Bruxelles – L’industria dell’auto cerca modifiche all’agenda europea in tema di mobilità, attraverso una riduzione degli obiettivi sulle emissioni di CO2 che però rischiano di costare 74 miliardi di euro in più. La denuncia arriva da Transport & Environment (T&E), l’ombrello di organizzazioni non governative per il trasporto sostenibile, che critica la scelta di ridurre l’ambizione sull’elettrico per continuare a puntare sulle soluzioni tradizionali a base di combustibili fossili, scelta considerata “irresponsabile” alla luce dell’aumento dei prezzi di benzina e diesel quale conseguenza della guerra in Iran.
T&E è entrata in possesso di un documento riservato redatto da ACEA, l’associazione dei costruttori europei di automobili, e inviato ai ministri UE dell’ambiente con l’obiettivo di rivedere in senso meno stringente le regole in materia di emissioni. “Target più bassi – denunciano gli ecologisti – priverebbero gli automobilisti di modelli elettrici più accessibili, proprio nel momento in cui è necessario ridurre la dipendenza dal petrolio”.
In sostanza l‘industria dell’automotive chiede di calcolare la media degli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di CO2 su cinque anni (2028-2032) anziché tre anni (2030-2032) come previsto dalla Commissione europea. Una proposta che va nel senso di “un significativo indebolimento” della strategia, denuncia ancora T&E, secondo cui, se le richieste di ACEA fossero accolte, le vendite di auto elettriche a batteria “potrebbero rimanere ferme all’attuale quota di mercato del 21 per cento per il resto del decennio, invece di raggiungere il 57 per cento attualmente previsto per il 2030 con la normativa vigente”.
Ancora, da parte dell’industria si chiede di “riconsiderare e ed eliminare” l’aggiornamento previsto dello utility factor, il parametro che stima la quota di utilizzo in elettrico delle ibride plug-in (PHEV) e che serve a individuare in modo più realistico le loro effettive emissioni di CO2.
Da qui, i calcoli e l’allarme di Transport & Environment: la proposta di ACEA “potrebbe costare all’UE fino a 74 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio tra il 2026 e il 2035, riducendo in modo significativo la quantità di greggio che verrebbe altrimenti sostituita dall’utilizzo di auto elettriche se le regole attuali restassero invariate”. Inoltre, questo stesso insieme di proposte, “potrebbe far aumentare le emissioni di CO2 delle auto europee fino a 2,4 gigatonnellate tra il 2026 e il 2050 rispetto alla normativa vigente, l’equivalente di oltre cinque anni di emissioni dell’attuale parco auto UE”.
Di fronte alle richieste dell’industria dell’auto le Ong esortano Parlamento e Consiglio UE a “mantenere gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni per le nuove auto e a rafforzare la domanda di veicoli elettrici, sostenendo obiettivi di elettrificazione più ambiziosi e l’esclusione degli ibridi plug-in nella proposta di regolamento per decarbonizzare le flotte aziendali”.










