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    Home » Le Brevi » L’eurodeputata Geese alla Commissione UE: “Meta censura attivisti per donne e Lgbtqia+”

    L’eurodeputata Geese alla Commissione UE: “Meta censura attivisti per donne e Lgbtqia+”

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    9 Luglio 2026
    in Le Brevi, Diritti
    App sul cellulare. Crediti: dole777 via Unsplash

    App sul cellulare. Crediti: dole777 via Unsplash

    Bruxelles – L’allarme è serio e riguarda la libertà di espressione. Secondo l’eurodeputata dei Verdi, Alexandra Geese, “Meta sta censurando donne, progressisti e account LGBTQ” limitando la visibilità dei loro canali social. Per questo, lo scorso 6 maggio, Geese ha presentato un’interrogazione parlamentare in cui segnalava che un numero crescente di influencer europei che “denuncia l’incitamento all’odio, condivide informazioni su sessualità, salute femminile e autodeterminazione, oppure fa parte della comunità LGBTQIA+”, ha riscontrato “sui propri account Instagram la limitazione della visibilità dei propri contenuti, la riduzione della portata o la sospensione degli account stessi”. Nella sua risposta, la Commissione europea ha spiegato di essere “a conoscenza della questione citata” e “in contatto con le parti interessate“.

    L’eurodeputata ha specificato che “i rappresentanti di Meta affermano di rimuovere contenuti sessualmente espliciti, ma invece di combattere la violenza sessuale, mettono a tacere chi difende le donne”. Dunque, “quella che è nata come una politica interna americana, viene esportata da Meta in tutto il mondo, inclusa l’Unione europea. Pur dichiarando di difendere la libertà di parola, usano i social media per soffocarla”. Per Geese si tratta di una situazione che solleva “interrogativi fondamentali” sulla libertà di espressione nell’Unione poiché  sembra che siano le grandi piattaforme extraeuropee a decidere quali contenuti si possano pubblicare e quali no. Queste imprese “esercitano un’influenza significativa sul dibattito pubblico in Europa”, ha aggiunto. Ed è una situazione che “non riguarda solo i singoli utenti, ma l’intera cultura del dibattito democratico”. Ma l’UE ha un’arma di autodifesa: “Fortunatamente, il DSA offre agli europei strumenti per difendersi dalla censura dei “tech bro”. Ora la Commissione europea deve utilizzarli”. Quindi, il dubbio è che Meta non stia rispettando gli obblighi previsti dalla legge sui servizi digitali (Digital Services Act, DSA), in particolare per quanto riguarda l’obbligo di fornire motivazioni chiare e specifiche (articolo 17), le procedure interne di reclamo funzionanti e accessibili (articolo 20) e la valutazione del rischio (articolo 34). Per questo, l’eurodeputata ha chiesto all’esecutivo se intende avviare delle procedure formali che valutino se Meta stia violando alcune disposizioni del DSA o meno. 

    La risposta di Palazzo Berlaymont è arrivata lo scorso 7 luglio per iscritto, per mano della vicepresidente esecutiva della Commissione europea responsabile per la sovranità tecnologica, Henna Virkunnen. “La Commissione è a conoscenza della questione citata ed è in contatto con le parti interessate“, ha risposto aggiungendo che, ai sensi del DSA, i motori di ricerca e i fornitori di piattaforme online di grandi dimensioni – come Facebook e Instagram – sono tenuti “a identificare, analizzare e valutare diligentemente i rischi sistemici derivanti dai loro servizi e ad adottare misure efficaci per mitigare i rischi identificati”. Ciò include “i rischi di qualsiasi effetto negativo, effettivo o prevedibile, sull’esercizio di diritti fondamentali quali la libertà di espressione e di informazione, compreso il pluralismo dei media, i processi elettorali e il dibattito civico”. 

    Virkunnen ha ricordato che in passato la Commissione ha già avviato dei procedimenti per delle violazioni del DSA: uno nel 2024 contro Meta, in relazione al sospetto che i sistemi di raccomandazione di Facebook e Instagram penalizzassero i contenuti politici e che la piattaforma non avesse predisposto un efficace sistema interno di gestione dei reclami; un altro il 24 ottobre 2025, quando l’esecutivo ha constatato che l’azienda di Mark Zuckerberg aveva violato l’obbligo di istituire un efficace sistema interno di gestione dei reclami. Virkunnen ha però ribadito che la Commissione non può commentare “i dettagli della sua indagine, al di là delle informazioni pubblicamente disponibili”. Inoltre, ha chiarito che “la Commissione monitora costantemente la conformità di Meta al DSA, intrattiene un dialogo normativo e ha inviato richieste di informazioni, anche sugli obblighi di Meta ai sensi del DSA in merito alla valutazione e alla mitigazione dei rischi sistemici, alla fornitura di motivazioni chiare e specifiche e agli obblighi di trasparenza”. Pertanto, “è responsabilità di Meta rispettare tutte le leggi UE e nazionali applicabili, compreso il DSA e le altre disposizioni a tutela della libertà di espressione”, ha concluso Virkunnen. 

    Tags: alexandra geeseattivisticommissione europeaDsafacebookHenna VirkunnenI VerdiinfluencerInstagramlegge servizi digitalilgbtqia+metaparlamento europeo

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