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    Home » Politica Estera » L’Ungheria ferma le sanzioni UE sui coloni israeliani in Cisgiordania. Kallas: “Non decide la maggioranza, ma un solo Paese”

    L’Ungheria ferma le sanzioni UE sui coloni israeliani in Cisgiordania. Kallas: “Non decide la maggioranza, ma un solo Paese”

    Budapest rappresentata dal ministro Péter Szijjártó ha bloccato anche il 20esimo pacchetto di sanzioni alla Russia, e ha ritrattato il sì al maxi-prestito all'Ucraina, concordato dai leader a dicembre

    Annachiara Magenta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/annacmag" target="_blank">annacmag</a> di Annachiara Magenta annacmag
    23 Febbraio 2026
    in Politica Estera
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    Bruxelles – L’Ungheria di Viktor Orbán torna a dar fastidio. Questa volta bloccando l’adozione di sanzioni contro i coloni violenti israeliani nella Cisgiordania occupata. “Questo è chiaramente il problema nel nostro processo decisionale: non facciamo quello che vuole la maggioranza, ma facciamo solo quello che vuole quel Paese”, scandisce in conferenza stampa al termine del Consiglio Affari esteri di oggi (23 febbraio) l’Alta rappresentante dell’Unione Europea per la Politica estera e la sicurezza, Kaja Kallas.

    Nonostante la presenza dell’Alto rappresentante per Gaza, Nikolai Mladenov, e un programma serrato sugli aiuti umanitari in Medio Oriente, l‘azione diplomatica di Bruxelles si è scontrata con il muro alzato dal ministro degli Esteri Péter Szijjártó. Al centro della disputa non c’è solo la posizione politica dell’Unione, ma l’attivazione di sanzioni mirate contro persone fisiche e giuridiche responsabili di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani ai danni dei palestinesi in Cisgiordania.

    Se sulla carta l’Unione Europea può imporre misure restrittive contro chi viola i diritti umani, nella pratica il meccanismo decisionale rende il percorso più complesso, perché è richiesta l’unanimità degli Stati membri per adottarle. Nel caso specifico, quello di Budapest è stato l’unico voto contrario all’adozione di sanzioni contro i coloni israeliani estremisti attivi nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, di fatto bloccando la volontà di tutti gli altri 26. Secondo l’Alta rappresentante Kallas, l’episodio è il sintomo di un problema strutturale legato al processo decisionale del Consiglio dell’UE: “Lo abbiamo visto con le sanzioni russe, lo troviamo anche nel dibattito sul Medio Oriente”. Una criticità che, ha sottolineato Kallas, si è ripresentata più volte e che nella stessa giornata si è manifestata due volte, sempre per iniziativa di Budapest, sia sul dossier relativo ai coloni violenti sia su quello che riguarda la Russia. L’Ungheria è lo stesso Paese, infatti, che ha bloccato il 20esimo pacchetto di sanzioni alla Russia, e ha ritrattato il sì al maxi-prestito all’Ucraina, concordato dai leader a dicembre. Per Kallas, una “tirannia del voto unico”.

    L’Alta rappresentante ha, poi, sottolineato come le misure contro gli estremisti in Cisgiordania “siano sul tavolo da tempo”, in un contesto che vede già 135 individui e 37 entità sottoposti a restrizioni. L’ultimo precedente risale al 15 luglio 2025, quando l’UE colpì anche un gruppo di attivisti israeliani colpevoli di bloccare i convogli umanitari diretti a Gaza, privando la popolazione di beni essenziali come cibo, acqua e carburante. Il quadro normativo di riferimento resta il regolamento adottato il 7 dicembre 2020, che ha istituito il regime globale di sanzioni in materia di diritti umani. Tale strumento è nato per colpire le persone, le entità e gli organismi – compresi attori statali e non statali –  responsabili di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto il mondo, coinvolti in tali atti o ad essi associati, indipendentemente dal luogo in cui si verificano. Un quadro che si applica a genocidio; crimini contro l’umanità; tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti; schiavitù; esecuzioni e uccisioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie; sparizioni forzate e arresti o detenzioni arbitrari. Eppure, nonostante la gravità delle violazioni documentate, l’architettura istituzionale di Bruxelles continua a mostrare il fianco ai veti incrociati, trasformando quello che dovrebbe essere un lavoro da esempio su scala globale in un complesso braccio di ferro burocratico tra gli Stati membri.

    Tags: bruxellescisgiordaniacolonigazaisraelekaja kallasMedio Orientepolitica esterasicurezzaueunione europea

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