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    Home » Economia » L’UE ‘affossa’ l’Italia di Meloni: nel 2027 ultima per crescita e prima per debito pubblico

    L’UE ‘affossa’ l’Italia di Meloni: nel 2027 ultima per crescita e prima per debito pubblico

    Le previsioni economiche di primavera per il Paese suonano da bocciatura su tutta la linea. Pesa la crisi in Iran, ma solo in parte. Bruxelles suggerisce riforma delle pensioni e investimenti sulle rinnovabili

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    21 Maggio 2026
    in Economia
    Roma, Italia - 17 dicembre 2025: La presidente del consiglio dei ministri italiano Giorgia Meloni interviene alla camera dei deputati con le comunicazioni in vista del consiglio europeo a Bruxelles il 18 e 19 dicembre [foto: IPA agency]

    Roma, Italia - 17 dicembre 2025: La presidente del consiglio dei ministri italiano Giorgia Meloni interviene alla camera dei deputati con le comunicazioni in vista del consiglio europeo a Bruxelles il 18 e 19 dicembre [foto: IPA agency]

    Bruxelles – Italia, ora l’andamento economico diventa un problema. Nel 2026 il Paese riuscirà a rimanere a galla, ma nel 2027 sarà ultima per livelli di crescita e prima per livelli di debito pubblico e senza più stimoli agli investimenti per la scadenza del Piano per la ripresa (PNRR). Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea certificano tutti i problemi di un Paese, a iniziare dalla conferma di quanto già anticipato dal Fondo monetario internazionale: la Repubblica italiana diventa il Paese col più elevato livello di debito.

    L’esecutivo comunitario taglia le stime, ma non è il nodo principale per il governo Meloni: è un andamento generale che induce Bruxelles a correggere al ribasso l’andamento di tutti, a causa di una guerra in Iran che produce un aumento generale dell’energia che frena consumi e crescita. “L’economia dell’UE continuerà a crescere, ma a un ritmo più lento“, rilevano i tecnici della Commissione.

    Meno crescita, Italia penultima nel 2026 e ultima nel 2027

    Nel 2026 e nel 2027 l’Italia avrà un aumento del Prodotto interno lordo, rispettivamente, dello 0,5 per cento e dello 0,6 per cento. Rispetto alle previsioni di autunno, la Commissione taglia di 0,3 punti percentuali la crescita per l’anno in corso e di 0,2 punti percentuali per il prossimo anno. Se alla fine del 2026 l’Italia sarà penultima per performance di crescita (peggio solo la Romania, con un +0,1 per cento), nel 2027 invece nessuno farà peggio dello Stivale.

    Conti pubblici, debito fuori controllo e deficit sotto osservazione

    Il dato peggiore, per il governo Meloni, riguarda quello dei conti pubblici e in particolare il rapporto debito/PIL. Mentre la repubblica ellenica vede una traiettoria di riduzione, che porterà il rapporto debito/PIl scendere dal 147,6 per cento al 134,4 per cento dal 2025 al 2027, nella repubblica italiana la parabola è invece ascendente e il rapporto salirà al 139,2 per cento sempre alla fine del 2027. C’è dunque il sorpasso ellenico, e politicamente per l’attuale maggioranza questo è un dato destinato a pesare poiché l’Italia diventa primo Paese dell’UE e dell’eurozona per livelli di debito durante la guida FdI-Lega-FI.
    Va meglio per quanto riguarda il rapporto deficit/PIL. La Commissione conferma che l’Italia scenderà sotto la soglia del 3 per cento quest’anno (2,9 per cento) e ci resterà anche il prossimo (stabile al 2,9 per cento), e questo vuol dire chiusura della procedura per decifit eccessivo. C’è però una postilla a questo dato: “Si prevede che il deficit rimarrà stabile nel 2027, ipotizzando l’assenza di cambiamenti nelle politiche economiche“. E’ questo un avvertimento per Meloni: gli ultimi mesi di mandato e la campagna elettorale non devono essere il pretesto per stravolgere l’azione di governo con misure e soprattutto spese tali da compromettere quanto fatto finora.

    Energia, Italia bacchettata per scelte sistemiche

    Le cattive notizie per il governo Meloni non finiscono qui, perché nel sostanzioso documento l’esecutivo comunitario inserisce un box che serve a valutare come gli Stati membri patiscano la crisi energetica a seconda della natura del Paese. Si sottolinea in sostanza che “il rapporto tra i prezzi del gas e dell’elettricità varia significativamente tra gli Stati membri, riflettendo le differenze nei mix di generazione e i vincoli infrastrutturali”. In questo l’Italia viene citata come caso estremo. “Nella penisola iberica, dove la penetrazione delle energie rinnovabili è più elevata, il gas influenza i prezzi solo in una minoranza delle ore di mercato. Al contrario, in Italia, dove il sistema rimane più dipendente dal gas, quest’ultimo determina il prezzo nella maggior parte delle ore”. Rispetto ai due esempi, “Germania e Paesi Bassi si collocano tra questi due estremi”.

    L’Italia è dunque un caso estremo di forte dipendenza dalle fonti fossili, e con questo riquadro di analisi incastonato nelle previsioni economiche di primavera di fatto la Commissione europea risponde in modo garbato e indiretto alle richieste del governo Meloni di allentare le regole del patto di stabilità per rispondere al caro-energia, con la risposta che, tra le righe, è la seguente: l’Italia paga le scelte compiute storicamente, che hanno prodotto una situazione nota e non eccezionale. Il messaggio quindi diventa: investire nelle rinnovabili.

    Quello che ottiene il governo di Roma sono timide aperture, la disponibilità dell’esecutivo comunitario a valutare le “opzioni politiche” possibili per rispondere al caro-energia generale generalizzato. “Stiamo valutando gli strumenti di flessibilità all’interno del quadro delle nostre regole” di bilancio, si limita a dire il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, che tuttavia non si sbilancia su cosa potrà succedere per venire incontro a preoccupazioni e problematiche tricolori. Addirittura invia un ‘altolà’ al governo: “Rispetto al passato abbiamo spazio di manovra di spesa più limitata, e quindi occorre agire con prudenza. Questo vale soprattutto per i Paesi a più alto debito”. Con l’Italia destinata a essere regina del debito pubblico le parole di Dombrovskis suonano quanto mai perentorie.

    I dubbi per il futuro: senza Recovery pochi stimoli

    Meno crescita, più debito, e problemi strutturali in tema di energia e listini energetici. Il quadro per l’Italia non è dei migliori, e la Commissione aggiunge altri rilievi tutt’altro che incoraggianti: “Gli effetti ritardati di un’inflazione più elevata dovrebbero spingere al rialzo la spesa corrente, in particolare per le pensioni, mentre la graduale eliminazione dei progetti legati al Recovery Fund comporterà una riduzione della spesa in conto capitale”. In sostanza si torna a insistere sulla riforma delle pensioni, e si avverte che il Paese non potrà più contare sulla spinta agli investimenti del PNRR, finanziato dal Recovery.

    Per l’Italia, rileva la Commissione europea, “nel 2027 la produzione dovrebbe crescere dello 0,6 per cento, sostenuta dalla ripresa del commercio globale e dalla normalizzazione dei prezzi”. In questa valutazione di sintesi manca il riferimento alla riforme: a Bruxelles non si vede nell’agenda delle riforme la spinta per la produttività. Un elemento mancante che non depone a favore del governo.

    Tags: conti pubblicicrescitadebitodeficitenergiagoverno meloniinflazioneitaliaprevisioni economicheriforme

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