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    Home » Politica » “Solo due mandati per il premier”: Magyar già al lavoro per scongiurare il ritorno di Orbán

    “Solo due mandati per il premier”: Magyar già al lavoro per scongiurare il ritorno di Orbán

    Durante la conferenza stampa post-voto, il vincitore delle elezioni in Ungheria ha specificato che la modifica costituzionale si applicherebbe anche in maniera retroattiva, rappresentando così la pietra tombale sulle future ambizioni politiche di Orbán

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    13 Aprile 2026
    in Politica
    Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, e il candidato dell'opposizione, Péter Magyar (Photo: © European Union, 1998 – 2026)

    Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, e il candidato dell'opposizione, Péter Magyar (Photo: © European Union, 1998 – 2026)

    Bruxelles – Scongiurare il rischio che l’ex primo ministro ungherese, Viktor Orbán, possa ripresentarsi alle urne tra quattro anni e provare così a recuperare il potere perso con la sconfitta di ieri (12 aprile) alle elezioni in Ungheria. Sembra essere questo l’obiettivo del primo provvedimento di modifica costituzionale che avrebbe in mente Péter Magyar, vincitore indiscusso del voto e futuro successore di Orbán. “In Ungheria, d’ora in poi, il primo ministro potrà ricoprire la carica solo per due mandati, per un totale di otto anni”, ha annunciato il leader di TISZA nel corso di una conferenza stampa tenuta all’indomani della vittoria elettorale. Magyar ha specificato che il provvedimento avrebbe carattere retroattivo e proprio questo aspetto lo renderebbe una sorta di pietra tombale sulle future ambizioni di governo di Orbán, avendo quest’ultimo già completato cinque mandati da capo dell’esecutivo.

    È probabile che Magyar abbia partorito l’idea ripercorrendo la parabola politica di quello che è stato il suo ‘padre putativo’ fino alla rottura consumatasi nel 2024. Il fondatore di Fidesz vinse per la prima volta le elezioni nel 1998, per poi essere sconfitto nel 2002 e trascorrere otto anni all’opposizione. Nel 2010, uscì nuovamente vincitore dalle urne e fu proprio a partire dal suo secondo mandato come primo ministro che Orbán inizio a smantellare l’assetto democratico dell’Ungheria trasformandola in quella che lui stesso ha definito, in un discorso fatto nel luglio 2014, come una ‘democrazia illiberale‘. Magyar sembrerebbe quindi muoversi per evitare il ripetersi di questo scenario, potendo anche contare su una composizione del Parlamento che gli permetterebbe di modificare la Costituzione con relativa facilità (a TISZA spettano 138 seggi, cinque in più rispetto alla ‘fatidica’ soglia dei due terzi).

    Pochi minuti dopo questo annuncio, Magyar ha ricevuto dalle mani del proprio assistente un foglietto di carta e leggendolo ha dato ai giornalisti presenti in sala la seconda rilevante notizia uscita da questa conferenza stampa. Il primo ministro in pectore ha spiegato di aver appena ottenuto “da una fonte interna al Ministero degli Esteri” informazioni secondo cui l’attuale capo della diplomazia ungherese, Péter Szijjártó, “si troverebbe attualmente nei propri uffici per distruggere documenti relativi alle sanzioni contro la Russia“. La notizia si inserisce nel più ampio contesto del caso politico relativo alle regolari telefonate intercorse tra Szijjártó e il suo omologo russo, Sergej Lavrov, nelle quali il primo avrebbe rivelato al secondo informazioni confidenziali discusse tra i ministri degli Esteri dei Paesi UE. In una delle chiamate diffuse dal quotidiano autore dell’inchiesta, l’americano The Washington Post, Lavrov chiedeva all’Ungheria di aiutare Mosca nel tentativo di convincere l’UE a rimuovere le sanzioni imposte su alcune personalità di spicco dell’oligarchia russa.

    “Molte persone pensavano che (Szijjártó, ndr) sarebbe sparito e che si sarebbe dimesso, ma vorrei rassicurare tutti dicendovi che oggi è ricomparso”, ha commentato ironicamente Magyar, prima di tornare serio e spiegare che il tentativo di distruggere informazioni confidenziali per scappare dalle proprie responsabilità “non li aiuterà, ma è utile per comprendere il contesto di quella che è la situazione in Ungheria”. Sottolineando come notizie di questo tipo rendano evidente quanto sarà difficile per il nuovo governo completare la transizione dall’era orbaniana, Magyar ha fatto notare che “normalmente un primo ministro eletto dovrebbe ricevere un resoconto sulle informazioni relative alla sicurezza nazionale da parte di quello uscente, ma non è quello che sta accadendo in Ungheria”. “Ci sono moltissimi trattati internazionali che costano miliardi agli ungheresi, ma nessuno ne conosce i dettagli, neanche io che sono il leader del principale partito di opposizione e il futuro capo del governo”, ha concluso.

    Se Magyar è stato ancora una volta molto duro nella critica alle ‘relazioni pericolose’ tra il governo Orbán e il Cremlino, le sue parole su alcune delle questioni più spinose relative al conflitto russo-ucraino fanno pensare che l’atteggiamento dell’Ungheria nei confronti della linea seguita dall’UE potrebbe cambiare molto meno di quanto una lettura superficiale di queste elezioni suggerirebbe. Sulla questione del nuovo prestito europeo a Kiev da 90 miliardi di euro, ad esempio, il prossimo primo ministro ha aperto alla possibilità di revocare il veto posto da Orbán, ma allo stesso tempo ha rivendicato il diritto dell’Ungheria al cosiddetto ‘opt-out‘, ovvero a richiedere che la decisione non comporti obblighi anche per Budapest. Altrettanta freddezza è stata espressa rispetto alla possibilità che all’Ucraina sia garantito un percorso accelerato per accedere all’UE. “É impossibile che un Paese attualmente in guerra venga ammesso nell’Unione”, ha affermato Magyar, sottolineando che “tutti i Paesi devono sottostare allo stesso iter” e che, anche qualora Kiev fosse giudicata pienamente idonea all’ingresso, “gli ungheresi si esprimeranno con un referendum“.

    Ma è sulla questione del boicottaggio europeo del gas russo che le parole di Magyar sembrano quasi riecheggiare quelle pronunciate da Orbán in questi anni. Per quanto abbia dimostrato una ben maggiore apertura alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento per ragioni di “sicurezza energetica e convenienza economica”, il leader di TISZA ha spiegato che “la geografia non si può cambiare e Russia e Ungheria si troveranno sempre dove si trovano ora”. “Per questo – ha proseguito -, spero che l’aggressione russa contro l’Ucraina finisca presto” e che a quel punto “l’Europa revochi immediatamente le sanzioni a Mosca”. “Siamo vicini della Russia”, ha chiosato Magyar, “e non è nell’interesse dell’Europa acquistare materie prime a prezzi più elevati, perchè ciò distrugge la nostra competitività”.

    Una posizione in netto contrasto da quella più volte ribadita dalla Commissione UE, secondo cui l’allentamento della dipendenza dalle fonti energetiche russe dovrebbe essere definitivo, indipendentemente dagli sviluppi del conflitto.

    Tags: doppio mandatoelezioni in UngheriaMagyarorbanungheria

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