Bruxelles – Vietare il passaggio di notte, in inverno o solo ai veicoli pesanti di trasporto merci, come fatto dall’Austria per le autostrade della Valle dell’Inn (A12) e del Brennero (A13), è contrario al diritto dell’Unione europea. È il parere emesso oggi (16 luglio) dall’avvocato generale dell’Unione europea, Campos Sánchez-Bordona, secondo cui, invece, il sistema di dosaggio degli accessi all’autostrada della Valle dell’Inn rispetta le norme UE.
Soprattutto sul Brennero la disputa è tra Italia e Austria, e va avanti da anni. Il governo di Roma ha proposto un ricorso per inadempimento contro Vienna ritenendo che le sue misure di limitazione del traffico di veicoli pesanti da trasporto merci sulle autostrade della Valle dell’Inn (A12) e del Brennero (A13) violassero il diritto UE. Dall’intersezione di queste autostrade, ricorda l’avvocato generale, nasce un asse viario che è “arteria fondamentale della rete trans-europea di trasporti“, permettendo il collegamento su strada dell’Italia con la Germania e, da qui, con i restanti Paesi dell’Europa settentrionale. Viene quindi evidenziato come “i divieti settoriali di circolazione che limitavano il traffico di veicoli pesanti su questo asse viario, imposti dall’Austria per contenere le emissioni inquinanti nel corridoio del Brennero e nei suoi dintorni, sono stati giudicati incompatibili con il diritto dell’Unione dalla Corte di giustizia in due sentenze pronunciate negli anni 2005 e 2011″.
Ma se, nel 2016, nella zona del Tirolo venivano sistematicamente oltrepassati i limiti di NO2 stabiliti dalla direttiva sulla qualità dell’aria, tanto che la Commissione stava per portare l’Austria davanti alla Corte di giustizia, “dal 2020 non si è più verificato il superamento di questi limiti”. Allo scopo di evitare lo sforamento dei parametri, però, Vienna “ha mantenuto i divieti esistenti e ne ha introdotti degli altri”.
Davanti a tale situazione, l’Italia ha impugnato dinanzi alla Corte di giustizia quattro di queste misure: il divieto di transito notturno, quello settoriale, quello invernale e un sistema di dosaggio degli accessi all’autostrada A12. Intanto, l’Austria ha riconosciuto “l’effetto restrittivo sulla libertà di circolazione delle merci di alcune delle misure”, ma ha giustificato le chiusure con “motivi imperativi di interesse generale” quali “la protezione dell’ambiente, della salute umana e della sicurezza stradale”.
Con il suo parere non vincolante, l’avvocato generale propone alla Corte di accogliere il ricorso per inadempimento relativamente ai tre divieti e di respingerlo per quanto riguarda la quarta misura. Per il togato il divieto di transito notturno – giustificato da Vienna per spostare le emissioni di NO2 dalla notte alle ore diurne, nelle quali le condizioni atmosferiche sono più favorevoli per la dispersione delle emissioni – “non risponde alla volontà di raggiungere l’obiettivo perseguito in modo coerente e sistematico” perché “con tale misura non si intende deviare il traffico verso strade alternative, bensì soltanto differirlo alle ore diurne per sfruttare condizioni di dispersione atmosferica più favorevoli”. Perciò, “giustificare un’esenzione a favore del traffico locale e regionale basandosi sull’inesistenza di strade alternative per raggiungere determinate zone non risulta coerente con l’obiettivo generale del divieto di transito notturno”.
La misura del divieto settoriale di circolazione “potrebbe essere idonea per conseguire l’obiettivo di protezione dell’ambiente che persegue. Tuttavia, nel 2021, quando i valori limite stabiliti dalla direttiva sulla qualità dell’aria cominciarono a essere rispettati in tutti i tratti rilevanti delle autostrade A12 e A13, l’Austria avrebbe dovuto esaminare se tale divieto potesse essere reso più flessibile o se convenisse sopprimere o attenuare altre misure restrittive facenti parte dello stesso complesso di norme”. Infine, il divieto di circolazione invernale è “discriminatorio, in quanto non è opportuno identificare il suo ambito di applicazione esclusivamente in funzione della destinazione finale del veicolo, limitandolo ai tragitti la cui destinazione sia l’estero”, e “non è debitamente giustificato”. Inoltre, “combinato con gli altri divieti, tale divieto rendeva in pratica quasi impossibile il trasporto internazionale di merci con mezzi pesanti durante il fine settimana”. Di fatto, quel divieto impediva, nel 2023, la circolazione sulla A12 e sulla A13 dei mezzi pesanti con destinazione in Italia, Germania o altri Paesi accessibili da questi Stati, per otto ore consecutive, tutti i sabati per due mesi, da gennaio a marzo, dalle 7 alle 15. E quella misura è tornata ad applicarsi nei sabati invernali del 2024.
Sarebbero dunque illegittimi tre divieti, per l’avvocato generale, ma non il quarto, cioè la misura di dosaggio del traffico che, dal marzo 2018, “limita, secondo l’Italia, ad un massimo di 300 veicoli all’ora il numero di veicoli pesanti provenienti dalla Germania e diretti a sud sull’autostrada A12” e “si applica in determinati giorni, fissati in anticipo dalle autorità austriache e annunciati pubblicamente e periodicamente”. Per l’avvocato generale, “il dosaggio non è censurabile se, come sostiene l’Austria, si traduce in un mero limite di velocità imposto eccezionalmente per determinati tratti dell’autostrada in circostanze specifiche, sulla base di previsioni fondate di congestione del traffico“. A suo avviso, “l’Italia non è riuscita a dimostrare che i suoi effetti diano luogo ad una restrizione quantitativa all’importazione o ad una misura di effetto equivalente”.
Esulta per il risultato la Lega. “Prima vittoria, divieti pretestuosi e fuori luogo. Grande soddisfazione dopo anni di battaglia costante e paziente”, ha commentato Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento europeo e membro della commissione Trasporti. “Per troppo tempo imprese, autotrasportatori e territori italiani hanno subito limitazioni che hanno penalizzato la libera circolazione delle merci e alterato il funzionamento del mercato unico europeo”, ha aggiunto. “Abbiamo denunciato la situazione in tutte le sedi istituzionali europee, chiedendo il rispetto delle regole comuni e la tutela di uno dei principali corridoi strategici del continente”, ha precisato ringraziando in modo “particolare” il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, perché “è stato il primo e unico ad affrontare concretamente la questione, sostenendo con determinazione la posizione italiana e portando avanti una battaglia nell’interesse del nostro sistema produttivo”.








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