Non sembra essere un momento facile per la Commissione europea e soprattutto per la sua presidente, Ursula von der Leyen.
La guerra in Medio Oriente, col sopravvento del primato della politica, nonché forse, qualche iniziale dichiarazione intempestiva di sostegno all’attacco israelo-americano, con “buona pace del diritto internazionale”, hanno messo in secondo piano quella che, con la crisi del Covid prima e con la stressa guerra in Ucraina poi, era divenuta per molti la “voce dell’Europa”.
Dalla firma dell’accordo di libero scambio UE Australia, oltre quaranta giorni fa, non si segnalano prese di posizione o dichiarazioni di rilievo di Ursula von der Leyen, nemmeno sulla gravissima crisi energetica in corso, per affrontare la quale sinora la Commissione ha proposto più “pannicelli caldi” che un concreto piano di interventi su scala europea, complice la divisione dei paesi membri sulla linea da seguire.
Non solo, questo lunedì ha dovuto affrontare a Berlino le critiche del suo stesso partito di provenienza per i lacci e lacciuoli che la Commissione è accusata di avere ordito sotto la sua presidenza e che hanno avuto come effetto di frenare l’economia europea, e quella tedesca in particolare, fungendo da capro espiatorio della crisi in cui versa la coalizione di governo.
Calati junco che passa la china (Piegati, giunco, che passa la piena), si deve essere detta von der Leyen, prendendo a prestito il celebre detto siciliano: intanto fammi blindare la Commissione di persone a me vicine.
Detto fatto, con una piccola rivoluzione di palazzo questa settimana sono passate di mano la strategica posizione di direttore generale della DG Commercio e quella di direttore generale della DG Energia, affidate a due fedelissime della von der Leyen, dopo che solo due settimane fa il posto di Direttore generale della potentissima DG Concorrenza era andato a un ex membro del gabinetto della presidente, Anthony Whelan.
Con la sua ex vicecapo gabinetto Stéphanie Riso alla guida della Direzione generale della DG Bilancio, il suo ex consigliere “clima”, Kurt Vandenberghe direttore generale della DG Clima, e il suo ex portavoce, Eric Mamer, nominato direttore generale della DG Ambiente, la Commissione europea è sempre più a immagine e somiglianza della sua presidente.
Inoltre, ha colpito la rimozione della direttrice uscente della DG Commercio, Sabine Weygand, “colpevole”, secondo la vox populi, di aver criticato qualche mese fa la gestione al ribasso della guerra dei dazi con Trump del duo von der Leyen – Sefcovic, come commissario europeo al Commercio.
Finito l’antico “Cencelli” europeo, fatto di sapiente dosaggio e equilibrio fra capacità personali e peso specifico dei paesi di appartenenza, la squadra dei direttori generali della Commissione europea, e cioè del “deep state” europeo sembra plasmata sempre più da quello che si afferma come l’unico, vero centro di potere: il gabinetto della presidente von der Leyen.
Chi sostituirà, allora, gli italiani Roberto Viola e Sandra Gallina, entrambi in scadenza quest’anno dalle loro posizioni rispettive cdi Direttore generale della DG Connect e della DG Salute?













