Scorrendo i messaggi su X postati da Ursula von der Leyen nelle ultime due settimane, grosso modo dopo il Consiglio europeo del 19 marzo scorso, si vedono molte immagini di lei in visita in Australia, stringendo mani, visitando istituzioni, depositando corone di fiori, siglando col premier Anthony Albanese l’importante accordo di libero scambio su cui ha avuto il merito di scommettere.
Da questo punto di vista, con la decisione di applicare in via provvisoria la parte commerciale dell’Accordo con il Mercosur e il via libera – condizionato – del Parlamento europeo all’accordo sui dazi con gli Stati Uniti, il bilancio della politica commerciale UE è senz’altro di segno più.
In tempi normali, nessuno si sarebbe stupito più di tanto se Ursula von der Leyen avesse consacrato tutte le sue energie e la sua esposizione mediatica su questi risultati positivi, anche perché è ben nota la sua indole a sovraintendere ad ogni attività di rilievo della Commissione europea,
Ma non viviamo tempi normali, con due guerre che incombono alle nostre porte, una drammatica crisi degli approvvigionamenti energetici e di molte catene del valore, di destabilizzazione dell’intera area medio orientale, di una recrudescenza del conflitto in Ucraina mentre si scoprono ministri ungheresi che sussurrano al Cremlino e che da Mosca prendono ordini, e soprattutto di tensione crescente fra i paesi europei e gli Stati Uniti, il cui presidente minaccia né più né meno di ritirare gli USA dall’Alleanza Atlantica.
Eh, allora l’assenza da giorni e giorni di interventi in prima persona della presidente della Commissione europea interpella, e il fatto che a comunicare sugli intendimenti dell’esecutivo UE sulla questione di più scottante attualità, e cioè l’impennata di prezzi di gas e petrolio, sia il commissario all’Energia Dan Jorsensen è significativo.
Oggi, proprio appena finito di scrivere questo intervento, un segnale però lo ha dato: è uscito un post su X a suo nome, ma di interventi pubblici niente, dall’Australia in poi nessuno l’ha più vista.
Qualcosa è successo. Escludendo si tratti di problemi personali, ciò potrebbe derivare dall’eccessiva esposizione mediatica precedente, anche su temi non strettamente di competenza della Commissione europea, come è stato fatto notare nelle settimane scorse in qualche cenacolo del Consiglio UE? Può darsi, ma sin dall’inizio del suo mandato queste critiche sono state ricorrenti, dando luogo anche a episodi spiacevoli come il famoso “Sofagate” in Turchia, ma non hanno mai scalfito più di tanto la volontà, giusta o sbagliata che sia, di Ursula von der Leyen di dare un volto all’Unione europea e, magari, dotarla anche di quel famoso “numero di telefono” di cui sentiva il bisogno Henry Kissinger quando diceva di voler parlare con l’UE.
Questa settimana, una delle più critiche che l’Europa abbia mai vissuto, presa a tenaglia dalle minacce trumpiane, dalla necessità di reagire tempestivamente alla crisi energetica che rischia di mettere in ginocchio famiglie ed imprese dando luogo a innumerevoli ”effetti collaterali”, e dalla decisione di Israele, Paese con il quale von der Leyen ha sempre sostenuto la necessità di mantenere l’accordo di Associazione che lo lega all’UE, di ripristinare la pena di morte, ma solo per i palestinesi, l’assenza di prese di posizione è assordante.
Anche a Bucha, in quell’Ucraina che spesso l’ha vista incarnare la voce e il sostegno dell’Europa contro l’aggressione russa, nell’anniversario della strage si sono visti i ministri degli esteri di molti paesi membri e l’Alta Rappresentante Kaja Kallas, ma lei no, quasi che, all’improvviso, la guerra fosse uscita dalle competenze della Commissione europea.
Perché?


![Ursula von der Leyen alla conferenza stampa a margine del Consiglio europeo, 19/03/26 [EU Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/ae32e99f-a547-4e72-b056-4c748216a96e-350x250.jpg)

![[Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/eu-flag-350x250.jpg)








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