Bruxelles – La stragrande maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea ha compiuto notevoli progressi nella raccolta separata di imballaggi in plastica ‘usa e getta’, incentivandone così un riciclo di qualità più elevata e riducendone la dispersione nell’ambiente. È questo il principale dato positivo che emerge dal primo rapporto della Commissione Europea sul monitoraggio dell’attuazione della Direttiva UE sulla Plastica Monouso (SUPD), pubblicato nella giornata di ieri (16 aprile). I risultati del report si basano sui dati forniti dai vari governi nazionali e si riferiscono al 2022, il primo anno di effettiva applicazione di un sistema di regole entrato formalmente in vigore nel 2019 ma concretamente avviato solo nel luglio 2021.
L’obiettivo fondamentale della SUPD è quello di ridurre l’impatto ambientale della plastica ‘usa e getta’ intervenendo su tre livelli. Il primo è quello del divieto vero e proprio: l’utilizzo di alcuni prodotti è stato completamente proibito e tra questi figurano i bastoncini cotonati, le posate e i piatti in plastica e le cannucce. Il secondo livello di intervento è quello della riduzione del consumo, che riguarda prevalentemente i contenitori alimentari, i bicchieri e le bottiglie. Pur non fissando target numerici precisi, la direttiva di Bruxelles chiede agli Stati di adottare misure finalizzate ad ottenere una diminuzione “ambiziosa e sostenuta” dell’utilizzo di questi imballaggi. Infine, c’è l’ultimo livello di azione: quello della raccolta separata dei contenitori in plastica monouso, necessaria per evitare che questi finiscano nei rifiuti indifferenziati, nella più generica raccolta della plastica e che non vengano dispersi nell’ambiente compromettendo le possibilità di un riciclo completo e più ‘pulito’. In questo caso, i parametri fissati dalla SUPD sono ben più stringenti e stabiliscono che tutti i Paesi UE abbiano raccolto separatamente il 77 per cento dei propri imballaggi ‘usa e getta’ entro il 2025, per poi arrivare al 90 per cento nel 2030.
Nel percorso verso il raggiungimento di questi target, più di un terzo degli Stati europei sembrerebbero essere già a buon punto. Secondo i dati del report, il 71 per cento delle bottiglie monouso è stato raccolto separatamente nel 2022 e già quattro anni fa dieci Paesi avevano superato la soglia del 77 per cento fissata per il 2025: Estonia, Polonia, Finlandia, Germania, Danimarca, Svezia, Lituania, Croazia, Slovacchia e Belgio. Le prime sei nazioni di questo elenco hanno anche già raggiunto il target stabilito per il 2030, destinando alla raccolta separata e al riciclo più del 90 per cento delle bottiglie consumate dalla loro popolazione. I tre Paesi più lontani dagli obiettivi fissati da Bruxelles sono, invece, Malta, Ungheria e Slovenia, i cui tassi di raccolta separata non superavano il 30 per cento nel 2022. Infine, l‘Italia si trova di poco sotto alla media europeo, registrando un collection rate lievemente inferiore al 70 per cento.
In una sorta di indiretto suggerimento ai governi più inadempienti, la Commissione Europea sottolinea come i Paesi con le percentuali più elevate siano anche quelli ad aver adottato i cosiddetti Sistemi di Deposito Cauzionale e Rimborso (DRS). Si tratta di misure che mirano a incentivare il contributo dei cittadini nei confronti della raccolta separata della plastica mono-uso offrendo un simbolico corrispettivo in denaro (sostanzialmente pari al costo dell’imballaggio) per ogni bottiglietta che viene restituita all’interno di apposite macchine automatiche.
Il report contiene anche i primi numeri relativi al consumo di contenitori alimentari monouso, bicchieri, bottigliette e reti da pesca in plastica (tra i prodotti più inquinanti quando vengono dispersi in mare) nel 2022. Essendo questo il primo rapporto sul monitoraggio dell’attuazione della SUPD, è evidentemente impossibile valutare i progressi nella riduzione dell’utilizzo di tali prodotti da parte degli Stati Membri. Ma è comunque utile dare un’occhiata ai numeri assoluti che sono stati registrati quattro anni fa, nell’attesa di conoscere l’andamento degli anni successivi.
Nel 2022, sono state vendute 524.003 tonnellate di contenitori alimentari monouso all’interno dell’UE, una cifra equivalente a 1,6 chilogrammi per persona. I valori più alti sono stati registrati in tre Paesi del Nord Europa: Lussemburgo, Islanda e Lituania. Quanto ai bicchieri in plastica, il consumo degli europei è stato pari a 152.037 tonnellate, ovvero 0,5 chilogrammi per persona. In questo caso, gli Stati che guidano la classifica sono Irlanda, Polonia e Belgio. Infine, ci sono i numeri delle bottiglie e delle reti da pesca: nel 2022, ne sono state utilizzate rispettivamente 2,54 milioni di tonnellate (5,7 chilogrammi pro-capite) e 22.900 tonnellate.
Se i numeri non chiariscono ancora eventuali progressi nella riduzione dei consumi, il report individua già quali sono state le misure più utilizzate dagli Stati per ottenerli. Al primo posto ci sono gli strumenti economici (come gli appalti pubblici verdi o gli obblighi di responsabilità estesa del produttore, secondo cui chi realizza imballaggi in plastica deve farsi carico dei costi di raccolta e riciclo dei rifiuti che ne derivano), messi in atto dalla totalità dei Paesi europei. Seguono le campagne di sensibilizzazione e la promozione di alternative sostenibili, scelte da 25 governi nazionali su 27, e i target quantitativi per ridurre le vendite di prodotti ‘usa e getta’, implementati da 14 Stati.










![Sigfrido Ranucci, conduttore di Report [foto: Andrea Di Biagio/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_2629927-120x86.jpg)