Bruxelles – “In Ucraina non si mette alla prova solo la resilienza, ma anche il modello di preparazione dell’Unione europea“. Con queste parole, oggi (7 maggio), il viceministro per lo Sviluppo delle comunità e dei territori dell’Ucraina, Oleksii Riabykin, si è rivolto alla plenaria del Comitato delle regioni al Parlamento europeo. La preparazione è, per Riabykin, “agire insieme, pensare insieme e pianificare in modo sistematico senza perdere la rotta” e, in questo contesto, servono “soluzioni condivise” perché “unità e azioni congiunte definiscono la nostra forza”.
Il conto è impietoso. “Si stima che il bisogno per la ricostruzione dell’Ucraina ammonti a 588 miliardi di dollari“, ricorda Riabykin riportando la stima che proviene dalla quinta valutazione congiunta rapida dei danni e dei bisogni (Rapid Damage and Needs Assessment, RDNA5), condotta dal governo ucraino, la Banca Mondiale, la Commissione europea e l’ONU, e che offre una serie di stime per valutare rapidamente i danni materiali, le perdite economiche e le esigenze di ricostruzione a seguito di catastrofi o conflitti. Per quanto riguarda il Paese aggredito da Mosca, i dati chiariscono che, al 31 dicembre 2025, il costo totale della ricostruzione ammontava a 588 miliardi di dollari (oltre 500 miliardi di euro) per i prossimi dieci anni, pari a quasi tre volte la stima del suo PIL nominale calcolato nel 2025. Su questo punto, a marzo 2026 la Banca Mondiale ha precisato che “i settori dell’edilizia abitativa, dei trasporti e dell’energia sono i più colpiti dalla guerra” e che “i danni, le perdite e i bisogni rimangono concentrati nelle regioni in prima linea e nelle principali aree metropolitane”. In particolare, in Ucraina il 14 per cento del patrimonio immobiliare è stato danneggiato o distrutto, con ripercussioni per circa tre milioni di famiglie. Riguardo i costi della ricostruzione, invece, i trasporti saranno i più costosi (oltre 96 miliardi di dollari), seguiti dal settore energetico (quasi 91 miliardi di dollari), dall’edilizia (quasi 90 miliardi di dollari), industria e commercio (oltre 63miliardi di dollari) e dal settore agricolo (oltre 55 miliardi di dollari). Oltre la Banca Mondiale, anche il Parlamento europeo si è occupato della questione con un documento di lavoro realizzato per conto della commissione Bilanci del’Eurocamera.
“Questa è un’esperienza che non può essere simulata, ma solo vissuta”, osserva Riabykin. Che, però, ai territori e alle Regioni europee un monito ben preciso: “Non procrastiniamo il futuro, creiamolo ora“, afferma. Intanto, per rafforzare il sostegno internazionale alla ricostruzione del Paese, il 25 e 26 giugno 2026, si terrà a Danzica la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina (Ukraine Recovery Conference, URC 2026), dove “verranno presentate soluzioni reali e concrete”, ha concluso ancora Riabykin.

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