Bruxelles – La Commissione Europea ha compiuto un altro passo verso il ripristino dei rapporti con Damasco, presentando ufficialmente una proposta per una decisione del Consiglio per la piena ripresa dello storico accordo di cooperazione con la Siria, risalente al 1978. Un atto che pone fine alla sospensione parziale avviata nel 2011 quando il testo che sanciva le relazioni commerciali tra le due parti è stato congelatoo come risposta diretta alle repressioni e alle sistematiche violazioni dei diritti umani perpetuate dal regime di Bashar al-Assad.
La Commissione ricorda che l’accordo di cooperazione ha rappresentato il quadro di riferimento per la cooperazione tra l’UE e la Siria per oltre tre decenni, sostenendo lo sviluppo economico e sociale del Paese e promuovendo relazioni commerciali eque e legali. Abolisce i dazi doganali sulle importazioni nell’UE della maggior parte dei prodotti industriali originari della Siria e impedisce l’imposizione di restrizioni quantitative da entrambe le parti. Prima del conflitto, l’UE era tra i principali partner commerciali della Siria, con uno scambio che nel 2010 aveva raggiunto un picco di oltre 7 miliardi di euro. Tuttavia, in risposta alle diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, l’UE ha adottato nel 2011 misure restrittive contro il Paese, tra cui un embargo petrolifero, restrizioni commerciali e il congelamento di alcuni beni siriani (sanzioni che non includono il commercio di alimenti, attrezzature mediche o medicinali). Di conseguenza, il commercio è crollato drasticamente: nel 2024, il volume totale degli scambi di merci è stato di soli 368 milioni di euro, concentrati prevalentemente in aiuti umanitari piuttosto che in transazioni commerciali. Nel 2023, le esportazioni dell’UE verso la Siria ammontavano a 265 milioni di euro, mentre le importazioni si fermavano a 103 milioni.
“Ponendo fine alla sospensione parziale dell’accordo di cooperazione, anche se si tratta di una formalità, l’Unione può inviare un segnale politico di sostegno per la normalizzazione delle relazioni con la Siria e per la ripresa socioeconomica del paese”, spiega Palazzo Berlyamont. La proposta attuale, dunque, sottolinea come l’abrogazione della sospensione rivesta soprattutto un alto valore politico, fungendo da segnale inequivocabile per la normalizzazione delle relazioni UE-Siria, piuttosto che mirare a un effetto economico immediato: tra il 2011 e il 2012, l’Unione aveva sospeso specifiche disposizioni dell’accordo che vietavano le restrizioni quantitative sulle importazioni dalla Siria, ma solo per quei prodotti allora colpiti dalle misure restrittive, come il petrolio, l’oro, i metalli preziosi e i diamanti.
La caduta definitiva del regime nel dicembre 2024 ha però aperto quella che i vertici di Bruxelles hanno definito una “nuova finestra di opportunità” per una transizione democratica, pacifica e inclusiva. Questa nuova tappa diplomatica fa seguito alla visita a Damasco della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e del presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, di gennaio scorso. Sullo sfondo degli scontri tra le forze governative e i curdi delle Forze Democratiche Siriane, i vertici UE hanno incontrato il presidente siriano Ahmad al-Sharaa per delineare i tre pilastri del futuro rapporto: un partenariato politico rinnovato, una cooperazione economica rafforzata e un imponente pacchetto di aiuti finanziari da circa 620 milioni di euro per il biennio 2026-2027.
Dal punto di vista tecnico, la revoca riguarda “l’eliminazione formale delle restrizioni quantitative sulle importazioni siriane nell’Unione”. Tuttavia, la Commissione chiarisce che l’impatto immediato sui flussi commerciali sarà limitato: le sanzioni economiche pesanti sono già state revocate nel maggio 2025, eliminando di fatto le barriere reali al commercio. In tale contesto, l’Unione ha già “revocato tutte le sanzioni economiche alla Siria, ad eccezione di quelle basate su motivi di sicurezza”.
La proposta della Commissione attende ora l’adozione del Consiglio per essere notificata ufficialmente alle autorità siriane, in vista del incontro bilaterale già fissato per il prossimo 11 maggio.


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