Bruxelles – Alla fine si parla di tutto, tranne che di immigrazione. La riunione straordinaria della commissione Libertà civili del Parlamento europeo convocata per discutere della crisi migratoria a Ceuta si dimentica delle persone migranti per dare spazio a uno scontro ‘tutti contro tutti’. La destra spagnola contro il governo socialista di Pedro Sanchez, attaccato anche dagli esponenti della destra non spagnola. I socialisti e i verdi attaccano tutti – leader, ministri e partiti di destra – per la solidarietà negata alla Spagna, e addirittura tra i liberali c’è chi velatamente critica il governo Meloni.
A tenere banco fin da subito, però, è l’assenza dei due membri del governo Sanchez invitati a partecipare, Fernando Grande-Marlaska Gómez (Affari interni) ed Elma Saiz Delgado (Immigrazione e inclusione). “E’ deplorevole che entrambi i ministri abbiano declinato l’invito quando il Parlamento europeo mostra il proprio impegno”, critica il presidente della commissione parlamentare, lo spagnolo Javier Zarzalejos (Pp/PPE). “Di fronte un violazione di massa dei confini dell’Unione europea e ad oltre 100 vittime sarebbe stato opportuno presentarsi”, insiste.
Problemi di agenda e la necessità di gestire la crisi migratoria non ancora rientrata del tutto le motivazioni addotte dai ministri spagnoli per non partecipare alla riunione tenuta in video, vista la chiusura del Parlamento europeo per la pausa estiva. La mancata presenza dei membri del governo Sanchez incide quindi nel dibattito, che parte con le critiche del Partito popolare, stavolta quello europeo. “Quella di non esserci è una scelta”, l’invettiva di Lena Dupont (PPE) contro i ministri assenti. “Se si voleva far sentire la propria voce, questa era la sede”, incalza. Critiche analoghe arrivano da Fabrice Leggeri, dei sovranisti (Pfe). Ma dai banchi dei sovranisti c’è anche chi, come lo spagnolo Jorge Buxadé (Pfe), attacca Rabat: “Sono le autorità marocchine ad aver architettato tutto questo, sui social media”.
Dai seggi dei socialisti Juan Fernando Lopez Aguilar (Psoe/S&D), anche lui spagnolo, difende Sanchez dagli attacchi di tutti, attaccando tutti a sua volta: “La Spagna ha mostrato solidarietà con i Paesi baltici e la Polonia di fronte alle minacce della Russia, mentre l’UE non ha fatto altrettanto” di fronte alla situazione a Ceuta e l’arrivo di circa 80mila persone che hanno invaso la città spagnola al confine col Marocco. “Serve solidarietà obbligatoria“, scandisce a voce alta.
“C’è stata solidarietà da parte della Commissione europea e posso dire anche da parte degli Stati”, sostiene il commissario per l’Immigrazione,
Magnus Brunner, in un tentativo di riportare sui giusti binari un dibattito già deragliato. Le rassicurazioni che giungono dall’esecutivo comunitario durano pochi secondi, quanto ci vuole perché l’esponente dei conservatori (ECR),
Assita Kanko prenda la parola e ricominciare con gli attacchi: “Quanto accaduto è serio.
Il governo spagnolo deve smettere di creare fattori di attrazione” per i cittadini stranieri. Quindi piovono nuovi attacchi al Marocco: “Ci sono seri indizi che le guardie di frontiera marocchine abbiano permesso ai migranti di passare e, in alcuni casi, li abbiano incoraggiati a farlo”. E poi, insiste, “dobbiamo indagare sul ruolo dei social media e della disinformazione”, anche quella russa. Dai liberali arrivano le critiche al governo Meloni: “Nel 2024 l’Italia era sotto pressione migratoria e riconoscemmo tutti che serviva solidarietà“, dice Fabienne Keller (RE), per quella che suona da reprimenda per l’esecutivo tricolore nel modo con cui si è risposto alla crisi a Ceuta. Rincara la dose Tieneke Strik, per i verdi: “Ripristinare i controlli alle frontiere è illegale“, scandisce in riferimento alla notifica dell’Italia di sospendere le regole Schengen sulla libera circolazione. Anche perché, le fa eco la collega Saskia Bricmont (Verdi), “l’UE in quanto tale non ha sofferto di crisi migratorie”, e dunque, attacca, la questione di Ceuta, unita alla riunione straordinaria in Parlamento, “crea situazioni utili alla destra”. Un censura, questa, contro le strumentalizzazioni politiche degli altri gruppi.
Il dibattito convocato in fretta e furia produce solo confusione, una rissa politica che Brunner tenta di sedare quando promette maggiore impegno da parte della Commissione. “La maggior parte delle persone sono giù tutte rientrare in Marocco e questo dimostra che i nostri strumenti funzionano. Questo non vuol dire che non si possa fare meglio“. Quindi un pro-memoria, che sembra rivolto all’Italia: “La chiusura dei confini va utilizzata come ultima risorsa, e deve essere proporzionata”.