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    Home » Politica » Nuova Caledonia riserva di nichel (e non solo), Francia e UE se la tengono stretta

    Nuova Caledonia riserva di nichel (e non solo), Francia e UE se la tengono stretta

    Séjourné: "Attore importante nelle catene del valore globali, con potenziale per rame, zinco, manganese, platino, antimonio, magnesio e bismuto. Lavoriamo per la sicurezza dei nostri approvvigionamenti". Il nodo è però geografico

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    10 Agosto 2026
    in Politica, Economia
    Mappa della Nuova Caledonia [foto: Eric Gaba /Wikimedia Commons]

    Mappa della Nuova Caledonia [foto: Eric Gaba /Wikimedia Commons]

    Bruxelles – Nuova Caledonia, così lontana e così strategica. Per la sua posizione nel Pacifico, che consente di avere un avamposto in quel settore di mondo. Ma soprattutto per quello che c’è nel sottosuolo e nei suoi fondali. Nello specifico nichel, fondamentale per transizione energetica e difesa, le nuove priorità dell’Unione europea di oggi. Più facile comprendere perché il presidente francese, Emmanuel Macron, abbia voluto tenersi stretto l’arcipelago lontano oltre 16.700 chilometri da Parigi.

    La Commissione europea sa che il territorio d’oltre mare francese vale un tesoro. “La Nuova Caledonia detiene significative risorse di nichel e capacità di lavorazione industriale che la rendono un attore importante nelle catene del valore globali del nichel“, sottolinea Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo responsabile per l’Industria, rispondendo a un’interrogazione parlamentare. in cui si chiede perché l’arcipelago francese non sia messo al centro delle strategia UE.

    C’è certamente una difficoltà geografica, vale a dire la lontananza dal continente europeo. La Nuova Caledonia si trova a 1.500 chilometri dalle coste orientali australiane, che la rende un posto accessibile da Parigi in oltre 26 ore di viaggio. E’ certamente una sfida, ma ciò non toglie che l’esecutivo comunitario intenda “promuovere una maggiore integrazione della Nuova Caledonia nelle catene del valore europee delle materie prime critiche”. 

    L’UE ha bisogno del nichel russo e non lo sanziona, e il porto di Rotterdam lo vende nel mondo

    Tra le iniziative strategiche annunciate dalla Commissione a giugno 2025 figura non a caso il progetto CaledoNi, in Nuova Caledonia, nella più ampia lista di 13 progetti strategici volti a garantire l’accesso alle materie prime e sostenere la creazione di valore a livello locale. Quello in questione, assicura Séjourné, “contribuirà ad aumentare la produzione di nichel, a risolvere i problemi ambientali esistenti, a creare posti di lavoro diretti e indiretti e a generare valore a livello locale”.

    Ma c’è più di questo. Riuscire ad aumentare estrazione e produzione di nichel vorrebbe dire affrancarsi da dipendenze straniere. Allo stato attuale l’UE dipende per l’80 per cento dalla produzione cinese o indonesiana, e il tasso di dipendenza raggiunge il 90 per cento per il nichel raffinato. La Nuova Caledonia, da sola, rappresenta la principale fonte mondiale di nichel, possedendo circa il 25 per cento delle riserve complessive della risorsa naturale. Resta il nodo dei tempi di consegna e delle vie di approvvigionamento, ma l’UE non resta a guardare.

    “La Nuova Caledonia ha potenziale per rame, zinco, manganese, platino, antimonio, magnesio e bismuto“, sottolinea ancora il vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Si tratta di tutte materie prime utili alle transizioni verde e digitale dell’UE, e di cui l’UE dipende da Paesi stranieri poco affidabili, a cominciare dalla Cina (antimonio, manganese, magnesio, zinco). La Russia, con cui l’UE è ai ferri corti, detiene le riserve maggiori di molti di queste risorse naturali (antimonio, magnesio, platino). Mentre negli Stati si trovano importanti miniere di zinco, ma neppure con l’America di Trump corre buon sangue. 

    L’UE ha nella Nuova Caledonia un vero e proprio tesoro, e non intende rinunciarci. Al contrario, la “Commissione si sta adoperando attivamente per promuovere i suoi progetti strategici, tra cui CaledoNi, al fine di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti dell’UE”, assicura Séjourné. Dato il contesto mondiale la Francia si terrà sempre più stretto il suo territorio d’oltremare.

    Tags: Geopoliticamaterie primenichelnuova caledoniarisorseSéjournéStephane sejourneue

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