Bruxelles – Il governo Meloni metta da parte le richieste di sospensione delle regole comuni di bilancio e si ingegni per usare le risorse che ancora ci sono. Firmato: Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme. Di fronte al problema del caro-energia e del come far fronte al problema, la Commissione europea respinge le istanze dell’Italia, e spetta al membro italiano del collegio dei commissari recapitare la risposta negativa. “Ho scritto oggi ai ministri responsabili della politica di Coesione per chiedere di utilizzare con urgenza tutti gli strumenti disponibili”, fa sapere dalla sua pagina Facebook. “L’Unione europea ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso”, scrive.
L’Unione europea, ricorda il vicepresidente esecutivo esecutivo per la Coesione e le riforme, “mette a disposizione degli Stati membri e regioni tre fondi per affrontare le sfide della transizione e della crisi energetica“. Si tratta nello specifico del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), del Fondo di coesione e del Fondo per una transizione giusta (JTF). L’invito per tutti, Italia compresa, è “accelerare l’utilizzo di queste risorse”. Per farlo, continua Fitto, gli Stati membri e Regioni “possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari”.
Per Fitto si può e si deve fare. Nella lettera inviata alle capitali ricorda che “con la riprogrammazione di 34,6 miliardi di euro su competitività, difesa, edilizia, acqua ed energia, abbiamo dimostrato che è possibile agire con flessibilità e rapidità“. Analogamente, “ora apriamo ad un esercizio analogo, concentrato sull’energia”. Le indicazioni per i governi centrali valgono anche per gli amministratori locali: “A breve invierò una lettera analoga anche alle Regioni”, anticipa Fitto.
Da parte della Commissione europea c’è la disponibilità a “esaminare con gli Stati membri tutte le proposte in modo rapido e collaborativo, incluse eventuali revisioni dei programmi della politica di coesione”. E’ questa l’indicazione politica che Bruxelles manda al governo Meloni per far fronte al problema del caro-energia. Ma resta fermo che il patto di stabilità non si sospende. “Sono fermamente convinto che Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo di coesione e Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide della crisi energetica“. Il governo prenda nota e non perda tempo: “Le risorse ci sono. Gli strumenti ci sono. Quello che serve adesso è agire con rapidità e determinazione, nell’interesse dei nostri cittadini e delle nostre imprese”.
Il Comitato europeo delle regioni sul piede di guerra
La lettera di Fitto con le indicazioni considerate utili dall’esecutivo comunitario viene letteralmente stracciata dalla presidente del Comitato europeo delle Regioni (COR), Kata Tüttő: “La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è”. La proposta che giunge dalla Commissione europea dunque considerata incredibile, e Tüttő affonda il colpo, criticando la scelta di vedere “fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta”. Una ricetta che, sostiene, “trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sotto-investimento cronico”. Senza contare che “questi fondi sono già stati impegnati“.
Quanto al ricorso la fondo per la trasformazione verde dell’economia e della produzione, non ci va troppo per il sottile: la scelta di dirottare risorse da lì implica la scelta politica di affossare ogni velleità di transizione sostenibile, e la presidente del Comitato europeo delle regioni lo dice come meglio non potrebbe: “La transizione giusta: riposi in pace“.