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    Home » Diritti » “The Sea” al Parlamento europeo, il cinema come “atto politico contro il silenzio delle istituzioni”

    “The Sea” al Parlamento europeo, il cinema come “atto politico contro il silenzio delle istituzioni”

    Dalla censura in Israele al Parlamento europeo, la storia del piccolo Khaled mette a nudo l'occupazione in Cisgiordania e i doppi standard dell'Unione Europea. Palmisano (M5S): “Questo film racconta di un diritto negato"

    Caterina Mazzantini di Caterina Mazzantini
    10 Giugno 2026
    in Diritti
    Gli eurodeputati del Movimento 5 stelle Palmisano, Della Valle e il deputato Carotenuto hanno presentato il film "The sea" con la giornalista Giulia Innocenzi al Parlamento europeo di Bruxelles. [Foto: Eunews]

    Gli eurodeputati del Movimento 5 stelle Palmisano, Della Valle e il deputato Carotenuto hanno presentato il film "The sea" con la giornalista Giulia Innocenzi al Parlamento europeo di Bruxelles. [Foto: Eunews]

    Bruxelles – Si può essere privati del diritto di vedere il mare? Può essere considerato pericoloso un bambino che all’interno del suo zaino ha solo dei giochi, una maschera ed un boccaglio? Nella serata di ieri (9 giugno) al Parlamento europeo è stato proiettato “The Sea”, opera del regista israeliano Shai Carmeli-Pollack. La pellicola, che il governo Netanyahu ha tentato di ostacolare nonostante i finanziamenti pubblici ricevuti prima del 2023 e il successo ai premi Ophir – gli Oscar israeliani – racconta la realtà quotidiana dell’occupazione attraverso gli occhi di un bambino. Questo è “il film che il governo israeliano non vuole che tu veda”, recita la locandina del film.

    Il protagonista è Khaled, un dodicenne di Ramallah, nei Territori Occupati della Cisgiordania, che desidera raggiungere il mare, distante appena un’ora di strada. Durante una gita scolastica, però, le autorità israeliane gli negano l’accesso alla spiaggia a causa di permessi scaduti. Il desiderio di Khaled appare quasi ancestrale e arriva persino a chiedere alla nonna se, almeno mentre era nel grembo materno, avesse potuto sentire il contatto con il mare. La frustrazione è tale da spingerlo a scappare e a inoltrarsi in territorio israeliano, sfidando barriere linguistiche e pericoli fisici pur di toccare quell’acqua che non ha mai visto.

    Un atto politico contro i “doppi standard”

    Per gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle, che hanno promosso l’evento, la proiezione non è solo un momento culturale. Valentina Palmisano ha sottolineato come il film sia uno strumento di denuncia sociale: “Questo film è potentissimo, appunto perché racconta attraverso gli occhi dell’infanzia un diritto negato”. Secondo l’eurodeputata, l’opera mette a nudo come l’occupazione israeliana riesca a proibire persino il sogno più semplice di un bambino di dodici anni.

    Ancora più duro è stato l’intervento di Danilo Della Valle, il quale ha spiegato che “la scelta di proiettare questo film è un atto politico per rompere il silenzio che c’è all’interno delle istituzioni europee”. Il parlamentare ha criticato l’immobilismo dell’UE, rea di non aver mai attuato sanzioni o embargo sulle armi contro Israele, evidenziando una palese contraddizione geopolitica: mentre ai palestinesi è negato il mare, ai soldati dell’IDF è permesso di trascorrere le vacanze in Sardegna o in altri Paesi europei. Della Valle ha poi aggiunto che la pellicola “testimonia come il regime di apartheid in Cisgiordania sia precedente al 7 ottobre”, poiché dimostra che già prima del conflitto attuale il semplice bagno in mare era un lusso proibito per chi nasce in quella terra.

    Alla proiezione anche il deputato Dario Carotenuto che ha rincarato la dose parlando di una vera e propria “sudditanza politica”. “Viene da domandarsi qual è il potere di Israele, che potere di ricatto possa avere affinché poi si realizzino questi così palesi doppi standard”, ha dichiarato, definendo intollerabile la complicità che sia il Parlamento italiano che quello europeo starebbero dimostrando verso le azioni di Israele.

    Nonostante le difficoltà distributive, il film ha trovato in Italia un terreno fertile grazie alla giornalista Giulia Innocenzi e alla società di distribuzione “Moscalito Film”. La giornalista ha confessato lo stupore nel constatare che “eravamo praticamente gli unici, ma non dico in Italia, nel mondo, a voler distribuire questo film”. Il timore di ripercussioni aveva infatti allontanato molti distributori internazionali, ma il pubblico ha risposto con un successo straordinario: 40 mila spettatori in Italia e 30 mila in Israele. “Andare a vedere un film, sedersi in un cinema, vedere un film come “The sea” diventa un atto politico di fronte al silenzio delle istituzioni e all’impossibilità dell’Europa di condannare le cose più basilari come la violazione dei diritti umani e il genocidio in corso a Gaza”, ha evidenziato. 

    Il giornalista de Il Fatto quotidiano, Alessandro Mantovani, presente in sala, ha offerto una riflessione sulla deriva autoritaria in corso nello Stato ebraico: “Questo film, che nella Società Democratica di Israele era stato finanziato dal Ministero della Cultura, finisce sotto la censura dello stesso ministro solo dopo il 7 ottobre”, ha evidenziato, descrivendo un clima in cui il colonialismo d’insediamento sta tentando di cancellare fisicamente e culturalmente la presenza palestinese. A tal proposito, in chiusura, Innocenzi ha ripercorso la parabola personale del regista Pollack, il quale “fino ai 30 anni ha vissuto la vita dell’israeliano medio che non sa niente dei palestinesi”. Solo dopo aver conosciuto direttamente la realtà della Cisgiordania, l’autore ha deciso di dedicare la propria vita all’attivismo e al cinema di denuncia. Tuttavia, il futuro appare incerto: le recenti modifiche ai metodi di finanziamento del cinema in Israele potrebbero rendere impossibile, in futuro, la realizzazione di opere che diano voce ai diritti umani dei palestinesi o alle proteste degli israeliani.

    Tags: accordo di associazione ue-israeleDella ValleGiulia innocenziisraelepalestinaPalmisanoThe seaue

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