Bruxelles – L’ondata di calore non lascia l’Europa occidentale e le temperature, superiori ai 40 gradi, stanno mettendo a dura prova diversi Paesi. Il caldo non è improvviso. La prima ondata era arrivata già a fine maggio, con temperature di 10-15°C sopra la norma su Francia occidentale, Inghilterra e Galles. Un episodio che Copernicus aveva definito “insolitamente precoce e intenso” per il periodo. La seconda ondata, più grave, è scattata il 22 giugno, in piena estate astronomica. Da allora le temperature notturne in Francia non sono più scese sotto i livelli di guardia. Secondo Météo-France, martedì 23 giugno è stata la giornata più calda mai registrata nel Paese, con una temperatura media giornaliera e notturna di 29,9°C, superando il precedente record assoluto di 29,4°C del 25 luglio 2019 e del 5 agosto 2003. Il picco dell’episodio è atteso per oggi (24 giugno), con massime attorno ai 40-42°C.

L’Institut Royal Météorologique de Belgique (IRM) ha spiegato che nei prossimi giorni il tempo sarà dominato da un anticiclone che trattiene su Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo “una massa d’aria rovente”, formando quello che i meteorologi chiamano “domo di calore”. I temporali saranno quasi impossibili: “L’alta pressione li soffoca prima che possano svilupparsi”. Da venerdì, poi, il domo “si sposterà verso l’Europa centrale, ma il caldo non cederà subito”, perché “l’aria torrida rimarrà sulla regione, anche se perderà la sua stabilità e lascerà spazio a temporali sempre più probabili nel fine settimana”. Secondo l’IRM, la prossima settimana segnerà finalmente una svolta: correnti più fresche provenienti dall’Atlantico torneranno a prevalere, anche se con qualche perturbazione.
Sul fronte scientifico, Yale Climate Connections (il servizio di informazione scientifica sul clima dell’Università di Yale, che pubblica analisi e aggiornamenti sugli eventi meteorologici estremi) ricorda le conclusioni dell’organizzazione di ricerca World Weather Attribution: la mortale ondata di calore mediterranea del luglio 2024 “non si sarebbe verificata senza il cambiamento climatico indotto dall’uomo“, e quella britannica del luglio 2022 ha prodotto temperature attese statisticamente solo una volta ogni 500-1.500 anni in assenza delle emissioni di gas serra.
“Sappiamo già – ha scritto il climatologo di Climate Central (organizzazione scientifica indipendente statunitense) Zack Labe su Bluesky il 22 giugno – che queste temperature sono rese almeno 5 volte più probabili dal cambiamento climatico causato dall’uomo”.
Dangerous and potentially historic extreme heat is forecast to impact parts of western Europe this week. We already know that these temperatures are made at least 5x more likely due to human-caused climate change. Stay safe!
Explore the attribution data at csi.climatecentral.org/climate-shif…
— Zack Labe (@zacklabe.com) 22 giugno 2026 alle ore 14:00
Sempre secondo l’istituto di Yale, l’umidità è relativamente elevata, il che potrebbe generare alcuni degli indici di calore più pericolosi mai registrati in diversi Paesi europei. E ondate come questa stanno diventando sempre più frequenti, creando condizioni potenzialmente letali per popolazioni che non dispongono di aria condizionata.
Yale Climate Connections, poi, spiega un dato che in apparenza può sembrare sorprendente. Le morti da freddo restano ancora circa nove volte più numerose di quelle da caldo a livello globale. Ma è la tendenza a preoccupare: anche un piccolo aumento della temperatura media tende ad aumentare i decessi da caldo in misura molto più marcata di quanto riduca quelli da freddo. Uno studio del 2025 pubblicato su Nature Medicine, che ha analizzato 854 città europee, ha rilevato che “senza adattamento al calore, l’aumento dei decessi legati al caldo supera costantemente qualsiasi riduzione dei decessi da freddo”.
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