a rispettare gli obblighi che a esso incombono in virtù del diritto internazionale nei Territori Palestinesi Occupati, compresa la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata da Israele nel 1991”, l’invito di Šuica. Ed è il massimo che riesce, e forse può, dire.










