Bruxelles – Il Premio Europeo Carlo V, riconoscimento destinato a chi promuove l’unificazione e i valori culturali dell’Unione, è stato consegnato oggi (25 maggio) al Comitato europeo delle Regioni, nel corso di una cerimonia presieduta dal Re Filippo VI di Spagna. La Fondazione Accademia Europea e Iberoamericana di Yuste è un’istituzione culturale spagnola, con sede nell’omonimo monastero, in Estremadura, che promuove l’integrazione europea e i legami storici tra l’Europa e l’Iberoamerica – regione del continente americano che comprende tutti i Paesi colonizzati storicamente dalla Spagna e dal Portogallo. Ogni anno la fondazione conferisce un riconoscimento che è destinato a individui, istituzioni o progetti che abbiano contribuito significativamente al processo di integrazione dell’Unione Europea o alla valorizzazione dei suoi valori storici, scientifici e culturali. Una caratteristica del premio è che la maggior parte della sua dotazione economica viene destinata a borse di studio e ricerca intitolate al vincitore. Nel corso delle sue edizioni passate, il premio è stato assegnato a leader politici come Angela Merkel, Mario Draghi, Antonio Tajani, Felipe González Márquez, José Manuel Durão Barroso e Marcelino Oreja Aguirre e anche rappresentanti di organizzazioni internazionali come António Guterres e Javier Solana Madariaga, oltre a progetti come l’European Disability Forum e i Percorsi Culturali del Consiglio d’Europa.
Quest’anno il riconoscimento è andato al Comitato europeo delle Regioni, ritirato dalla sua presidente, Kata Tüttő. Nel suo discorso, la presidente Tüttő ha voluto porre l’accento sul ruolo dei leader locali, definendoli non solo amministratori ma “stabilizzatori” in tempi di incertezza. Ha ricordato che le regioni e le città sono responsabili dell’attuazione di circa il 70 per cento delle politiche europee. Al centro del discorso, la metafora del “traduttore”, ispirata a Umberto Eco: “L’Europa sopravvive grazie a questo costante sforzo di comprendersi a vicenda e di tradurre attraverso lingue, culture, storie, ideologie, paure e speranze. Perché come funziona la traduzione? Per comprendere veramente qualcun altro, un’altra persona, un’altra realtà, devi rinunciare a qualcosa di tuo”. Un’immagine che Tüttő ha utilizzato per ribadire che l’integrazione europea non può fondarsi unicamente sui mercati, ma richiede una solidarietà strutturale: in un sistema interconnesso, il fallimento di una sua parte finisce inevitabilmente per indebolire l’insieme.
Il Re Filippo VI di Spagna ha chiuso la cerimonia riflettendo sul tema della diversità: ha paragonato l’Europa a un puzzle in cui ogni pezzo, indipendentemente dalle dimensioni, è indispensabile per la riuscita dell’opera: “Qualsiasi pezzo mancante lascerebbe un evidente e insostituibile spazio bianco”. Il Re ha lodato il Comitato delle Regioni per la sua capacità di incarnare il principio di sussidiarietà, portando la gestione pubblica il più vicino possibile ai cittadini. “Il Comitato delle regioni deve restare un punto d’incontro tra europei”, ha rimarcato il monarca spagnolo, evidenziando come l’azione del Comitato sia un argine contro le attuali tendenze alla frammentazione e all’atomizzazione sociale, agendo invece come un punto di incontro essenziale per mantenere viva la fiducia nelle istituzioni attraverso la concretezza della politica locale: “Grazie all’Europa Unita, grazie alle istituzioni europee e grazie al Comitato delle Regioni, noi europei possiamo dire e decidere con le stesse parole, anche se in lingue diverse, verso dove si dirige il nostro cammino”, ha concluso il monarca.





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