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    Home » Politica » L’Italia ancora tra i cinque Paesi UE che “smantellano” lo Stato di diritto

    L’Italia ancora tra i cinque Paesi UE che “smantellano” lo Stato di diritto

    Secondo il rapporto annuale di Liberties, il governo di Giorgia Meloni ha "proseguito il percorso avviato nel 2022", erodendo progressivamente lo Stato di diritto e lo spazio civico

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    30 Marzo 2026
    in Politica
    Giorgia Meloni Viktor Orbán Ungheria Italia Ue

    Bruxelles – I governi di cinque Paesi UE stanno minando “in modo sistematico e intenzionale” lo Stato di diritto. Per dirla con la definizione scelta da Liberties, l’Unione per le Libertà Civili in Europa, sono “smantellatori” degli standard democratici in quattro aree fondamentali: giustizia, lotta alla corruzione, libertà dei media e equilibri tra i poteri. Nel rapporto Liberties Rule of Law 2026, nella lista nera finiscono Italia, Ungheria, Slovacchia, Croazia e Bulgaria.

    Redatto da una rete indipendente di quasi 40 organizzazioni per i diritti umani provenienti da 22 Paesi dell’UE, il settimo rapporto annuale mostra un quadro inquietante. Oltre ai cinque “smantellatori”, che stanno “attivamente erodendo le istituzioni dello Stato di diritto”, individua una regressione in sei democrazie “tradizionalmente solide”: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Malta e Svezia. E dieci Paesi in cui non si sono verificati “progressi significativi in nessuna direzione”: Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovenia e Spagna.

    La lista nera è la stessa della passata edizione, al netto della Romania. Se l’Ungheria di Viktor Orbán “rimane in una categoria a sé stante, continuando a perseguire leggi e politiche sempre più regressive senza alcun segno di cambiamento”, e il governo “populista, autoritario e filo-moscovita” di Robert Fico sta prendendo a picconate lo Stato di diritto in Slovacchia, in Italia il governo di Giorgia Meloni “ha proseguito il percorso avviato nel 2022“. Un governo che “ha progressivamente eroso lo Stato di diritto e lo spazio civico”, si legge nel paragrafo dedicato al Belpaese. Le tappe, dal caso Almasri allo scandalo sugli spyware contro attivisti e giornalisti, dal braccio di ferro con i giudici sui centri per persone migranti in Albania, fino al “culmine” con il decreto Sicurezza, convertito in legge nel giugno 2025.

    Lungo tutto lo scorso anno, “da un lato il governo italiano è riuscito a rafforzare le istituzioni riducendo le responsabilità dei funzionari pubblici e aumentando le garanzie, specialmente per le forze dell’ordine”, dall’altro ha intensificato “le minacce contro le opinioni dissenzienti, la repressione violenta delle manifestazioni, l’intensificazione delle politiche discriminatorie nei confronti delle minoranze etniche e dei migranti, la severa criminalizzazione degli attivisti e una crescente pressione politica sulla magistratura”.

    Il rapporto suggerisce che, se la Commissione europea riconoscesse nella sua relazione annuale sullo Stato di diritto le preoccupazioni evidenziate in questa relazione indipendente, “sarebbero probabilmente sufficienti” per innescare una procedura ai sensi dell’articolo 7, il meccanismo sanzionatorio – attivato nei confronti dell’Ungheria nel 2018 – per gli Stati membri che violano in modo grave e ripetuto i valori fondamentali dell’UE. Lo stesso vale per i meccanismi di condizionalità di bilancio, che l’UE “potrebbe attivare” nei confronti di Roma “come forma di sanzione per esigere modifiche legislative”. Il rapporto evidenzia che, alla fine del 2025, l’Italia aveva 69 procedure di infrazione in corso.

    Secondo Liberties, “molti primi segnali di una progressiva e grave erosione dello spazio civico e dello Stato di diritto sono descritti con precisione dalle organizzazioni della società civile, ma ignorati dalla Commissione europea e negati dal governo“. Dal rapporto non esce indenne nemmeno Bruxelles, dove “nel corso del 2025 le stesse istituzioni dell’UE hanno rispecchiato molte delle questioni riscontrate negli Stati membri”. Hanno cioè “normalizzato il ricorso a procedure legislative eccezionali e accelerate, ridotto le protezioni dei diritti fondamentali e condotto una campagna concertata contro le organizzazioni di controllo”.

    Ma se “la credibilità dell’UE come custode e portabandiera degli standard dello Stato di diritto è ulteriormente minata dalle sue stesse azioni”, la conseguenza è che gli Stati membri seguono sempre meno le raccomandazioni che arrivano da Bruxelles. L’UE “ha bisogno di un approccio più forte e mirato. Ciò dovrebbe includere una rendicontazione sistematica, raccomandazioni chiare con parametri di riferimento misurabili e misure coerenti per avviare azioni legali o di altro tipo quando i paesi non si conformano”, ha affermato Kersty McCourt, consulente senior per la difesa dei diritti presso la Civil Liberties Union for Europe. “Solo allora la Relazione sullo Stato di diritto potrà funzionare come lo strumento preventivo che era originariamente destinata ad essere”, ha aggiunto. Ma più di tutto, serve la volontà politica di farlo. Anche contro i governi degli Stati membri.

    Tags: Civil liberties union for Europeitaliastato di diritto

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