Bruxelles – A ventiquattro ore di distanza dalla visita di una folta delegazione di ministri degli Esteri europei a Bucha, per commemorare il quarto anniversario del massacro di civili perpetrato dai russi nella città ucraina, la Commissione europea prova a lanciare segnali concreti di supporto a Kiev. Con un comunicato diffuso oggi (1 aprile), l’esecutivo comunitario ha annunciato il proprio via libera alla proposta di attuazione del prestito da 90 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina (il cosiddetto Ukraine Support Loan) per il biennio 2026-2027, che sarà ora sottoposta al Consiglio dell’Unione Europea per l’approvazione formale.
La proposta della Commissione si basa sulla Ukrainian Financing Strategy, presentata dal governo di Kiev lo scorso 24 marzo. “Con l’approvazione odierna di questo documento, definiamo chiaramente con quanto denaro vogliamo finanziare l’Ucraina tra questo e il prossimo anno, per quali scopi e attraverso quali canali“, ha spiegato Balasz Ujvari, portavoce di Palazzo Berlaymont, nel briefing con la stampa. Stando alla roadmap annunciata oggi, dunque, il prestito da 90 miliardi di euro non arriverà a Kiev tutto in una volta, ma sarà suddiviso in due tranche da 45 miliardi ciascuna: la prima dovrebbe essere erogata entro il 31 dicembre 2026, mentre la seconda è prevista per la fine del 2027.
Guardando più nel dettaglio ai fondi previsti per quest’anno, circa 16,7 miliardi di euro saranno destinati al sostegno al bilancio di Kiev e la loro erogazione – come si legge nel comunicato della Commissione – “resterà subordinata a rigorose condizioni in materia di rispetto dello Stato di diritto, lotta alla corruzione, resilienza economica e sostenibilità”. L’allocazione di questa quota di fondi avverrà attraverso due strumenti differenti: la Ukraine Facility, che finanzia riforme strutturali e progetti di ricostruzione, e l’Assistenza Macro-Finanziaria, che comprende prestiti concessi dall’UE per garantire liquidità immediata e coprire il fabbisogno di bilancio. In merito al secondo strumento, Ujvari ha spiegato che “come stabiliscono le regole europee, dobbiamo scrivere un memorandum of understanding (un’intesa formale tra Bruxelles e Kiev che determina con precisione come saranno utilizzati i fondi, ndr) e al momento lo stiamo discutendo con l’Ucraina”.
I rimanenti 28,3 miliardi di euro della tranche 2026, invece, verranno impiegati per il rafforzamento dell’industria della difesa ucraina. A tal proposito, particolare attenzione è stata dedicata alla questione dei droni. Normalmente, quando si utilizzano fondi europei per acquistare equipaggiamento militare, è necessario che almeno il 65 per cento delle componenti provenga dall’Unione Europea o da altri Stati aderenti al meccanismo SAFE (Security Action For Europe), come la Norvegia e l’Islanda. Tuttavia, per accelerare la fornitura di quelli che Ujvari ha definito “strumenti cruciali per la difesa dell’Ucraina”, la Commissione ha concesso una deroga: Kiev potrà acquistare droni anche da fornitori extraeuropei, senza rispettare la quota minima di componenti UE. L’obiettivo, in sintesi, è la rapidità degli acquisti, anche a costo di sacrificare l’origine geografica.
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha celebrato con entusiasmo il risultato odierno, sottolineando come l’esecutivo di Bruxelles abbia inviato un “messaggio chiaro: nel quarto anniversario del massacro di Bucha, rimaniamo pienamente e fermamente al fianco del coraggioso popolo ucraino e alla loro battaglia per la libertà”. Ma dietro questo ottimismo si nasconde il principale ostacolo all’approvazione definitiva del prestito da 90 miliardi: Viktor Orbán e il veto che il primo ministro dell’Ungheria mantiene da settimane sul pacchetto di aiuti, legando il suo assenso alla riattivazione delle forniture di petrolio russo tramite l’oleodotto Druzhba. Budapest sostiene che Kiev voglia mantenere interrotto il flusso dall’Ucraina, non facendo nulla per riparare ai danni, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha spiegato di poter lavorare per una piena ripresa dell’operatività dell’oleodotto entro un mese e mezzo.
Dopo aver offerto il suo sostegno alla risoluzione della situazione di Druzhba – e nell’attesa delle elezioni parlamentari ungheresi del prossimo 12 aprile dove Orbán appare sfavorito -, Bruxelles non esclude di ricorrere ad un piano B per trovare i fondi necessari a finanziare Kiev: l’utilizzo degli asset russi congelati. “Durante il Vertice di dicembre, il Consiglio Europeo ha chiarito che l’opzione è sempre sul tavolo, perciò gli Stati membri ci torneranno se sarà necessario”, ha spiegato Ujvari. Se – almeno per ora – il capitale immobilizzato resta inutilizzabile dall’UE, lo stesso non si può dire per gli interessi generati dai depositi. A tal proposito, sempre nella giornata di oggi, la Commissione ha annunciato di aver ricevuto 1,4 miliardi dai profitti sugli asset russi immobilizzati e l’intenzione ribadita da von der Leyen è quella di “utilizzarli per ciò che è più necessario: sostenere l’Ucraina e le sue coraggiose forze armate”.

![[foto: European Union , 2026 ]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/eu-ukraine-350x250.jpg)








