Bruxelles – Gli Stati Uniti annunciano sanzioni contro la Corte penale internazionale (CPI) – dopo svariate minacce – e l’Unione europea si schiera a difesa del tribunale, assicurando che adotterà tutte le misure necessarie per garantirne l’operatività. La decisione di Washington, comunicata dal dipartimento del Tesoro americano, arriva nelle stesse ore dell’assegnazione del Premio Nobel per la pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana già giudice della CPI e Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. “Vieteremo le transazioni con questo tribunale canaglia, tagliandone le risorse e paralizzandone la capacità operativa”, ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio, annunciando le sanzioni. “Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte penale internazionale di perseguire cittadini americani”, ha aggiunto.
La posizione degli USA punta a impedire che la CPI possa perseguire cittadini statunitensi, in un contesto di tensioni con l’istituzione giudiziaria internazionale, di cui gli Stati Uniti non sono parte. Le sanzioni rischiano di compromettere le attività del tribunale e di ostacolare il lavoro di chi collabora con esso.
La Corte penale internazionale ha affidato agli Stati che l’hanno istituita la responsabilità di garantirne il futuro. “Lo Statuto di Roma rappresenta una promessa collettiva: i crimini più gravi, che destano preoccupazione nell’intera comunità internazionale, non devono restare impuniti”, si legge in un comunicato dell’organismo, che invita i Paesi ad adottare misure concrete per assicurare le risorse necessarie alla prosecuzione delle sue attività.
“Non si tratta soltanto di difendere una singola istituzione, ma di salvaguardare l’ordine internazionale fondato sullo Stato di diritto”, sottolinea la Corte, avvertendo che le conseguenze della crisi riguardano anche la tutela delle vittime delle atrocità di massa. “Nessuno dovrebbe essere punito per aver servito la causa della giustizia“, prosegue il comunicato, che affida alla comunità internazionale la responsabilità di dimostrare se intenda difendere i principi proclamati o abbandonarli sotto pressione.
“È profondamente deplorevole che gli Stati Uniti abbiano annunciato l’intenzione di imporre sanzioni”, ha dichiarato la Commissione europea in una nota, ribadendo il sostegno dell’UE alla CPI. Bruxelles ha assicurato che lavorerà “a stretto contatto” con il tribunale per garantirne la continua ed efficace operatività e con tutti i 125 Stati parte dello Statuto di Roma per preservarne l’indipendenza.
L’UE è inoltre pronta ad adottare “tutte le misure necessarie” per consentire alla Corte di proseguire il proprio lavoro nell’indagine e nel perseguimento dei crimini di guerra e contro l’umanità, tutelando al contempo gli interessi degli operatori europei nel mercato unico. La Commissione ha inoltre sottolineato che “il periodo di sei mesi” previsto prima dell’entrata in vigore delle misure “lascia ancora spazio al dialogo”.
Prima che fosse annunciata la decisione americana contro la CPI, la vicintrice del Nober per la pace, Pillay, aveva richiamato i leader politici alle proprie responsabilità nella tutela dei diritti umani e nella difesa del diritto internazionale. “Avete un obbligo giuridico: al di là di qualsiasi altro impegno morale, avete l’obbligo legale di proteggere i diritti umani, di evitare la guerra e di rendere concreta la Carta delle Nazioni Unite”, ha dichiarato durante una breve conferenza stampa all’Accademia internazionale dei principi di Norimberga.
Parole che, alla luce delle sanzioni annunciate poche ore dopo da Washington, assumono un significato ancora più forte. “L’ultima cosa che vogliamo è che gli Stati canaglia agiscano di propria iniziativa, come nel caso dell’attacco alla Corte penale internazionale”, ha aggiunto, chiedendo a ogni Stato di rispettare i propri obblighi.










