Bruxelles – “Il Parlamento europeo invita la Commissione a smettere di finanziare le ONG che svolgono attività di lobbying mirate e trasmettono un’immagine fuorviante, militante e ideologica degli allevamenti in Europa“. Il punto 10 delle osservazioni generali era rimasto un po’ in sordina all’interno della risoluzione per il rilancio del settore zootecnico, che la plenaria di Strasburgo ha approvato lo scorso 30 aprile. Ma oggi (8 maggio) è stato sottolineato dall’organizzazione senza scopo di lucro the Good Lobby che ha denunciato come il limite tra trasparenza e delegittimazione sia labile. Sebbene la richiesta sia presentata sotto la bandiera della trasparenza, l’ONG sottolinea come le organizzazioni della società civile operino già in un quadro di regole rigide, tra audit finanziari e obblighi di rendicontazione spesso superiori a quelli di altri attori a Bruxelles. Il timore, dunque, è che l’insistenza su uno scrutinio rafforzato sia un espediente retorico per instillare dubbi sulla loro credibilità, trasformandole da partner del processo democratico a oggetti di sospetto.
La relazione – redatta dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, e sostenuta dall’intero gruppo dei Conservatori e riformisti europei (ECR) – invita Palazzo Berlaymont a fare sforzi maggiori per il comparto dell’allevamento davanti ai costi dell’energia, al mancato ricambio generazionale e alle perdite di capi di bestiame a causa di malattie e vaccini insufficienti. E durante il dibattito in aula plenaria la settimana scorsa, il relatore aveva scelto una linea di prudenza preferendo scagliarsi contro non meglio precisati attori esterni: “Rifiutiamo approcci ideologici che ignorano la realtà dei territori“, aveva dichiarato, aggiungendo che “la demonizzazione di questo settore” zootecnico “è assolutamente da respingere“. Tuttavia il testo metteva nero su bianco la richiesta esplicita alla Commissione di interrompere i finanziamenti alle ONG accusate di “lobbying mirato”.
Nel testo approvato, si legge che il Parlamento “sottolinea la necessità di una maggiore trasparenza nell’assegnazione e nell’utilizzo dei fondi UE assegnati alle organizzazioni non governative (ONG) al fine di prevenire qualsiasi rischio di uso improprio o di indebita influenza sulle politiche dell’UE” e “invita la Commissione a istituire un registro pubblico che specifichi l’importo e la finalità dei finanziamenti ricevuti dalle ONG”. Inoltre, Il Parlamento si dice “preoccupato per l’assegnazione di fondi, anche attraverso il programma per l’ambiente e l’azione per il clima (LIFE), a ONG che svolgono attività di lobbying presso le istituzioni dell’UE, in particolare sul benessere degli animali, violando potenzialmente i principi di separazione dei poteri e di sincera cooperazione; invita la Commissione a cessare di finanziare le ONG che conducono attività di lobbying mirate e che diffondono un’immagine fuorviante, militante e ideologica dell’allevamento in Europa”. Per questo, “invita la Commissione a garantire che tutti i beneficiari dei fondi consolidati rendano pubblici i loro incontri con i rappresentanti delle istituzioni dell’UE quando mirano a influenzare le politiche dell’UE”.
In questo contesto, la no-profit ricorda che “la trasparenza è un principio fondamentale della governance democratica” e che “le organizzazioni della società civile operano già secondo regole rigorose: controlli finanziari, obblighi di rendicontazione e requisiti di trasparenza che molti altri attori a Bruxelles non sono soggetti nella stessa misura”. E precisa che “chiedere un maggiore controllo di un particolare gruppo implica che ci sia già qualcosa da esaminare” e ciò “fa sorgere dubbi”. Perciò, “col tempo, quel dubbio si indurisce in una narrazione: che la società civile è in qualche modo meno legittima, meno responsabile o più sospetta di altri coinvolti nella definizione della politica dell’UE”.
Di fatto, per l’ONG si tratta di “un cambiamento più ampio” che va dal vedere la “società civile come partner” al trattarla come “oggetto di sospetto”. Mentre “la società civile non si limita a rappresentare interessi organizzati, ma dà voce a persone che altrimenti non avrebbero voce in capitolo. Fornisce competenze, svolge funzioni di controllo e offre prospettive concrete che rafforzano i risultati delle politiche”. Dunque, “minare la sua credibilità non colpisce solo le organizzazioni, ma indebolisce l’intero ecosistema democratico. E quando questo segnale proviene dallo stesso Parlamento europeo, l’unico organo dell’UE eletto direttamente, assume un peso particolare”, conclude l’ONG.










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