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    Home » Energia » La guerra in Iran fa schizzare i prezzi nell’UE: benzina a +15 per cento e diesel a +26 per cento

    La guerra in Iran fa schizzare i prezzi nell’UE: benzina a +15 per cento e diesel a +26 per cento

    I rincari sono dovuti alla chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove transita un quinto del gas e del petrolio mondiale. In Italia, la crescita della benzina è del 9,91 per cento, mentre il diesel è aumentato del 23,66 per cento

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    20 Marzo 2026
    in Energia
    Distributore di carburante. Fonte: Imagoeconomica

    Distributore di carburante. Fonte: Imagoeconomica

    Bruxelles – L’Unione Europea è finora riuscita a restare fuori – militarmente parlando – dal nuovo conflitto in Medio Oriente scatenato dall’attacco israelo-statunitense all’Iran, ma sul piano economico il Vecchio Continente sta già pagando un prezzo salato: quello del caro-energia. A dimostrare concretamente quanto pesi la chiusura dello Stretto di Hormuz – da cui passa circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) scambiato nel mondo – sono i dati sul prezzo della benzina e del diesel in Europa. Secondo gli ultimi numeri UE disponibili, dal 6 gennaio al 16 marzo, il prezzo medio della benzina a livello UE è aumentato del 15 per cento, passando da 1,604 a 1,838 euro al litro. Il costo del diesel ha registrato una crescita ancora più significativa, salendo da 1,544 a 1,949 euro e facendo segnare un aumento medio del 26,2 per cento a livello UE.

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    Nonostante il trend sia quello di un rincaro diffuso in quasi tutti i Ventisette Stati membri, le situazioni dei singoli Paesi sono sensibilmente diverse. Partendo dalla benzina, alla metà di marzo le pompe con i prezzi più alti erano quelle di Paesi Bassi (2,262 euro al litro), Danimarca (2,179 euro), Germania (2,085 euro), Finlandia (1,959 euro) e Grecia (1,924 euro). In fondo alla classifica, invece, figuravano Bulgaria (1,331 euro al litro), Malta (1,34 euro), Cipro (1,424 euro), Slovenia (1,443 euro) e Slovacchia (1,524 euro). Le posizioni cambiano significativamente, però, se si guarda al dato più indicativo, quello dell’aumento percentuale. In questo caso, le variazioni maggiori sono state registrate in Svezia (+20,38 per cento), Spagna (+18,85 per cento), Austria (+18,57 per cento), Romania (+17,49 per cento) e Lussemburgo (+17,30 per cento). Mentre ad aver reagito meglio allo shock energetico sono stati Cipro (6,99 per cento), Ungheria (6,88 per cento), Irlanda (6,50 per cento), Slovacchia (5,10 per cento) e Slovenia (2,34 per cento). A questi si aggiunge Malta che non ha avuto alcuna variazione. Quanto all’Italia, il Paese occupa la nona posizione nella classifica dei prezzi in valore assoluto (il prezzo della benzina è passato da 1,655 euro per litro nel gennaio 2026 a 1,819 euro nel marzo 2026), ma la diciottesima in quella delle percentuali di rincaro (+9,91 per cento).

    È sul fronte del diesel che l’Italia soffre maggiormente. Tra i Ventisette Stati dell’Unione, è il quinto con le pompe più care, con un prezzo salito dagli 1,644 euro per litro di inizio 2026 ai 2,033 euro di una settimana fa. La Penisola è preceduta soltanto da Paesi Bassi (2,264 euro per litro), Danimarca (2,208 euro), Germania (2,146 euro) e Finlandia (2,108 euro). A pagare meno di tutti, invece, sono gli automobilisti di Malta (1,21 euro), seguiti da quelli di Bulgaria (1,437 euro), Slovenia (1,484 euro), Slovacchia (1,528 euro) e Cipro (1,589 euro). Come per la benzina, a Malta non c’è stata alcuna variazione di prezzo. Rincari moderati – almeno rispetto alla media UE – sono stati registrati in Slovenia (+3,49 per cento), Slovacchia (+9,06 per cento), Ungheria (+11,43 per cento), Irlanda (+12,22 per cento) e Cipro (+13,42 per cento). Mentre i cinque Paesi in cui il prezzo è cresciuto di più sono Svezia (con un’impennata del 35,15 per cento), Spagna (+32,64 per cento), Estonia (+31,09 per cento), Austria (30,70 per cento) e Repubblica Ceca (29,64 per cento). L’Italia occupa il diciassettesimo posto, con un aumento del 23,66 per cento.

    Alla luce di questi numeri, non sembra essere solo una coincidenza che tre dei Paesi UE maggiormente colpiti (Germania, Italia e Paesi Bassi) abbiano deciso di firmare una dichiarazione ufficiale con Francia, Giappone e Regno Unito in cui hanno messo nero su bianco la loro disponibilità “a contribuire agli sforzi necessari per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz”.

    Tags: benzinacarburanticaro carburanticaro energiacaro prezzidieselenergiaguerraIranisraeleMedio Orientestati unitistretto di hormuzunione europea

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