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    Home » Green Economy » Il piano UE contro la crisi energetica accende lo scontro politico a Bruxelles

    Il piano UE contro la crisi energetica accende lo scontro politico a Bruxelles

    Dalle ONG ambientaliste, dito puntato contro la mancata tassazione sugli extraprofitti

    Caterina Mazzantini di Caterina Mazzantini
    22 Aprile 2026
    in Green Economy
    Impiano sito idrogeno verde. Industria Vulcan green steel energia pulita. Fonte: Imagoeconomica via YouTube

    Impiano sito idrogeno verde. Industria Vulcan green steel energia pulita. Fonte: Imagoeconomica via YouTube

    Bruxelles – Per contrastare l’instabilità energetica alimentata dal conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, la Commissione Europea ha presentato oggi, 22 aprile, il piano AccelerateEU, puntando sulla sovranità del continente attraverso l’elettrificazione massiccia e il risparmio energetico. L’accoglienza politica si è però rivelata profondamente divisa: se da una parte si approva la spinta verso l’elettrico e l’autonomia energetica, dall’altra si denuncia un’impostazione ritenuta troppo “ideologica” e irrealistica, priva di investimenti pubblici certi e di attenzione per la giustizia sociale.

    Dure le critiche dalle opposizioni italiane alla maggioranza Ursula. Dario Tamburrano (eletto tra le file del Movimento 5 stelle, dentro il gruppo europeo del La Sinistra) ha definito il piano “un mix di misure già previste e mai attuate” che avrebbero dovuto scongiurare crisi come quella attuale. “Ancora una volta la Commissione ignora che, per realizzare la transizione energetica e aumentare la autonomia strategica, servono ingenti investimenti. Tutto il resto sono chiacchiere”, tuona Tamburrano prima di criticare l’assenza di tasse sugli extraprofitti delle compagnie energetiche e la scomparsa di raccomandazioni per il telelavoro.

    Sul fronte opposto, Paolo Borchia – capodelegazione della Lega e membro della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo – che ha rigettato il piano definendolo intriso di “un’impostazione fortemente ideologica, basata sull’idea che la risposta risieda esclusivamente in ‘più integrazione’, ‘più elettrificazione’ e in un Green Deal elevato a unico modello industriale”. Le sue parole risuonano chiare: “L’ipotesi di un sistema basato solo su rinnovabili ed elettrificazione non è, e non sarà mai realistico”. L’europarlamentare del Gruppo dei Patrioti chiede invece di sfruttare le risorse fossili inesplorate dell’Europa così come una deroga al Patto di Stabilità per permettere agli Stati di sostenere famiglie e imprese fuori dai vincoli ambientali.

    Renew Europe ha dimostrato gradimento per il recepimento delle priorità del gruppo da parte della Commissione e si appella ad uno sforzo congiunto in vista del Consiglio informale di domani. “Dobbiamo accelerare l’attuazione di RePowerEU, aumentare la nostra capacità rinnovabile e nucleare e rafforzare l’acquisto congiunto di gas tramite AggregateEU per ridurre le importazioni e puntare all’autonomia strategica per rendere l’Europa più resiliente agli shock dei prezzi causati dalla volatilità geopolitica”. Il gruppo ha inoltre sottolineato che “i soli finanziamenti pubblici non saranno sufficienti per realizzare la transizione verso l’energia pulita” e che l’urgenza è dunque “sbloccare massicci investimenti privati”, cosa “essenziale per colmare il necessario deficit di finanziamento annuo di 750 miliardi di euro per la competitività europea” richiamando l’attuazione del Rapporto Draghi. Christophe Grudler europarlamentare francese, coordinatore di Renew Europe presso la commissione Industria, Ricerca ed Energia, ha lodato la spinta verso le reti elettriche, avvertendo però di non fare finte: “Accelerate EU, sì, ma acceleriamo davvero. È urgente mantenere l’energia accessibile ai consumatori, ma non a costo di sussidi mascherati al gas che prolunghino la nostra dipendenza energetica”. Il collega e connazionale, Pascal Canfin, coordinatore di Renew Europe presso la commissione Ambiente, Salute pubblica e Sicurezza alimentare si augura che l’Europa non possa “più accontentarsi di cambiare fornitore di gas e petrolio di fronte alle crisi geopolitiche”.

    Anche i Socialisti e Democratici (S&D) premono per l’azione, proponendo uno strumento normativo di emergenza per accelerare i permessi per le infrastrutture critiche: “Uno strumento che funga da ponte tra la risposta immediata alla crisi e la trasformazione a lungo termine del sistema energetico europeo, consentendo così una più rapida integrazione delle energie rinnovabili, una maggiore elettrificazione e una migliore capacità della rete in tutta l’UE”. Il vicepresidente del gruppo, l’olandese Mohammed Chahim ha insistito sull’urgenza di “un’azione immediata e coordinata” ma allo stesso tempo equa e socialmente giusta: “Chiediamo misure forti per proteggere le famiglie vulnerabili, compreso un sistema di leasing sociale a livello europeo per garantire alle persone l’accesso a soluzioni energetiche pulite senza costi iniziali”, continua Chahim invocando una tassa sugli extraprofitti del settore fossile per finanziare il sostegno sociale.

    L’European Environmental Bureau (EEB) – la federazione europea di organizzazioni ambientaliste dei cittadini – raccoglie con favore la direzione verso l’elettrificazione, ma parla di lezioni “imparate solo sulla carta”. L’EEB evidenzia un paradosso nel nuovo piano della Commissione: pur promuovendo l’elettrificazione come soluzione centrale per superare la crisi, il testo non definisce una roadmap dettagliata per la sua esecuzione. In particolare, viene denunciata la mancanza di finanziamenti pubblici diretti a livello comunitario e di misure cogenti, elementi ritenuti indispensabili per assicurare che la trasformazione tecnologica avvenga con la rapidità e l’estensione richieste dalla sfida climatica. Anche il network pone l’attenzione sugli extra-profitti: “Sebbene il piano riconosca che gli Stati membri possono tassare gli utili straordinari delle società energetiche, lascia piena discrezionalità a livello nazionale e non stabilisce alcun quadro a livello dell’UE, nonostante gli appelli degli Stati membri e della società civile”.

    Infine, l’ONG Transport & Environment (T&E) ha anche lei espresso profonda delusione per la mancata tassazione comunitaria degli extraprofitti petroliferi, stimati in 37 miliardi di euro dall’inizio della crisi. Secondo Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, la Commissione ha perso l’occasione di usare quei fondi per favorire l’accesso dei cittadini alla mobilità elettrica. L’Organizzazione avverte che cedere alle pressioni dei costruttori per indebolire gli obiettivi di riduzione di anidride carbonica porterebbe ad avere 40 milioni di veicoli elettrici in meno sulle strade entro il 2035.

    Tags: Accelerated Europecommissione uecrisi energeticascontroue

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