Bruxelles – “Con l’Europa sentiamo che stiamo portando avanti una causa comune“. Sono le parole del Sindaco di Mariupol, Vadym Serhijovyč Bojčenko, a Eunews, in un’intervista rilasciata oggi (7 maggio). Accanto a lui, Anatoliy Fedoruk, sindaco di Buča, arrivato a Bruxelles per un appuntamento importante: l’apertura di un ufficio di rappresentanza presso il Comitato delle Regioni che ha l’obiettivo di facilitare l’accesso a programmi di cooperazione e progetti pratici di ricostruzione territoriale, consolidando il legame tra la realtà locale e le istituzioni europee.
Eunews: Cosa rappresenta per la sua città, per lei e per i suoi cittadini avere un ufficio di rappresentanza qui al Comitato delle Regioni?
Anatoliy Fedoruk: “Diciamo che è soprattutto una questione di status che offre l’opportunità sia a Bruxelles che all’Ucraina, e a Buča in particolare, di sentire che stiamo portando avanti una causa comune. Permette di percepire che la questione ucraina e gli eventi che accadono a Bucha sono attuali anche secondo “l’orario di Bruxelles”, per dirla in modo figurato”.
E: L’Ucraina è sulla via dei processi di integrazione europea: cosa vi aspettate da questo nuovo collegamento con le istituzioni europee?
A. F.: “Penso che prima o poi l’Ucraina supererà questo esame. Tutto dipenderà da quanto entrambe le parti si impegneranno a dar fede ai loro impegni. Per quanto riguarda questa collaborazione, l’apertura dell’ufficio: potrebbe rimanere solo una questione di status, ma dipenderà dalla nostra volontà di sfruttare i programmi e dalle opportunità che saranno disponibili se si parlerà di progetti pratici e realtà concrete”.

E: Qual è la situazione attuale dei cittadini che rappresenta, in termini di approvvigionamento energetico, catena alimentare e servizi, come l’istruzione.
F: Ovviamente la situazione resta difficile perché, finché dura la guerra, nessun comune, città o regione ucraina può considerarsi al sicuro. Dato che i russi cercano di colpire il sistema energetico, la situazione dell’elettricità è complessa. Tuttavia, cerchiamo di sopravvivere e fornire servizi attraverso fonti di energia alternative. Per questo siamo grati ai colleghi, ai partner dei comuni e ai fondi che ci aiutano. Un dato che infonde speranza e fiducia è che il 95 per cento dei residenti è tornato a Buča dai luoghi in cui si era rifugiato. Inoltre, 12 mila sfollati interni provenienti dalle zone di combattimento o dai territori occupati hanno scelto la nostra città come loro seconda casa. Il nostro Paese desidera la pace più di chiunque altro, ma le azioni recenti della Russia dimostrano che la guerra continuerà.

Intanto, da Mariupol, il primo cittadino Vadym Serhijovyč Bojčenko ha portato a Bruxelles la prospettiva di resistenza e memoria della città all’evento promosso dal Comitato delle Regioni: ‘Engagement de Bruxelles’. Si tratta di un’iniziativa che vede i sindaci europei in prima linea nella difesa della democrazia e dei valori fondanti dell’Unione. Nato dall’esperienza del network delle ‘Città della Memoria‘ – tra le quali figura anche Buča –, il documento dichiara di “rispondere all’instabilità geopolitica e ai crescenti estremismi attraverso tre pilastri d’azione: la sensibilizzazione alla protezione civile, il coinvolgimento delle giovani generazioni nel dialogo sui valori universali e una solidarietà operativa concreta tra le città”, con particolare supporto a realtà colpite dai conflitti come Buča e Mariupol.
Eunews: Come città testimone e teatro di guerra e resistenza, cosa significa essere una città della memoria?
Vadym Serhijovyč Bojčenko: “Se parliamo della rete delle città della memoria, a mio parere, parliamo anche di Mariupol. È una città teatro di una terribile tragedia avvenuta in Europa. È fondamentale che questa verità venga trasmessa e che la sua memoria sia preservata. Questa è la nostra aspirazione di giustizia riguardo all’aggressione della Russia: la memoria equivale alla verità, che equivale alla giustizia. Se guardiamo a ciò che sta accadendo ora nella nostra città occupata, la Russia ha distrutto il teatro, uccidendo anche molti civili, circa 600 persone, tra cui donne e bambini, in quell’edificio. Se chiedessimo oggi ai cittadini di Mariupol se il teatro debba essere ricostruito, la risposta sarebbe negativa. Lì dovrebbe esserci solo un complesso commemorativo in onore di chi è morto. La Russia, invece, ha cercato di nascondere i propri crimini militari. Viviamo nel mondo moderno e siamo riusciti a documentare la distruzione di Mariupol attraverso le tecnologie attuali, mentre attraverso i testimoni stiamo registrando il numero delle vittime. Siamo venuti qui in cerca di sostegno e riconoscimento internazionale da Bruxelles, Strasburgo e da altre città europee”.
E: Qual è la situazione che vive la sua città e i suoi cittadini?
V. S. B.: “Al quarto anno di guerra, la città è attualmente occupata dalla Federazione Russa. Le persone sotto occupazione non vivono, sopravvivono senza lavoro, senza acqua, senza assistenza medica o istruzione. La Russia deve essere ritenuta responsabile di questo. Noi operiamo come una municipalità in esilio: abbiamo circa 200mila cittadini di Mariupol sfollati in Ucraina di cui ci prendiamo cura continuando a fornire servizi. Abbiamo aperto 43 centri che offrono supporto legale, medico e scolastico per i bambini. Siamo presenti in 22 città ucraine, tra cui Dnipro, Leopoli e Vinnytsia”.
E: Cosa vi aspettate dal sostegno europeo?
V. S. B.: “In primo luogo, che quest’anno entri in funzione la Commissione Internazionale per i Danni e che venga creato un fondo di compensazione finanziato con denaro russo. La Russia deve iniziare a pagare per i crimini, per la tragedia e per la distruzione delle città ucraine. Inoltre, speriamo che quest’anno inizi a operare il tribunale speciale affinché la leadership politica e militare russa risponda dei crimini commessi a Mariupol, Buča, Pokrovsk, Kramatorsk e in altre città.”
E: Cosa significherebbe per i vostri cittadini essere parte dell’Unione europea?
V. S. B.: “L’Ucraina ha scelto la sua strada: è il cammino verso l’Europa e l’Unione Europea. Oggi stiamo pagando un prezzo altissimo per questa scelta: i nostri migliori ragazzi e ragazze stanno difendendo la nostra libertà e l’indipendenza dell’Europa, contenendo l’aggressione russa. Però spero che nel 2027, come promesso all’Ucraina, l’Europa scelga l’Ucraina”.


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