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    Home » Diritti » Il ministro degli Esteri siriano: Nel Paese non esistono minoranze, ma un unico popolo

    Il ministro degli Esteri siriano: Nel Paese non esistono minoranze, ma un unico popolo

    Le organizzazioni internazionali, però, denunciano continue violazioni dei diritti umani, con discriminazioni che possono essere subite da curdi, drusi, alawiti, cristiani e palestinesi. Mentre a sud, le operazioni delle forze israeliane mettono a rischio vite umane

    Valeria Schröter di Valeria Schröter
    11 Maggio 2026
    in Diritti, Politica Estera
    [Foto: Seven Shooter, Unsplash]

    [Foto: Seven Shooter, Unsplash]

    Bruxelles – “In Siria non esistono minoranze, ma un unico popolo protetto dallo Stato”. Asaad Hassan al-Shaibani, ministro siriano degli Affari esteri, ha risposto così quando nel punto stampa di oggi (11 maggio) gli è stato chiesto se nel Paese i diritti umani siano rispettati a sufficienza da permettere la ricostruzione.

    Questa mattina, l’Unione europea ha ripristinato l’accordo di cooperazione con la Siria, che prevede una serie di finanziamenti destinati a infrastrutture e servizi di base. “Questa è una giornata storica”, ha commentato Dubravka Šuica, la commissaria per il Mediterraneo. Aggiungendo che “la Siria ha il supporto dell’UE“. Di più: “Vogliamo sentire quali sono le sue priorità e capire come sostenerla nel miglior modo possibile“.

    La decisione di sospendere parzialmente l’accordo nel 2011 arrivava per l’UE come risposta alle violazioni dei diritti umani commesse dal regime di Bashar al-Assad. Una realtà che, però, non appare del tutto cambiata con il cambio di leadership. Già a marzo 2026, Human rights watch (HRW) aveva espresso preoccupazione per la situazione siriana. “Le continue e gravi violazioni dei diritti fondamentali richiedono un’attenzione costante”, si legge nella dichiarazione formale della 61esima sessione ordinaria del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Nel corso dell’ultimo anno, l’organizzazione ha documentato “uccisioni diffuse basate sull’identità, perpetrate dalle forze governative, insieme a esecuzioni sommarie, rapimenti e sfollamenti di massa, arresti arbitrari, blocco degli aiuti e interruzione dei servizi essenziali nel contesto della ripresa dei combattimenti nel nord-est della Siria”. Questi, dice HRW, “non sono episodi isolati, ma riflettono persistenti fallimenti strutturali”. 

    Tra i gruppi etnico-religiosi, l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo sottolinea la presenza curda. L’accordo del marzo 2025 tra le Forze democratiche siriane e il governo di transizione prevedeva che ai curdi apolidi venisse concesso il diritto alla cittadinanza e altri diritti costituzionali, insieme al diritto di usare e insegnare la lingua curda. L’accordo, secondo il report ‘Country Guidance: Syria’ dell’EUAA, non è stato ancora attuato e molti degli atti a cui sono esposti i curdi “sono di natura talmente grave da costituire una persecuzione: esecuzioni, omicidi, torture, arresti arbitrari, detenzioni illegali, rapimenti, sparizioni forzate e sfollamenti forzati”. Simili discriminazioni e comportamenti persecutori, precisa l’EUAA, possono essere subiti da drusi, alawiti, cristiani e palestinesi. 

    L’ultimo rapporto dell’OHCHR (ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani), pubblicato ad aprile 2026, segnala uccisioni, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e deportazioni di detenuti nel nord-est del Paese. A marzo sono state ritrovate tre fosse comuni ad Al-Hassakeh, una delle quali all’interno di un ex centro di detenzione gestito dalle Forze democratiche siriane (SDF). Il team dell’OHCHR ha raccolto testimonianze da parte di familiari di persone scomparse mentre erano detenute dalle SDF o dalle forze della coalizione internazionale. La coalizione ha affermato, dice il report, di aver trasferito 7mila detenuti in Iraq, circa la metà dei quali siriani, nel gennaio 2026. 

    La situazione, poi, non è migliore nel sud del Paese. Qui, spiega l’ufficio dell’ONU, c’è preoccupazione per i civili, “perché le operazioni delle forze israeliane che stanno occupando l’area mettono a rischio vite umane“. Sono aumentate “le molestie, le intimidazioni, le detenzioni e gli interrogatori”. Inoltre, nel governatorato di Quneitra, le forze israeliane “hanno istituito posti di blocco, perquisito abitazioni e arrestato e detenuto civili”. A febbraio, riferisce l’OHCHR, Israele avrebbe gettato sostanze chimiche sui terreni agricoli e limitato l’accesso degli agricoltori siriani alle loro terre.

    Tags: dirittidiritti umanihuman rightshuman rights watchnazioni unitesiriaueUn

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