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    Home » Agrifood » Sì del Parlamento UE alle Nuove Tecniche Genomiche, Guarda (Verdi): “Vogliamo agricoltori liberi o dipendenti dalle multinazionali?”

    Sì del Parlamento UE alle Nuove Tecniche Genomiche, Guarda (Verdi): “Vogliamo agricoltori liberi o dipendenti dalle multinazionali?”

    Una nuova nomenclatura equipara piante con modifiche genetiche limitate a quelle simili ottenute con metodi tradizionali. L'allarme dell’eurodeputata italiana è sulla reale resistenza di queste piante, sui brevetti e sui rischi di conflitti legali per i coltivatori

    Caterina Mazzantini di Caterina Mazzantini
    17 Giugno 2026
    in Agrifood
    Manifestazione di agricoltori, allevatori, ambientalisti e cittadini, che nella mattinata di ieri, si sono riuniti di fronte all’emiciclo di Strasburgo per chiedere il respingimento il provvedimento sulle NGT. [Foto: Eunews]

    Manifestazione di agricoltori, allevatori, ambientalisti e cittadini, che nella mattinata di ieri, si sono riuniti di fronte all’emiciclo di Strasburgo per chiedere il respingimento il provvedimento sulle NGT. [Foto: Eunews]

    Strasburgo, dall’inviata – Approvato il sistema a due binari che dovrebbe favorire colture resistenti alle crisi climatiche e che ha suscitato non poche polemiche dai banchi dei Verdi. Oggi (17 giugno), il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria ha adottato in via definitiva il nuovo regolamento sulle nuove tecniche genomiche (NGT), ratificando l’accordo già raggiunto con il Consiglio nel dicembre 2025. La riforma punta a “facilitare l’accesso a varietà vegetali capaci di resistere meglio alle crisi climatiche e ai parassiti, garantendo al contempo rese più elevate e una drastica riduzione nell’uso di pesticidi chimici”.

    Il nuovo quadro normativo divide le sementi in due categorie distinte: le piante NGT-1, ovvero quelle con modifiche limitate e simili alle varietà ottenibili con metodi convenzionali e per questo trattate come le sementi tradizionali e le piante NGT-2, che presentano modifiche genetiche più complesse e dunque soggette alla normativa vigente sugli OGM, inclusi l’obbligo di valutazione del rischio e l’autorizzazione preventiva. Sebbene i prodotti NGT-1 siano equiparati ai convenzionali, il Parlamento ha imposto l’obbligo di etichettatura per i sacchetti di sementi e l’inserimento in una banca dati pubblica per permettere agli agricoltori scelte informate. Per quanto riguarda la proprietà intellettuale, il regolamento prevede la possibilità di brevettare queste tecnologie, ma introduce tutele affinché gli agricoltori mantengano il diritto di conservare e reimpiantare le sementi a prezzi equi.

    La relatrice del provvedimento, l’eurodeputata svedese del Partito popolare europeo (PPE), Jessica Polfjärd ha accolto con favore il risultato, definendolo una “vittoria storica per il futuro dell’Europa e per gli agricoltori europei che adesso hanno moderni strumenti di selezione per poter sviluppare colture più resilienti e meno dipendenti dai pesticidi”. Secondo l’eurodeputata svedese, con questa decisione il Parlamento ha scelto la strada del progresso: “Approvando l’uso delle NGT, abbiamo scelto l’innovazione, la competitività e la sicurezza alimentare”.

    Di segno opposto è la lettura dell’eurodeputata dei Verdi Cristina Guarda, la cui preoccupazione principale è il rischio di dipendenza dalle multinazionali. Guarda, membro della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, è intervenuta in un incontro con la stampa – coordinato dal Format delle Radio Universitarie Europee, Europhonica – ed ha espresso preoccupazione per una strategia che, a suo dire, manca di basi solide: “Stiamo approvando e puntando su una strategia per risolvere i problemi dell’agricoltura senza sapere se veramente questa sarà una soluzione a lungo termine”.

    Uno dei punti più caldi riguarda lo ‘strapotere’ delle grandi aziende del settore. L’eurodeputata ha ricordato che già oggi il 60 per cento delle sementi è in mano a pochi attori globali e si è chiesta: “Vogliamo rendere gli agricoltori più liberi di autogestire la propria attività e ridurre i costi di produzione oppure vogliamo renderli più dipendenti dalle grandi multinazionali che decidono il bello e cattivo tempo?”.

    Guarda ha inoltre sollevato dubbi sull’efficacia stessa delle NGT, sottolineando che al momento quelle autorizzate a livello globale offrono solo miglioramenti organolettici – proprietà di una sostanza che possono essere percepite e valutate solo dagli organi di senso – ma non rispondono a stress idrici o malattie in campo, come peronospora e oidio. Sul fronte legale, ha avvertito che il sistema dei brevetti potrebbe esporre gli agricoltori a conflitti giudiziari in caso di contaminazioni accidentali: “Il rischio è che io domani come agricoltrice mi ritroverò una varietà che è similare alla loro, di conseguenza dovrò anche rendere conto a loro da un punto di vista legale”.

    Concludendo l’intervento, ha invitato a non dimenticare le soluzioni naturali già esistenti, come la varietà di uva Leonicus, definita “resistentissima agli stress idrici e addirittura alla peronospora”.

    La votazione del provvedimento è stata accompagnata da una manifestazione di una coalizione di agricoltori, allevatori, ambientalisti e cittadini, che nella mattinata di ieri (16 giugno), si è riunita di fronte all’emiciclo di Strasburgo per chiedere il respingimento il provvedimento. I manifestanti, tra i quali alcune realtà italiane, tra cui Slow Food, Greenpeace e il Centro Internazionale Crocevia, hanno espresso forte preoccupazione per una riforma che “va contro i diritti degli agricoltori e dei cittadini di produrre e consumare prodotti privi di OGM e che metterà gravemente a rischio le filiere biologiche e convenzionali non OGM provocando danni irreversibili a livello economico, agricolo, sanitario e ambientale ingannando completamente i cittadini”.

    Tags: agricoltoriCristinaGuardamodifiche genetichengtogmue

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