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    Home » Green Economy » Le emissioni dell’aviazione tornano a crescere in Europa: sotto accusa le compagnie low cost

    Le emissioni dell’aviazione tornano a crescere in Europa: sotto accusa le compagnie low cost

    Dall'analisi di Transport & Environment emerge che il Vecchio Continente è l’unica tra le prime tre regioni mondiali ad aver già superato i livelli pre-pandemia di Co2 emessa dagli aerei. Italia seconda, dopo Spagna, per crescita dell'inquinamento prodotto dal settore

    Annachiara Magenta</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/annacmag" target="_blank">annacmag</a> di Annachiara Magenta annacmag
    8 Maggio 2026
    in Green Economy, Energia
    Fonte: Imagoeconomia

    Fonte: Imagoeconomia

    Bruxelles – L’Europa ha raggiunto il terzo posto tra le regioni più inquinanti al mondo per emissioni generate dall’aviazione, con il 23 per cento delle emissioni globali del settore nel 2025, dietro ad Asia (31 per cento) e Nord America (25 per cento). Ma c’è un dato ancora più allarmante: il Vecchio Continente è l’unica tra le prime tre regioni mondiali ad aver già superato i livelli di emissioni pre-pandemia. È quanto emerge da una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), il principale gruppo europeo per la decarbonizzazione dei trasporti, secondo cui il settore aereo continua a muoversi nella direzione opposta rispetto a gran parte dell’economia europea. Mentre agricoltura, industria manifatturiera e molti comparti dei trasporti hanno ridotto le proprie emissioni di gas serra, quelle dell’aviazione sono aumentate di oltre il 30 per cento dal 2005.

    A trainare la crescita delle emissioni sono soprattutto le compagnie low cost, protagoniste della piena ripresa del traffico aereo europeo. In cima alla classifica c’è Ryanair, che ha registrato un aumento delle emissioni di CO₂ del 50 per cento rispetto al 2019, arrivando a 16,6 milioni di tonnellate emesse dai voli in partenza dall’Europa. Secondo T&E, il modello delle compagnie a basso costo — basato su un elevato numero di voli intraeuropei a prezzi ridotti — ha contribuito in modo significativo all’incremento delle emissioni nel continente.

    A peggiorare la situazione è anche il funzionamento dell’ETS europeo, il sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea. Oggi circa due terzi delle emissioni dell’aviazione non sono coperti dal meccanismo, perché il sistema si applica quasi esclusivamente ai voli a corto raggio interni allo Spazio Economico Europeo, lasciando fuori gran parte delle rotte intercontinentali.

    Il risultato è una forte distorsione del mercato. Compagnie come Ryanair, che operano soprattutto all’interno dell’Europa, pagano in media circa 50 euro per tonnellata di CO₂. Al contrario, vettori tradizionali più orientati verso i voli extra-UE, come Lufthansa, sostengono costi molto inferiori, attorno ai 20 euro per tonnellata. Per le compagnie che operano quasi esclusivamente su rotte extraeuropee — come Emirates — il costo delle emissioni nell’ambito dei mercati del carbonio europei è invece praticamente nullo.

    La crescita delle emissioni del comparto aereo registrata in Italia è stata seconda soltanto a quella della Spagna. Anche nel caso dello Stivale, il fenomeno è sostenuto soprattutto dalla forte ripresa delle compagnie low cost. Ancora una volta Ryanair risulta la compagnia più inquinante nel Paese, con 3,5 milioni di tonnellate di CO₂ emesse e un aumento superiore al 60 per cento rispetto al 2019. Seguono ITA Airways con 1,8 milioni di tonnellate, mentre easyJet e Wizz Air si attestano entrambe a 0,9 milioni di tonnellate. Poiché gran parte dei voli in partenza dall’Italia è diretta verso destinazioni nazionali o intra-UE, poco più della metà delle emissioni sfugge attualmente all’ETS. Le compagnie che operano prevalentemente voli intercontinentali — come Delta Air Lines, United Airlines o American Airlines — non hanno invece pagato alcuna quota per le emissioni generate dai voli in partenza dalla Penisola.

    Per contrastare la crescita delle emissioni, T&E propone innanzitutto di estendere dal 2027 il sistema ETS a tutti i voli in partenza dall’Europa, compresi quelli a lungo raggio. Secondo il gruppo, questa misura eliminerebbe l’attuale squilibrio tra compagnie e permetterebbe di generare nuove risorse per finanziare la transizione ecologica del settore. Nel 2025 il mercato europeo del carbonio ha già prodotto circa 4,1 miliardi di euro di entrate per gli Stati membri. Con un’estensione completa del sistema, l’UE potrebbe arrivare a raccogliere quasi 17 miliardi di euro l’anno entro il 2030.

    Il responsabile Combustibili sostenibili di T&E, Carlo Tritto, ha definito il nuovo record di emissioni “un segnale estremamente preoccupante”, sottolineando come le compagnie aeree abbiano evitato finora “oltre 8,5 miliardi di euro di costi” legati alle emissioni. Tra le altre proposte avanzate dal gruppo c’è il rafforzamento della cosiddetta Banca europea dell’idrogeno, il programma creato dall’UE per sostenere la produzione di idrogeno pulito. L’obiettivo è trasformarlo in un sistema di aste europee capace di incentivare gli e-SAF, cioè i carburanti sostenibili sintetici per l’aviazione prodotti utilizzando energia rinnovabile.

    Infine, T&E propone un sistema di incentivi economici per le compagnie che adottano strategie per ridurre le scie di condensazione, considerate un importante fattore di riscaldamento climatico. L’idea è utilizzare parte dei ricavi dell’ETS per premiare le compagnie che modificano rotte o altitudini di volo così da limitare la formazione delle scie più impattanti per il clima.

    Tags: aereicarboniocompagnie low costemissioni CO2Etsryanairue

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