Bruxelles – La green economy dell’Unione europea continua ad attrarre un numero crescente di lavoratori, raggiungendo nel 2023 la cifra record di 5,8 milioni di occupati in termini di equivalenti a tempo pieno (una misura che tiene in considerazione anche i contratti part-time trasformandoli in posti di lavoro full-time equivalenti). Si tratta di quasi 2 milioni di addetti in più rispetto al 2014, cresciuti ad un tasso annuale medio pari al 6 per cento.
A certificare questa parabola ascendente è Eurostat – l’istituto di statistica dell’UE – attraverso i dati diffusi oggi (4 giugno). Le cifre vengono rese pubbliche in una settimana simbolicamente significativa per la sensibilizzazione verso le problematiche ambientali: quella in corso a Bruxelles è la EU Green Week (settimana della sostenibilità), mentre domani il mondo celebrerà il World Environment Day, la giornata mondiale per l’ambiente.
Secondo i numeri di Eurostat, il principale contributo alla crescita occupazionale nell’economia green è stato il settore nelle costruzioni. Nel giro di nove anni, si è passati da 0,7 milioni di lavoratori full-time nel 2014 a 1,6 milioni nel 2023, con una crescita annuale media dell’11 per cento. Trainato dallo sviluppo di attività quali la costruzione di edifici ad alta efficienza energetica, la realizzazione di impianti per energie rinnovabili e gli interventi di riqualificazione, il settore delle costruzioni è in testa alla classifica anche in termini di numeri assoluti di occupati: nessun altro ambito dell’economia verde impiega più di 1,6 milioni di lavoratori.
Al secondo posto della graduatoria in termini di crescita percentuale figura il comparto agricolo. Insieme alla silvicoltura e alla pesca, il numero di lavoratori impiegati in questi settori è cresciuto a un tasso medio annuale del 5 per cento, passando da 400mila nel 2014 a 700mila nel 2023. Il medesimo tasso di crescita è stato registrato anche dal settore della manifattura green, i cui addetti hanno toccato quota 1 milione nel 2023 rispetto agli 0,7 milioni di nove anni prima.
Meno sensibili ma comunque degni di nota i progressi compiuti dai comparti della pubblica amministrazione e della difesa (da 300mila a 400mila occupati), delle attività tecnico-scientifiche (da 200mila a 300mila), dei servizi (da 1,2 milioni a 1,4 milioni) e dell’educazione (da 50mila a 70mila).
La seconda parte del report Eurostat propone un’interpretazione alternativa dei numeri diffusi oggi, analizzandoli dal punto di vista della finalità ambientale perseguita da ciascun settore occupazione.
Da questa prospettiva, la maggior crescita occupazionale è stata registrata nell’ambito della produzione di energia rinnovabile: in nove anni i lavoratori sono aumentati del 79 per cento, passando da 0,4 milioni nel 2014 a 0,8 milioni nel 2023. E salgono sul podio anche il settore della protezione del suolo e delle acque superficiali e sotterranee (+60 per cento, da 400mila a 700mila addetti) e quello della tutela della qualità dell’aria e del clima (+48 per cento, da poco meno di 200mila occupati a quasi 300mila).
A crescere – seppur in modo meno pronunciato – sono anche i numeri del comparto del riciclo materiali (+47 per cento), della gestione delle acque reflue (+38 per cento) e della gestione dei rifiuti (+30 per cento). Quest’ultimo è anche alla guida della classifica stilata in termini di numeri assoluti di lavoratori: nel 2023, ha impiegato 0,9 milioni di persone.

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