Bruxelles – Nel 2025, il 24,3 per cento dei giovani europei di età compresa tra i sedici e i ventinove anni ha fatto attivismo online per questioni civiche o politiche. Lo rileva Eurostat che, nel presentare i dati di fresca pubblicazione (24 aprile), spiega come si utilizzi internet sia per esprimere la propria opinione su un tema, sia per partecipare a consultazioni o votazioni telematiche. Questo tipo di impegno è pari solo al 20,2 per cento per la popolazione europea complessiva, comprensiva quindi di uomini e donne più grandi di età.
Slovenia (49,4 per cento), Lettonia (33,3 per cento) e Paesi Bassi (31,3 per cento) si contraddistinguono per le percentuali più alte, con l’Italia (30,9 per cento) subito dietro in quarta posizione per attivismo online. Al contrario, in Belgio (12,3 per cento), Repubblica Ceca (14,3 per cento), Svezia e Grecia (entrambe al 16,1 per cento) si sono registrate le percentuali minori di partecipazione giovanile.
I dati diffusi da Eurostat provengono dall’indagine annuale dell’Unione europea sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nelle famiglie e da parte dei singoli individui. Dal 2002, la ricerca raccoglie informazioni sui seguenti temi: l’uso di Internet, il commercio elettronico, l’e-government, la privacy e la protezione dei dati personali, l’Internet delle cose (IoT), le TIC ecologiche e le competenze digitali.
I numeri raccolti si collegano anche al rapporto tra europei e nuove tecnologie, e nello specifico con internet. In ventitré dei ventisette Paesi dell’UE, i giovani sono più propensi a utilizzare proprio la rete per la partecipazione civica. In tal senso i dati mostrano inoltre un divario maggiore in: Slovenia (49,4 per cento dei giovani contro il 33,5 per cento della popolazione complessiva), Lettonia (33,3 per cento contro il 24,2 per cento) e Italia (30,9 per cento contro il 24,5 per cento), che figura anche tra i primi sei Paesi per l’attivismo online da parte dei giovani.












