Bruxelles – Sanzioni a Israele, tutto rimandato alla riunione del 15 giugno. Il tema di misure restrittive contro esponenti del governo di Tel Aviv è stato oggetto della discussione dei ministri degli Esteri di oggi (28 maggio), ma “il formato Gymnich (riunione informale, ndr) non è una sede in cui prendiamo decisioni”, e quindi “torneremo su questo argomento quando si terrà il Consiglio Affari esteri in Lussemburgo“, spiega l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, al termine dei lavori. Tutto spostato al 15 giugno, appunto, data dell’incontro formale.
Preoccupano le azioni del governo di Tel Aviv, che ha sferrato nuovi attacchi in Libano a dispetto di un cessate il fuoco. “In Libano il cessate il fuoco sembra diventare ogni giorno di più solo un questione nominale, e il ritorno a una guerra su vasta scala è una possibilità concreta”, denuncia Kallas, in quella che è una condanna delle azioni militari israeliane.
L’Unione europea però continua a essere divisa sul da farsi. Le sanzioni vengono approvate all’unanimità, e ancora una volta l’UE non sa trovare unità di intenti contro Israele, per il disappunto del Lussemburgo: “Germania e Austria dicono di avere un debito eterno nei confronti di Israele, ma ciò non può permettere di scusare quello che sta accadendo oggi“, tuona il ministro degli Esteri del granducato, Xavier Bettel, deciso a procedere contro Israele. A frenare non sono solo Austria e Germania, ma pure Bulgaria e Repubblica ceca.
Linea decisa anche quella della Spagna: “È inaccettabile che il sud del Libano si dichiari zona di guerra e si avvisi la popolazione di abbandonare il territorio”, sostiene il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, che rincara la dose: “Altri Paesi hanno lo stesso diritto di Israele ad avere uno Stato“. Per il governo di Madrid la situazione è tale che Israele non può più essere considerata una democrazia, perché “le democrazie non violano il diritto internazionale e il diritto umano”. La linea intransigente della Spagna si riassume nel dichiarare di fatto ‘persona non grata’ il ministro della Sicurezza nazionale di Israele: “Chiedo che Ben Gvir non entri nell’UE“.
![Il ministro della Sicurezza nazionale di Israele, Ben Gvir [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/Imagoeconomica_2606826-750x375.jpg)



![An Israeli soldier tries to prevent Palestinians from reaching their houses in Nur Shams refugee camp in the West Bank city of Tulkarm, Nov. 18, 2025. Palestinians took part in a demonstration demanding the right to return to their houses at the entrance of Nur Shams refugee camp, while Israeli soldiers assaulted the crowd and forced them to leave the area. [Photo by Nidal Eshtayeh/Xinhua/ABACAPRESS.COM, via IPA agency]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA68161671-350x250.jpg)






![Il ministro della Sicurezza nazionale di Israele, Ben Gvir [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/Imagoeconomica_2606826-120x86.jpg)
