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    Home » Politica Estera » Iran, ora l’UE teme per la sicurezza alimentare e una nuova crisi migratoria

    Iran, ora l’UE teme per la sicurezza alimentare e una nuova crisi migratoria

    L'Alta rappresentante Kallas: "Dallo stretto di Hormuz passano anche i fertilizzanti. Se si bloccano allora ci sarà anche privazione di cibo in Africa"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Marzo 2026
    in Politica Estera
    Lo stretto di Hormuz (Credits: Jonathan Raa / IPA agency)

    Lo stretto di Hormuz (Credits: Jonathan Raa / IPA agency)

    Bruxelles – Una crisi agricola, che si tramuta in crisi alimentare, e che a sua volta si trasforma in una nuova crisi migratoria di persone che sfuggono dalla fame. È l’altro aspetto della guerra con l’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz e lo espone l’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, preoccupata come non mai per le ripercussioni diverse da quelle energetiche di un conflitto dagli effetti dirompenti.

    “La vera questione è come mantenere aperto lo stretto”, afferma al suo arrivo al Consiglio per i lavori di ministri degli Esteri oggi (16 marzo) a Bruxelles. Sì, ribadisce, lo stop al transito di merci è un problema innanzitutto dal punto di vista energetico, ma “è problematico anche per i fertilizzanti“, avverte. “Se quest’anno ci sarà carenza di fertilizzanti, ci sarà anche carenza di cibo l’anno prossimo“, con tutto ciò che ne consegue per la produzione agricola e le derrate alimentari. Ecco perché, spiega, “abbiamo discusso con [il segretario generale dell’ONU] Antonio Guterres su come risolvere” la situazione. “Se lo stretto di Hormuz è bloccato e i fertilizzanti non riescono a passare, allora ci sarà anche privazione di cibo in Africa, ad esempio“.

    Ecco le altre paure tutte europee, legate a nuove pressioni sulle frontiere esterne dell’UE. È questo un aspetto tutto nuovo di una guerra che ha finito col ridefinire l’agenda dei leader in vista del vertice del Consiglio europeo di questa settimana (19-20 marzo), ora non più orientata alla sola questione del caro-energia.

    Per scongiurare la paralisi totale dello stretto di Hormuz, l’Alta rappresentante dell’UE ammette di aver avviato un ragionamento con il segretario generale delle Nazioni Unite “sulla possibilità di avere lo stesso tipo di iniziativa avuta sul Mar Nero per far uscire il grano dall’Ucraina”, e dunque i corridoi internazionali di solidarietà aperti all’indomani dello scoppio della guerra russo-ucraina attraverso l’iniziativa per il grano del mar nero.

    Intanto, la stessa Kallas ragiona alla possibilità di “cambiare ed estendere il mandato di Aspides”, la missione marittima lanciata per garantire il transito commerciale nel Mar Rosso dopo l’attacco dei ribelli Houthi, e che potrebbe essere dispiegata per Hormuz. La Germania però frena, e questo mette tutto in salita.

    Tags: AfricaciboimmigrazioneIrankaja kallasonusicurezza alimentarestretto di hormuzue

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