Bruxelles – Il Parlamento di Israele ha approvato ieri sera (30 marzo) una legge che prevede la condanna a morte come pena predefinita per i palestinesi accusati di terrorismo. “Un grave passo indietro rispetto alle posizione che Israele ha espresso in passato”, è il commento che arriva da Bruxelles. “Un ulteriore allontanamento di Israele dal quadro di valori a cui ha storicamente scelto di associarsi“, afferma da Strasburgo il Consiglio d’Europa. Un nuovo strappo di Tel Aviv, che riaccende i riflettori sull’immobilismo dell’UE, che non ha avuto il coraggio di approvare nemmeno le simboliche sanzioni economiche e politiche proposte dalla Commissione europea sei mesi fa.
La legge, promossa dal partito di estrema destra Otzma Yehudit del ministro Itamar Ben-Gvir, stabilisce un principio sfacciatamente discriminatorio: che la pena di morte sia la pena predefinita non per chiunque sia accusato di terrorismo, ma per i cittadini palestinesi accusati di terrorismo. I tribunali potranno infliggere la pena di morte senza una richiesta da parte dei pubblici ministeri e con una decisione a maggioranza semplice. Anche i tribunali militari nella Cisgiordania occupata saranno autorizzati a emettere condanne a morte. L’ultima persona ad essere giustiziata in Israele è stato il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, nel 1962. Israele ha abolito la pena di morte per i reati comuni nel 1954.
Le principali organizzazioni per i diritti umani israeliane hanno denunciato la legge come “un atto di discriminazione istituzionalizzata e di violenza razzista contro i palestinesi”. L’Associazione per i diritti civili in Israele ha dichiarato di aver presentato ricorso contro la legge presso la Corte Suprema israeliana, che dovrà riesaminare – e potenzialmente annullare – il provvedimento. Il ministro estremista Ben Gvir, prima della votazione alla Knesset, ha esultato: “Da oggi, ogni terrorista saprà, e il mondo intero saprà, che lo Stato di Israele toglierà la vita a chiunque tolga una vita”.

Già ieri, i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui hanno evidenziato “il carattere di fatto discriminatorio” della legge, che “rischierebbe di minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici”. I quattro hanno aggiunto: “Il rifiuto della pena di morte è un valore fondamentale che ci unisce”. Per il Consiglio d’Europa, organizzazione per la difesa dei diritti umani con sede a Strasburgo, “la pena di morte è un anacronismo giuridico incompatibile con gli standard contemporanei in materia di diritti umani. Inoltre, qualsiasi applicazione della pena di morte che possa essere definita discriminatoria è inaccettabile in uno Stato di diritto”.
Oggi, un portavoce della Commissione europea ha affermato: “Il disegno di legge sulla pena di morte ci preoccupa molto. Si tratta di un chiaro passo indietro, oltre che di una legge di natura discriminatoria”. Le misure proposte da Bruxelles a settembre 2025, nell’ambito della revisione dell’Accordo di associazione UE-Israele, “sono ancora sul tavolo”, ha aggiunto. Pochi giorni fa, il Servizio europeo di Azione esterna (SEAE) aveva diffuso una nota in cui esortava Israele ad attenersi “al suo impegno nei confronti dei principi democratici, come si riflette anche nelle disposizioni dell’accordo di associazione UE-Israele”.
Bruxelles, dopo due anni di bombardamenti a Gaza e oltre 70 mila vittime palestinesi, aveva proposto di sanzionare due ministri del governo di Benjamin Netanyahu – Ben-Gvir e Bezalel Smotrich – e di imporre dazi a Israele su merci per 6 miliardi di euro. Una misura decisamente più ‘soft’ rispetto alla sospensione, parziale o totale, dell’Accordo di associazione che lega i due partner, che prevede, all’articolo 2, il rispetto dei diritti umani come prerogativa alle disposizioni dell’accordo. Ma sufficientemente severa per arenarsi al Consiglio dell’UE, dove i Paesi membri dovrebbero approvare le sanzioni politiche all’unanimità e quelle economiche a maggioranza qualificata.
La richiesta di agire ha ripreso nuovamente vigore alla luce della legge sulla pena di morte approvata dalla Knesset, in particolare dalla famiglia dei socialisti e democratici (S&D), parte attiva della maggioranza che sostiene la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Le autorità israeliane devono abrogare questa famigerata legge e il Consiglio deve agire immediatamente, anche sospendendo l’accordo UE-Israele“, ha affermato su X la presidente del gruppo all’Eurocamera, Iratxe Garcia Perez. Per Annalisa Corrado, eurodeputata del Partito Democratico, siamo di fronte a “un punto di non ritorno gravissimo”, ed è arrivato “il tempo che l’Unione europea sospenda l’accordo di associazione con Israele e assuma una posizione chiara, coerente e all’altezza dei suoi valori”. Le ha fatto eco Sandro Ruotolo, secondo cui “non possiamo continuare a mantenere rapporti politici e commerciali ordinari con il governo di Benjamin Netanyahu mentre si consumano violazioni dei diritti fondamentali”.
La richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele è oggetto anche di un’iniziativa dei cittadini, registrata dalla Commissione europea a novembre, che ha già raggiunto 580 mila firme.









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